Hiv/Aids: il primo ministro australiano vuole porte chiuse

Polemiche contro il primo ministro John Howard che vorrebbe escludere a priori le persone Hiv+ dal poter immigrare in Australia. Molto critiche le associazioni che lottano contro l’Aids.

MELBOURNE – Pioggia di critiche dalle associazioni impegnate contro la lotta all’Aids a seguito delle affermazioni del primo ministro conservatore John Howard (nella foto), che durante un’intervista a una radio di Melbourne ha sostenuto che alle persone sieropositive dovrebbe essere negato il diritto d’ingresso in Australia come migranti o come rifugiati. Howard ha citato dei dati provenienti dal dipartimento della sanità dello stato di Victoria, che indicano un incremento di immigrati sieropositivi e ha detto che esaminerebbe con interesse una modifica restrittiva alla legge da applicarsi all’intero continente. Howard ha detto che «in prima istanza direi di no (al permesso di ingresso). Ci potrebbero essere alcune considerazioni umanitarie da farsi e alcune circostanze particolare, ma in generale direi no. (…) Penso che dovremmo avere le massime restrizioni possibili a livello nazionale e so che il ministro della salute (Tony Abbott) sta esaminando i modi per rendere più stringenti le cose e penso che la gente abbia diritto di avere delle preoccupazioni.»

Le parole di John Howard hanno suscitato forti reazioni da organizzazioni, sia australiane che estere, impegnate nella lotta all’Aids. Lo specialista in malattie infettive dottor Chris Lemoch ha commentato dicendo che si tratta «di una reazione isterica e sopra le righe che mescola razzismo e fobie collegate alle malattie contagiose. Negare l’ingresso alle persone sulla base di una qualunque condizione di salute è immorale, antietico e difficile da applicare.» Stessi toni da parte del National Aids Trust britannico, che per voce di Yusef Azard fa notare che questo tipo di misure non hanno necessariamente alcun effetto sul tipo di diffusione del virus tra la popolazione: «Gli Stati Uniti – spiega Azard – hanno questo tipo di restrizioni sugli ingressi da tanti anni, eppure hanno il più alto tasso di infetti tra i paesi più sviluppati, per cui non porta alcun beneficio. La gente si nasconde, lo stigma e la discriminazione aumentano nel paese e tutto contribuisce a rendere più difficile il rispondere alla problematica dell’Hiv.» (RT)

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