Giornata Mondiale dell’Epatite, una delle infezioni più sottovalutate al mondo

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L’Italia è tra i primi paesi per numero di persone infette da HCV (circa 1,5 milioni), ma solo il 10-15% lo sa. Un problema sottovalutato per troppo tempo.

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Oggi è la Giornata Mondiale dell’Epatite, una malattia troppo spesso dimenticata e sottovalutata a “favore” dell’HIV, un’infezione che si porta dietro un ben più vasto stigma sociale e un triste passato legato alla grave epidemia della metà degli anni 80. Forse molti non sanno che dieci milioni di persone in Europa soffrono di epatite B o C, la maggior parte dei quali senza saperlo, e ogni anno l’Unione Europea registra 57mila nuove diagnosi di una di queste infezioni: i numeri aggiornati sono del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC). L’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità è quello di neutralizzare il problema dell’epatite entro il 2030: l’obiettivo è ancora lontano se si considera che negli ultimi 10 anni il tasso di epatite B acuta è dimezzato grazie ai vaccini, ma nello stesso periodo quello di HCV (epatite C) si è alzato di quasi del 30%. E la situazione mondiale è ancora peggiore, i dati sono allarmanti: solo un infettato su 20 tra chi ha l’infezione ha fatto il test, e solo uno su 100 è sotto terapia. “Il mondo ha ignorato l’epatite a suo rischio e pericolo”, ha detto Margaret Chan, direttore generale dell’OMS. “È tempo di mobilitarsi e fornire una risposta globale a questo problema, come lo si è fatto per la lotta o contro altre malattie trasmissibili come l’HIV/AIDS e la tubercolosi”.

È in questo senso che vuole muoversi la Croce Rossa di Roma: insieme alla Fondazione Villa Maraini  e in collaborazione con il Reparto di Malattie Infettive di Tor Vergata, tornano a incoraggiare i cittadini romani a fare i test rapidi e gratuiti per l’Epatite C e HIV durante tutta la giornata. Dalle 10.30 alle 11.30 presso il Padiglione Frascara di Villa Maraini si terrà un incontro con i sieropositivi sulle epatiti, tenuto dal Prof. Andreoni e il Dr. Barra. Le due organizzazioni hanno, inoltre, attivato 2 presidi sanitari in cui sarà possibile effettuare i test e ricevere informazioni dalle équipe di medici e volontari: “Invitiamo chiunque voglia farsi il test a recarsi in Croce Rossa (in Via Ramazzini, 31) dalle 9.30 alle 15.30,  e in Piazza del Popolo dalle 17.00 a mezzanotte, dove saremo presenti con le tende da campo della CRI. Inoltre i nostri camper dell’Unità di Strada, gestiti dagli operatori di Villa Maraini, saranno a Tor Bella Monaca e alla Stazione Termini dalla mattina alla sera, per incontrare come di consueto i tossicomani, offrendo a tutti i passanti la possibilità di sottoporsi ai test gratuitamente”, afferma Debora Diodati, Presidente Vicaria della Croce Rossa di Roma.

Nel mondo sono quasi 1 milione e mezzo i casi di epatite A che si verificano ogni anno: più di 100 milioni sono le persone alle prese con il l’epatite C, mentre ad aver contratto l’epatite B è l’incredibile cifra due miliardi di persone. L’Italia è tra i primi paesi al mondo per numero di persone infette da epatite C (circa 1,5 milioni di casi), ma solo il 10-15% sa di essere infetto. L’epatite C causa il maggior numero di decessi tra le malattie infettive trasmissibili ed è la prima causa di trapianto di fegato al mondo.

Cerchiamo di capire meglio in cosa consistono le due tipologie più diffuse di epatite, la B e la C appunto.

L’epatite B è una malattia causata dal virus HBV. Questo provoca un’infiammazione acuta del fegato e, di rado, può portare alla morte. L’epatite B cronica può causare cirrosi epatica e cancro al fegato, una malattia mortale con una scarsa risposta alla chemioterapia. L’infezione si può prevenire con la vaccinazione. Il virus viene trasmesso attraverso fluidi corporei quali sangue, liquido seminale e secrezioni vaginali. Quindi le cause più frequenti di contagio da parte del virus HBV sono:

    • rapporti sessuali non protetti;
    • condivisione di rasoi e spazzolini da denti;
    • condivisione di siringhe che dovrebbero essere monouso.

Più del 90% delle persone infettate da HBV sono in grado di eliminare il virus in sei mesi. In questo caso il virus HBV ha quindi determinato una infezione acuta che tuttavia non è suscettibile di cronicizzazione. Il restante 10% circa di persone contagiate non è in grado di debellare completamente il virus e va incontro quindi ad una epatite a lungo termine o cronica. Questi dati si invertono se parliamo di bambini: il rischio di cronicizzazione è del 90%. Ricordiamo che in Italia il vaccino per l’epatite B è obbligatorio dal 1991.

L’epatite C invece è causata dal virus HCV. La via di trasmissione è quella del contatto diretto con il sangue di qualcuno già infettato dal virus. La causa più comune di trasmissione è l’utilizzo promiscuo di aghi e siringhe infette che, correttamente, sarebbero monouso. Altre cause meno comuni di trasmissione sono:

    • la condivisione di rasoi, spazzolini o forbici da unghie con persone infette;
    • il contatto accidentale con sangue infetto, situazione questa che riguarda per lo più gli operatori sanitari;
    • l’esecuzione di tatuaggi e piercing con materiali non sterili;
    • praticare sesso anale non protetto con partner infetti;
    • praticare attività sessuale tra persone ad elevata promiscuità (partner multipli): questo aumenta il rischio di contrarre vari tipi di malattie veneree, le cui lesioni mucose possono rappresentare un fattore di rischio di trasmissione dell’epatite C.

Contrariamente alle altre epatiti, in cui la cronicizzazione della malattia è l’eccezione e non la regola, l’epatite C si sviluppa con un unico evento acuto nella minoranza dei casi. Infatti solo il 30% circa delle persone infettate da HCV sono in grado di debellare il virus attraverso il lavoro del proprio sistema immunitario, e ciò accade nel giro di circa sei mesi. Il restante 70% dei pazienti che hanno contratto il virus, non si libera del virus stesso e sviluppa un’infezione da HCV a lungo termine o cronica. Un grande problema di questa infezione è che essa è asintomatica. Per tale motivo l’epatite C può addirittura richiedere decenni prima di dare manifestazioni clinicamente rilevanti e quindi essere diagnosticata. La sua cronicizzazione può condurre alla cicatrizzazione del fegato e alla cirrosi, che risulta generalmente evidente dopo molti anni. In alcuni casi, la cirrosi epatica potrà portare a sviluppare insufficienza epatica o addirittura cancro del fegato.

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