HIV, in Italia 130mila sieropositivi: il 15% non lo sa. Ma c’è l’auto-test in farmacia

Il test è reperibile in farmacia in maniera anonima e senza ricetta. E piace soprattutto ai giovani.

In Italia si registrano 3500 nuovi casi di Hiv ogni anno: la media è di dieci diagnosi al giorno.

Pochi giorni fa si è tenuto un incontro a Montecitorio, aperto a medici ed esperti e organizzato dal senatore Andrea Mandelli e dalla deputata Eleonora Cimbro, per fare il punto su un’importante novità: da qualche mese, infatti, è in commercio un auto-test per la diagnosi del virus, reperibile in farmacia in forma del tutto anonima e senza necessità di ricetta. Si tratta di un’iniziativa lanciata in contemporanea con la giornata internazionale contro l’Aids di dicembre, che va ad affiancarsi ai tradizionali strumenti messi a disposizione dal Servizio Sanitario Nazionale.

I risultati sembrano incoraggianti: nei primi cinque mesi sono stati venduti 22mila test. In particolare lo strumento piace ai giovani. I dati pubblicati da un’indagine Swg, commissionata per l’occasione dalla Fondazione The Bridge e Nps Italia Onlus, riflettono però un quadro inquietante: solo poco più di un terzo degli italiani interpellati crede nell’esistenza (ma non ne è certo) di un esame o auto-test per l’Hiv. E meno del 20% ha sentito parlare di quello presente in farmacia. Eppure tutti o quasi (più di otto su dieci) lo ritengono uno strumento utilissimo e un passo avanti per la salute pubblica.

L’Aids, nel frattempo, continua a mietere vittime: sono 130mila i sieropositivi in Italia attualmente, come specificato alla Camera dal dirigente medico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma Adriana Ammassari in occasione dell’incontro. Di questi, più di uno su dieci (il 15%) non è a conoscenza della propria condizione.

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Una diagnosi tardiva dell’infezione, lo ricordiamo, annulla di fatto i benefici di un precoce avvio della terapia retrovirale e, naturalmente, espone al rischio i partner sessuali. È quindi necessario fare sempre e ancora di più: parlarne, pubblicizzare lo strumento, annullare la disinformazione. Loredana Ferenaz di Swg spiega: “Negli anni ’90 il 20% delle persone indicava come maggiori preoccupazioni la droga, la mafia e l’Aids, oggi sono subentrate altre questioni come la disoccupazione, la crisi e il terrorismo”. A scuola se ne parla poco, in televisione se ne parla poco, ovunque se ne parla troppo poco.