Giornata Mondiale contro l’Omofobia, Massimo ci racconta le violenze subite in famiglia solo perché gay

Massimo, dopo l’articolo sulla sua aggressione, ha contattato la redazione di Gay.it, per raccontare la sua storia. Una storia da leggere e condividere in questa giornata.

Nella Giornata Mondiale contro l’Omofobia, pubblichiamo l’intervista fatta a Massimo, l’uomo aggredito dalla sorella e dal nipote in provincia di Macerata. Una storia di odio e violenze, sia per lui che per il compagno, da parte della famiglia.

Una storia, quella di Massimo, su cui riflettere. Episodi di omofobia come questo, oggi in Italia, accadono quotidianamente.

La storia di omofobia di Massimo

Partiamo dal principio: quando hai fatto coming out con la tua famiglia?

Verso i venticinque anni, entrambi i miei genitori erano già morti quando io ne avevo diciotto. La famiglia per me era un’unica sorella e una zia che viveva sola. Abbiamo comunque fatto vite separate, io ho studiato all’estero e poi lavorato in USA, in Inghilterra, in varie città’ d’Italia. Sono originario di Macerata, ma vivere in provincia non mi ha mai attirato. E’ difficile per un gay adattarsi alla vita di provincia con zero ritrovi e pettegolezzi banali. Intuivo che sarebbe stato un inferno; a quei tempi non c’erano né i cellulari né internet. Ricordo che se conoscevo qualcuno, mi istruiva a che ora chiamare: “Chiama alle 4 che nonna dorme, babbo è uscito e mamma è dalla vicina di casa”. Poi spesso dovevo chiamare io perché avevano il lucchetto al telefono.

Feci anche il militare, un anno anche se avrei dovuto esserne esente in quanto orfano di entrambi i genitori ma una zia mi disse che se non lo avessi fatto poi sarebbe comparso sulla carta d’identità e non avrei potuto fare concorsi pubblici. Stolto io a crederci, ora ci rido su perché comunque io non ho mai fatto un concorso pubblico in vita mia. Un’altra Italia, diversi rapporti sociali: a volte ricordo quei tempi con simpatia ma ringrazio che siano passati.

Qual è invece la storia del tuo compagno? E’ stato vittima di omofobia?

Io e il mio compagno viviamo insieme a Bologna da undici anni. Lui è nato a Timisoara che è una grande città della Romania. Da giovane fu brutalmente e continuamente picchiato dai suoi familiari quando scoprirono che era gay. Ha raccontato di essere stato legato nudo ad un albero in giardino e colpito con delle catene. La famiglia dell’orrore, con cui lui non ha più rapporti da allora. Fuggì di casa a 17 anni e si salvò dalla violenza dei suoi familiari.

Ora vive in Italia, ha sempre lavorato ed è cittadino italiano da più di dieci anni, ma per i miei familiari è sempre quel “rumeno di m*rda”, “la tua fidanzata rumena” e altri insulti, quando non sono sguardi brutti o insinuazioni pesanti.

Anche dopo il tuo allontanamento da casa, gli insulti sono continuati. Cosa ti scrivono ancora oggi i tuoi familiari?

Quelli che seguono sono alcuni degli insulti ricevuti.

Dopo quanto successo in questi anni, come vedi la tua famiglia?

In un ambiente pulito gli scarafaggi stanno alla larga. Abbiamo distanze di comportamento e pensiero, io ho sempre cercato di perdonare ma dai propri fronti ognuno mantiene gli scarafaggi lontani: sia io che loro. Sono consapevole che loro non ci saranno mai in nessuna occasione bella o brutta della mia vita.

“Quando non c’è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza. Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso”. (Othello – Shakespeare).

Quanto sono difficili da comprendere le violenze da parte della propria famiglia? Sono peggiori rispetto le altre?

Io non ho mai subito violenze o discriminazioni dagli altri, le ho subite in famiglia. Così il mio compagno. Certo che sono peggiori perché la famiglia dovrebbe essere il rifugio, la protezione. Se tuttavia diventa il nemico è difficile da affrontare perché è un nemico quotidiano e la sera bisogna tornare a casa a dormire.

Molti gay lo sanno. Come prima cosa scappano dalla famiglia che li vorrebbe a somiglianza e compensazione delle proprie frustrazioni. Una famiglia amorevole e comprensiva è la prima grande fortuna nella vita.

Perché solo ora hai deciso di denunciare tutti gli atti di omofobia?

Ho denunciato mio nipote per essere stato aggredito fisicamente e verbalmente, io sono invalido al 75% e cammino con due stampelle. Mia sorella urlava anche lei ma onestamente in quell’episodio non ha attaccato fisicamente. L’aggressione fisica accompagnata da “siete deviati”, “ti accoltello”, “ti ammazzo” non e’ tollerabile. Non dovrebbe mai essere tollerata. L’errore è avere ignorato negli anni tutti gli insulti verbali, scritti e via social. Grande errore perché poi è sfociato nella violenza fisica.

Nei messaggi che ci siamo scambiati, hai detto “Cosa ho fatto per meritarmi questo?”. Si arriva a questa situazione? A chiedersi se c’è davvero qualcosa di sbagliato in sé stessi?

Me lo sono chiesto molte volte quando ero più giovane, ora so la risposta: NULLA. Il mondo non è fatto per noi, siamo noi fatti per il mondo e finché vivo una vita dignitosa e del mio lavoro non ho nulla da rimproverarmi. E’ curioso notare che molti insulti che dopo la denuncia ricevo in privato provengono da amici della mia ex famiglia e da persone che hanno condanne e certificato penale macchiato.