Gerusalemme: verso la messa al bando del Gay Pride

Pessimo esempio di quando, in nome del rispetto alla religione, si vogliono limitare le libertà democratiche altrui. A Gerusalemme si va verso la messa al bando del Pride.

GERUSALEMME – La Knesset (il Parlamento israeliano) ha passato oggi in prima lettura un paio di progetti di legge che hanno per obiettivo quello di impedire marce del Gay Pride a Gerusalemme e anche in altre località del paese. Si tratta di una manovra politica promossa dall’Unione Nazionale e che rientra nella vasta campagna intrapresa dai partiti conservatori di destra per dare sostegno alle richieste della comunità ebraica ultra-ortodossa, che assai poco democraticamente col pretesto dell’offesa al senso religioso vuole cercare di impedire manifestazioni pacifiche e del tutto legittime come quelle del Pride. Le due proposte hanno finora avuto un buon consenso, mentre dall’ufficio del primo ministro Ehud Olmert è stato fatto sapere che anche il premier «non crede che Gerusalemme sia il posto appropriato dove tenere sfilate del Pride vista la speciale e sensibile natura della città, sebbene ritenga che su temi simili non ci dovrebbero essere limiti di legge.» Per il parlamentare del partito Shas Eli Yishai «coloro che vogliono profanare Gerusalemme dovrebbero essere censurati», mentre per Eliahu Gabbay, tra i promotori delle norme, «coloro che vogliono permettere queste parate a Gerusalemme confondono la libertà con l’anarchia.»

Replica, dalla sinistra progressista, il leader del partito Meretz Zahava Gal-On, che ha lanciato un appello affinché sia garantita la «libertà di espressione, un diritto di tutti gruppi della società, inclusi gay e lesbiche», perché «la spada che oggi è puntata contro un gruppo potrebbe un domani essere mirata verso qualcun altro.» Per altri esponenti del mondo politico si tratterebbe di una legge palesemente incostituzionale perché impedirebbe a una parte della popolazione la libertà di assemblea e di manifestazione, tuttavia se il cammino legislativo andrà avanti così ci sono concrete possibilità che finisca per fare annullare il vicino Gay Pride, già autorizzato dalla polizia. Recentemente altre polemiche sono scaturite a seguito di una campagna volta ad attrarre il turismo gay e lesbico a Gerusalemme, attraverso l’iniziativa pubblicitaria ‘Pink Jerusalem’, che ha anch’essa scatenato le ire di leader religiosi e politici reazionari. (Roberto Taddeucci)

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