Houston: vandalizzato il BeVisible Pride Wall

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"Non stiamo chiedendo agli altri meno diritti ma stiamo cercando l'uguaglianza".

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Graffiti realizzati con una bomboletta spray, lungo tutta la parete rainbow della città.

Stop your gay agenda, please” (tradotto ferma l’agenda gay, per favore). A completare il tutto, una grande X. Ecco cosa hanno riservato al BeVisible Pride Wall delle persone al momento sconosciute, in quello che sembra un vero e proprio atto di vandalismo di chiaro stampo omofobo. La parete riporta tutti i colori dell’arcobaleno, e con la scritta in alto BeVisible, creata da Hugo Perez in una via della città di Houston, in Texas.

La parete è stata realizzata per dimostrare che la comunità LGBT+ di Houston esiste e si vuole mostrare. Non vuole e non intende nascondersi. Inaugurata nell’aprile di quest’anno, aveva l’obiettivo di promuovere l’uguaglianza LGBT+ nella città texana.

Continuare ad essere visibili

L’incitamento all’odio avvenuto in questo caso è illuminante ed è un promemoria per continuare a essere visibili ha affermato Hugo Perez, il creatore dell’opera. Lui non si dà per vinto, ed è invece convinto che un atto di vandalismo omofobo non impedirà alla comunità gay di vivere la propria vita di nascosto. Della stessa opinione anche Eric Schell, il creatore di Pride Portraits (la campagna di visibilità per la comunità LGBT+), che ha spiegato: “Questo tipo di vandalismo mi riporta alla consapevolezza che alcune persone vogliono che la nostra comunità sia messa a tacere se non addirittura uccisa. Essere visibili nella nostra comunità mette un bersaglio alle nostre spalle, ma la visibilità è fondamentale per il nostro diritto di esistere nella società.

Non si può al momento sapere se si tratta di un semplice atto vandalico (totalmente condannabile) o un’azione chiara e diretta di odio, ma le parole comparse sulla parete non lasciano tanti dubbi. “Non esiste un’agenda gay. Non chiediamo diritti extra. Non stiamo chiedendo agli altri meno diritti ma stiamo cercando l’uguaglianza ha continuato Schell. Il messaggio del fondatore di Pride Portraits è chiaro. Stiamo chiedendo (noi tutti) solo di essere considerati e di essere accettati. La comunità LGBT+ non chiede altro.

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