I diritti negati ai figli di genitori omosessuali

Tribunale per i Minori di Milano su un caso di separazione omogenitoriale: la co-mamma è inequivocabile figura genitoriale, ma non potrà vedere i suoi figli perché “al momento stanno bene”

Milano – Il Tribunale per i Minorenni è stato recentemente chiamato ad esprimersi, per la prima volta, su un caso di separazione omogenitoriale. La sentenza è stata pronunciata proprio nei giorni scorsi. Ne dà notizia un comunicato stampa inviato dall’ufficio stampa di Famiglie Arcobaleno, Associazione Genitori Omosessuali: «Una coppia di donne, dopo aver avuto due bambini con l’aiuto di una coppia di amici, si divide. La madre biologica decide, come la legge sembra permetterle, di interrompere i rapporti tra l’altra e i figli. Ma la co-mamma si rivolge al Tribunale per i Minori: anche se lei non può aprire un procedimento, decide di farlo il Pubblico Ministero in vece sua, riscontrando “come emerge con chiarezza dagli elementi raccolti […] la comune scelta di condividere la nascita e la crescita dei bambini […] secondo uno schema tipicamente famigliare”. Dopo un periodo di consulenze tecniche con i minori e gli adulti coinvolti, il Tribunale non può che constatare l’inequivocabile ruolo genitoriale svolto da entrambe le donne. La determinazione dei ruoli genitoriali è individuata a tal punto che i periti del Tribunale riscontrano l’emersione della Sindrome da alienazione genitoriale (o PAS, dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome, detta anche  sindrome di Gardner), sindrome tipica delle separazioni problematiche, causata dalla pressione del genitore affidatario nel voler distruggere, agli occhi dei figli, l’immagine dell’altro.

Il Tribunale però, visto che al momento la situazione dei minori, escludendo la problematica legata alla separazione, è positiva, decide di non dover procedere e di archiviare il caso. Pur constatando il coraggio del Tribunale per i Minori che, in assenza di qualunque norma a legittimare le richieste del genitore di fatto, decide di proseguire per accertare il reale vissuto affettivo dei bambini dopo la separazione, rimane l’ingiustizia subita da due minori che non vedono difeso il rapporto con una delle loro due figure genitoriali, laddove in una situazione tradizionale quel rapporto sarebbe stato difeso per legge. Ci domandiamo ora: se i bambini coinvolti nelle separazioni sono protetti dalle leggi perché questi bambini, pur soffrendo della stessa situazione, vengono lasciati in balia dei fatti? Perché se solo si possono “definire nella norma allo stato della valutazione effettuata” non vengono riconosciute loro le tutele che per altri sarebbero ovvie?

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Non ci resta che constatare che un diritto negato a un adulto è un diritto negato al minore a lui legato e che l’interesse del bambino purtroppo raramente riesce ad essere superiore alle debolezze della legge. Adesso che un Tribunale italiano ha toccato con mano come due genitori dello stesso sesso funzionino, nel bene e nel male, come due genitori tout court, aspettiamo che il legislatore inizi a porsi il problema della tutela di questi minori.Per quanto riguarda questo caso in particolare auspichiamo invece che il Tribunale per i Minorenni, nel monitorare la situazione come è scritto che farà,  arrivi a restituire ai bambini, con i tempi e i modi che riterrà, quella inequivocabile figura genitoriale che, come constatato dai suoi periti, è stata così ingiustamente sottratta loro».