Giornata mondiale, in Italia 40mila malati “sommersi”

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Il primo dicembre si celebra la giornata mondiale contro l'Aids. In 34 milioni sono affetti dal virus dell'Hiv. E in Italia in 40 mila non sanno di essere...

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Si celebra giovedì 1 dicembre in tutto il mondo la Giornata internazionale contro l’Aids, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle politiche per arginare la diffusione della malattia. Lo slogan di quest’anno sarà Getting to Zero ("Verso lo zero"): "Zero nuove infezioni da virus Hiv, zero discriminazioni e zero decessi collegati all’Aids".

Proprio qualche mese fa, il 5 giugno, si sono celebrati i trent’anni dalla prima "ufficiale" epidemia di Aids. Era infatti il 5 giugno 1981 quando

negli Stati Uniti il Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (Centro per il monitoraggio e la prevenzione delle malattie) identificò un’epidemia di pneumocistosi polmonare in alcuni omosessuali di Los Angeles. Da allora la nuova malattia, poi ribattezzata come "Sindrome da immuno-deficienza acquisita" (Acquired Immune Deficiency Syndrome, Aids), dovuta a un’infezione per il famigerato virus Hiv, ha causato la morte di almeno 25 milioni di persone in tutto il mondo.

Nella prevenzione, nella cura e soprattutto nella ricerca di un vaccino sono stati fatti grandissimi passi in avanti, ma si è ancora lontani dallo sconfiggere l’epidemia: secondo il Global Report 2010 dell’Unaids, a fine 2010 le persone affette da Hiv nel mondo erano 34 milioni e rispetto al 2001 si registrano aumenti in Medio Oriente e Nord Africa, Africa orientale, Oceania, Europa orientale e Asia centrale e Nord America.

Rispetto a vent’anni in Italia fa è diminuito il numero di persone infettate (3-4 mila l’anno) e grazie ai progressi delle nuove terapie antiretrovirali sono aumentate le persone sieropositive viventi: il Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di Sanità stima che nel nostro paese siano 150 mila le persone con Hiv e circa 22 mila quelle affette da Aids, ma il dato allarmante è che circa un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto. Negli ultimi anni, infatti, la percezione del rischio si è abbassata: oggi il 20-30% delle persone sieropositive non sa di esserlo, si tratta di quasi 40 mila persone.

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