Hiv: vita due volte diversa e la nuova identità da scoprire

Alla vigilia della seconda edizione di Hivoice, Riccardo racconta l’esperienza nella tre giorni dell’anno scorso. Lo scambio di esperienze, le amicizie, le speranze e il confronto con una nuova vita.

Sono aperte le iscrizioni alla seconda edizione di Hivoice il laboratorio residenziale, gestito da Arcigay Bologna e finanziato dall’associazione, dedicato a maschi sieropositivi che si svolgerà dal 6 all’8 maggio prossimo.
Un gruppo di sieropositivi si trasferiranno nelle campagne romagnole per confrontarsi su omosessualità e sieropositività in una tre giorni a metà tra gita fuori porta e convegno. Si parlerà di vita ‘invisibile’, ‘segreti’ da non svelare, di locali e luoghi di incontro sessuale, di associazioni, chat, sesso, vita e affetti.
Gay.it pubblica, in esclusiva, l’intervista a Riccardo, da pochi mesi sieropositivo, e tra i partecipanti alla prima edizione del laboratorio.

Come mai ti sei iscritto Hivoice?A pochi mesi dalla scoperta della mia sieropositività cercavo, attraverso il confronto con altre persone nella mia stessa condizione,  uno scambio che mi aiutasse a capire le mie nuove possibilità di vita, a comprendere ciò che sono diventato non solo come portatore di un virus, ma anche e soprattutto come persona ulteriormente ‘diversa’. Che cosa potevo aspettarmi ancora dalla mia salute come pure dalla ‘salute’ del mondo che ancor mi circonda?

Avevi delle perplessità nell’iscriverti? No, per quanto consapevole del fatto che alcune esperienze riportate avrebbero potuto essere profondamente turbative, ero tuttavia determinato ad aprire milioni di occhi attenti sul mio nemico e possibilmente un cuore sereno su ciò che restava di me.
Ero desideroso di ricevere finalmente lo sguardo amico di chi ti comprende sul serio, non bastandomi quello di un medico o di un amico compassionevole. Questi ultimi si trovano pure a buon mercato. Ho letto l’iniziativa di tale evento su “Pride” e poi sul sito del Cassero salute e ho subito quindi colto questa come una opportunità importante per me.

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24 settembre 2010, si parte…Siamo partiti da Bologna davanti la sede del Cassero con un apposito bus (e sembrava quasi una gita scolastica) e siamo giunti nella provincia emiliano romagnola in un posto che, per il nome, già di suo mette buon umore.

Tre giorni in campagna in compagna in compagnia di sconosciuti…Sì, tre giorni di lavori forzati, un laboratorio molto impegnativo che ci ha coinvolto da mattina a sera anima e corpo. (ride, ndr.)

E’ stato pesante, una cosa tra le ultime novità in tema di antiretrovirali e Cd4?E’ stato intenso, non pesante. Tra noi partecipanti persino un medico anch’egli sieropositivo, ma non è stata una conferenza medica per cui l’oggetto dei lavori dell’assemblea non coinvolgeva aspetti medico scientifici. Certamente qualche reciproca speranza tra di noi abbiamo avuto modo di raccontarcela e concedercela.
Si è posta più attenzione alla persona che non al virus o alla malattia.
A noi sieropositivi spetta di indagare e comprendere la persona, la nostra persona, la nostra identità di omosessuali e sieropositivi, e per quanto difficile e doloroso talvolta possa essere, è qualcosa che non possiamo rinviare altrove, è ciò che più può infine gratificarci lasciando il lavoro più noioso di tutta la questione ai medici e ai chimici.

Com’è andata nei momenti di socializzazione?Nonostante il ritmo serrato dei lavori i momenti di socializzazione non sono mancati e questi stessi momenti sono stati in qualche modo un altro momento del laboratorio.
Con venticinque partecipanti è stato impossibile, in tre giorni, riuscire ad avvicinarsi a tutti allo stesso modo,ma sicuramente ognuno è arrivato a chiunque altro presente.
Posso dire con assoluta certezza e onestà, e le occasioni in cui ho avuto modo di rivedermi con alcuni di loro lo confermano, di aver stretto nuove importanti quanto sincere amicizie.

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Che cosa porti con te di questa esperienza?Porto con me la persona più serena e positiva che credo d’esser diventato rispetto prima. Sono arrivato nelle campagna romagnole con ancora i segni sulla faccia del treno che mi aveva da poco investito e con tutte le angosce e le comprensibili paure legate alla condizione di sieropositività. Ora credo d’esser tornato assai bello o, vogliamo dire, almeno carino?
Altre persone sono arrivate portando invece anni di sieropositività masticata e rimasticata chissà quanti milioni di volte eppure anch’essi si sono emozionati, si sono riscoperti, sperimentati e ritrovati ancora una volta.
E’ stata una delle cose più incredibili ed emozionanti per me osservare queste persone assai più ristrutturate e rifortificate rispetto a me cedere alle emozioni come ho ceduto a mia volta.
Ho imparato proprio a partire da questo, da tutte le mie possibilità future, e posso rassicurare me stesso, posso rassicurare chiunque quanto queste siano molte di più di quanto io distrattamente non abbia scorto, udite udite, persino come sieronegativo.
Tracciare i contorni delle proprie paure, senza aver paura di farlo a sua volta, al fine di riguadagnare tutto lo spazio circostante. Guardare dentro di sé per riconoscere con assoluta sincerità tutte le proprie risorse. Non ultimo da questa esperienza ho tratto la miglior suggestione personale per iniziare la mia terapia  con convinzione, coraggio e serenità.

A chi, e perché, suggeriresti questo laboratorio?A chiunque sia omosessuale e sieropositivo: non importa quanta consapevolezza o confidenza abbia raggiunto…  è una straordinaria occasione per acquisirne nuova, per donarla o semplicemente raccontarla, condividerla con altri. Insieme è notevolmente più facile poter ritonar a dire di star bene senza fingere.

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Quali le pecche che hai riscontrato?Non parlo se non in presenza del mio avvocato. Posso lamentare solo il tempo troppo prezioso per una ricchezza così grande di cui impossessarsi.

E’ stata tutelata la tua privacy?Nel modo più attento e rispettoso.

di Stefano Bolognini