HIV, il silenzio delle istituzioni italiane

Non un fiocco rosso né una parola sull’HIV dalle più alte cariche dello Stato. Arcigay: “Istituzioni complici della diffusione del virus”. E l’Italia viene espulsa dal Fondo Internazionale.

Le istituzioni italiane hanno deciso di non prendere iniziative per la Giornata mondiale di lotta all’Aids. Oltre la conferenza stampa di presentazione della Giornata in cui erano presenti il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro della Salute Ferruccio Fazio, non si è fatto. Il primo per dire che è frustrante sapere che ci sono molte vittime per una malattia per la quale non si è ancora trovato rimedio definitivo. Il secondo per annunciare che avrebbe riciclato la campagna di comunicazione 2009.

Italia espulsa dal Fondo – Azioni per il minimo indispensabile, dunque, che si aggiungono all’insolvenza del nostro paese al Fondo Globale contro Aids, Tubercolosi e Malaria. Nonostante fu Silvio Berlusconi a promuovere l’organismo al G8 di Genova del 2000 i milioni di euro che l’Italia avrebbe dovuto versare non sono mai arrivati con la conseguenza dell’espulsione del nostro paese dal board del Fondo.

I mancati finanziamenti – L’Italia, con i mancati pagamenti dell’ultimo

biennio, è passata, come evidenzia il rapporto di Actionaid, dal terzo al settimo donatore del Fondo, dopo Giappone, Germania e Regno Unito. E il nostro Paese, come ha sottolineato Mario Barbi, membro Pd della commissione Esteri della Camera "non prevede di pagare nemmeno nel 2010". Una scelta che provoca, per Barbi, "una grave perdita di credibilità per l’Italia, oltre che un grave danno al Fondo Globale" che, secondo lo stime di Unaids, ha visto i finanziamenti internazionali scendere da 7,7 a 7,6 miliardi di dollari nel 2009 rispetto all’anno precedente.

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Arcigay: "Istituzioni complici" – «Nel mondo si sprecano iniziative

simboliche di capi di governo, leader politici con il fiocco rosso appuntato al petto rilasciano dichiarazioni o si impegnano nella raccolta fondi e invitano la popolazione a sottoporsi al test», dice invece il presidente di Arcigay Paolo Patanè che accusa le istituzioni di essere complici della diffusione del virus. «In Italia – dice Patanè – è sorprendente il silenzio totale delle più alte cariche dello Stato sulla questione ed è ridicolo il riciclo della campagna informativa dell’anno scorso operato dal ministero della Salute. Quella campagna priva di ogni utilità sociale, insisteva sulla castità e non su condom, gel e dental dam quali strumenti di prevenzione. L’assenza clamorosa di gesti simbolici è la realizzazione di un Paese dove politicamente il tema è censurato e rimosso, tanto che persino il ministero della Sanità, nei mesi scorsi, ha candidamente dichiarato di non essere dotato di strumenti di prevenzione specifici per gay, lesbiche e bisessuali. Quello del 2010 è il primo dicembre delle istituzioni incapaci di fare una corretta epidemiologia e dei politici che si rifiutano di pronunciare la parola preservativo. Auspichiamo che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dal Kazakistan, si ricordi che è il 1 dicembre e che di aids ancora oggi si muore».