Hooligans contro il Gay Pride di Belgrado

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Un gruppo di estremisti hanno attaccato gli omosessuali che per la prima volta si erano riuniti per celebrare la giornata dell'orgoglio gay.

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Il mese dell’orgoglio gay, durante il quale in molti paesi al mondo si manifesta per i diritti delle persone omosessuali, e che non si è ancora conluso, deve purtroppo registrare già un grave incidente: sabato scorso, in occasione della prima manifestazione gay della Serbia, che doveva svolgersi a Belgrado, dei gruppi di estremisti, tra cui alcuni appartenenti a gruppi di tifoseria calcistica estrema e spesso violenta, hanno attaccato i manifestanti, picchiandoli e insultandoli, al grido di "morte agli omosessuali!".

Gli scontri sono cominciati addirittura prima dell’inizio della manifestazione, quando già alcune persone si erano radunate nella piazza principale di Belgrado; a quel punto, alcune decine di giovani, capeggiati dagli ultranazionalisti tifosi delle squadre della Stella Rossa e del Partizan, hanno cominciato a molestare i presenti, con la dichiarata intenzione di non far svolgere il corteo: "La Serbia non è un paese gay" ha dichiarato uno di loro alla radio B-92, aggiungendo "siamo qui per impedire che la Serbia diventi un paese immorale".

Per cominciare, hanno sfasciato la vetrina della sede dell’Unione Socialdemocratica, un piccolo partito della "Dos" che ha appoggiato il Gay Pride di Belgrado. Gli scontri sono poi proseguiti, causando diverse decine di feriti, nessuno dei quali, stando alle dichiarazioni dei medici dell’ospedale, sarebbe in pericolo di vita.

In realtà, gli hooligans già nei giorni scorsi avevano annunciato che avrebbero cercato di impedire lo svolgimento della manifestazione; sorprende dunque sapere che la polizia di Belgrado, secondo quanto dichiarato dallo stesso capo Bosko Buha, non si apettasse che così tanti estremisti si presentassero a disturbare la manifestazione, e ha schierato solo una cinquantina di poliziotti, privi anche di tenuta anti-sommossa. Buha ha detto alla stampa che non sapeva "quanti poliziotti avrebbero dovuto esserci lì". E ha aggiunto: «Pensavamo che non ci sarebbero stati tanti lunatici, ma ovviamente non siamo ancora abbastanza maturi per espriemere certe, diciamo così, stranezze, o come alcuni direbbero, soddisfazione di desideri o tendenze sessuali».

Pare, tuttavia, che la violenza sia nata anche dal desiderio di questi ultra-nazionalisti di protestare contro la consegna di Milosevic al tribunale dell’Aja per crimini di guerra. Così, si è voluta vedere la marcia gay come un’occidentalizzazione della Serbia: il machismo di Milosevic, contro la "mollezza" dei gay di occidente.

Sembra che alcuni poliziotti abbiano sparato alcuni colpi in aria, per fermare i facinorosi, ma Buha nega che siano state usate le armi: "Ci sono stati solo contatti fisici". Il capo della polizia di Belgrado Buha, inoltre, ha assicurato che i colpevoli degli attacchi saranno identificati e arrestati. Già alcuni estremisti sono stati arrestati nel primo pomeriggio, mentre la polizia sta rastrellando Belgrado per compiere altri arresti.

Un’attivista non identificata ha dichiarato alla radio B-92: «Non rinunceremo ai nostri diritti e alle nostre battaglie per introdurre la democrazia in Serbia. Mi dispiace che ci sia ancora gente che promuove l’odio».

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