GREG & TOM

di

L'addio di Greg Louganis a Tom Bennet

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Eccoli lì. Sei anni d’amore racchiusi in una stanza del San Francisco General Hospital. Era il 1990. Greg stava seduto a fianco del letto che custodiva il corpo ormai sperduto di Tom, suo manager, amante, marito, padre-padrone.

Suo carnefice, anche.

Sì, perché mentre la loro storia continuava tra alti e bassi, Tom non poteva smettere di battere su Malibu Avenue. Un uomo di 40 anni suonati che batte… Tom glielo aveva confessato una sera del 1988 e Greg non si era potuto impedire di ridere, di una risata triste, sardonica, soffocata.

Greg Louganis, il più grande tuffatore di tutti i tempi, era in quel periodo in pieno allenamento. Le Olimpiadi di Seul si stavano avvicinando e il ragazzo mezzo samoano, svedese, greco (era stato abbandonato alla nascita dai genitori quindicenni e adottato dai greci Louganis), doveva dimostrare al mondo intero di essere capace di ripetere la doppietta di quattro anni prima. Ma non tutto filava liscio.

Gli affari di Greg, ad esempio. Da quando aveva affidato a Tom la gestione della propria immagine, Greg era stato estromesso da ogni operazione economica. Ormai dipendeva in tutto e per tutto da Tom, il suo compagno bipolare: a volte dolce e comprensivo, a volte feroce e manesco. Greg era in sua balia, completamente. Lasciava che Tom, quasi ogni notte, si cambiasse e uscisse, per andare sul marciapiede. E lasciava che, al ritorno, lo prendesse con violenza.

Per questo motivo, quando, durante l’allenamento, Greg cominciò ad accusare strani malesseri, sapeva già di cosa si trattava. Da adolescente, fragile e spaventato, aveva tentato più volte il suicidio. Ma appena seppe che qualcosa voleva porre fine alla sua vita senza che fosse lui a deciderlo, si ribellò.

La scoperta del male gli dette finalmente il coraggio di reagire. Cacciò Tom dalla villa di Malibu e gli intentò una causa per frode.

In 6 anni d’amore, Tom si era impadronito di tutto ciò che apparteneva a Greg. Quando giunse a Seul, benché in preda di forti sensi di colpa e conflitti interiori, Greg riuscì a vincere due medaglie. Ma ci fu un primo segnale d’allarme. Davanti a migliaia di fan in adorazione, il mago della concentrazione sbagliò clamorosamente un tuffo dalla pedana e si procurò un taglio sulla testa.

Due anni dopo, mentre Greg -che tutti davano per spacciato fin dal momento in cui ammise di essere malato- reagiva bene alle cure, Tom era finito. Di lui rimaneva soltanto un corpo esile e ossuto in un letto d’ospedale. Sentiva che gli mancava poco. Chiamò Greg. "Non andare", gli consigliarono gli amici. "Non andare", gli suggerirono i genitori. "Non andare", lo esortò il nuovo compagno, uno showman televisivo. "Vado", decise Greg.

Tom era stato il più grande amore della sua vita. Greg gli aveva dato tutto. Voleva dargli anche l’ultimo addio.

Erano lì. Sei anni d’amore racchiusi in una stanza del San Francisco General Hospital. Quando Greg arrivò, Tom si voltò verso la porta, come se avesse riconosciuto i passi del suo antico amante. Greg rimase sulla soglia e si fece forza. In quel momento gli sembrava di trovarsi di fronte a uno specchio che mostra il futuro. "Non aver paura, tu ce la farai, amore", gli disse Tom, "tu sei innocente… avvicinati per favore. Devo parlarti ma non posso farlo ad alta voce, non ne ho la forza". Greg si avvicinò. "Siediti qua, cucciolo", sospirò dolcemente Tom, ricordando a Greg i momenti più felici della loro unione. Si guardarono per lunghi attimi ma le parole non uscirono. In silenzio, una lacrima si gonfiò sull’angolo dell’occhio destro di Tom, e gli scese lungo la guancia. In quella lacrima c’era la sua richiesta di perdono.

Ne aveva bisogno per il viaggio. Greg lo capì. Si curvò sul letto e posò la guancia sul palmo della mano di Tom. L’uomo sorrise. Greg chiuse gli occhi e pensò a sei anni prima, quando si erano incontrati, nel parco, mentre facevano jogging e si erano rincorsi come bambini per tutto il pomeriggio.

Le lacrime continuavano a rigare copiose il volto di Tom, quando, finalmente, anche lui chiuse gli occhi.

di Debora Alessi

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