I DIRITTI SONO VINCOLANTI PER NOI

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Intervista a Massimo D'Alema, che avrebbe voluto un testo più coraggioso ma che comunque giudica importante il vincolo introdotto nel programma di governo della coalizione di centrosinistra.

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ROMA – La campagna elettorale è ormai giunta, in modo a dir poco turbolento, alla fine. Gay.it conclude la propria serie di interviste a quegli esponenti dei vari partiti che si sono resi disponibili a dialogare con noi. Gli assenti sono stati contattati ma o non hanno potuto o non hanno voluto accettare di essere intervistati dal nostro portale. Dopo Emma Bonino a rispondere alle nostre domande è il presidente dei Democratici di Sinistra ed europarlamentare, Massimo D’Alema.
Onorevole D’Alema, consueta domanda iniziale: perché mai un gay, lesbica o transessuale italiano dovrebbe votare per il suo partito?
Perché il nostro è un grande partito che si batte per i diritti di tutte le persone senza alcuna discriminazione, perché lo fa da molto tempo e si è impegnato per dare voce ai movimenti degli omosessuali nella vita politica italiana e per fare in modo che essi siano rappresentati in Parlamento. Ma anche per un’altra ragione: un gay, una lesbica, un transessuale sono anche loro cittadini italiani e in quanto tali hanno interesse che in questo paese ci sia giustizia sociale, un governo dignitoso, e che l’Italia non sia nelle mani di un ceto politico incapace di governare, senza cultura democratica; per tutte le ragioni generali per cui ogni cittadino italiano dovrebbe votare per il centrosinistra. Il consenso non è una somma di interessi di categorie, ma innanzitutto è il formarsi di un’opinione generale del paese, e io mi rifiuto di pensare che la cittadinanza sia mediata dalle preferenze sessuali che appartengono legittimamente alle scelte libere di ognuno.
Nel programma dell’Unione il riferimento al tema delle unioni civili c’è ma la sua formulazione è stata giudicata da molti a dir poco insoddisfacente. I Ds come giudicano il compromesso raggiunto?
Il modo in cui nel programma dell’Unione si fa riferimento alla questione delle unioni civili anche per me non è quello che io avrei voluto. Noi Ds siamo favorevoli ai Pacs e avremmo preferito una formulazione più esplicita del riconoscimento di questo diritto. Tuttavia io considero che sia stato molto importante aver vincolato l’insieme della coalizione di centrosinistra al riconoscimento dei diritti dei cittadini italiani che vivono in rapporti di coppia non basati sul matrimonio. Perché questi diritti fino ad oggi non sono stati riconosciuti e perché sarebbe stato sbagliato affidarne il riconoscimento a una contrattazione successiva tra i partiti. A questo punto la proposta di legge per il riconoscimento di questi diritti è un impegno dell’insieme della coalizione. Poi quando sarà presentata in il Parlamento ne discuterà liberamente e ognuno farà valere il suo punto di vista come è ovvio, ma l’avere vincolato tutta la coalizione a questo impegno è stata una scelta giusta.
Durante la mediazione per stabile quale dovesse essere il testo definitivo del programma la rappresentante della Rosa nel Pugno ha lasciato il tavolo delle trattative per manifestare apertamente il dissenso sulla formulazione a cui si stava arrivando. Come considera quella decisione?
Se noi non avessimo sottoscritto quella formulazione, se avessimo fatto come la Rosa nel Pugno, semplicemente questo impegno avrebbe fatto parte del programma di ciascun partito. Certamente nel programma del nostro partito la formulazione sarebbe stata più coraggiosa e radicale, ma secondo me la posizione di chi attende il riconoscimento di questi diritti sarebbe stata più debole. Quindi abbiamo fatto una passo in avanti proprio perché ne abbiamo fatto un impegno comune della coalizione che governerà il paese. Meglio meno ma meglio, anzi, meglio meno ma sì, piuttosto che farne un tema di opposte propaganda senza nessuna garanzia.
Nella campagna elettorale che si va concludendo alcune forze politiche hanno dato spesso l’impressione di considerare le unioni omosessuali quasi come rivali, in concorrenza e “nemiche” della famiglia, quasi come se l’esistenza dell’una escludesse l’altra. L’orientamento sessuale di una minoranza dei cittadini italiani è stato presentato come una sorta di strisciante pericolo, una minaccia per la stabilità del matrimonio e, in alcune sedi, persino per l’ordine pubblico nel paese. Come si pone il vostro partito in relazione al rapporto tra maggioranza eterosessuale e minoranza omosessuale?
Penso che queste storie della minaccia per il matrimonio, del pericolo strisciante siano cose assurde che fanno parte di una visione sessuofobica della destra, che ovviamente non appartiene alla nostra cultura. Ma io sinceramente credo che si dovrebbe anche cercare di superare il tema del rapporto tra eterosessuali e omosessuali come il tema del rapporto tra una maggioranza e una minoranza. In un paese civile gli orientamenti sessuali appartengono alle persone, non ci dovrebbero essere censimenti maggioritari. Io capisco che gli omosessuali hanno dovuto organizzarsi come una minoranza per fare valere i loro diritti, e tuttavia io spero che questa sia una stagione e che presto come in ogni paese civile maggioranze e minoranze si definiscano sulla base delle scelte politiche e invece gli orientamenti sessuali siano scelte degli individui.
Come mai il riconoscimento delle coppie di fatto non è stato fatto nell’ultimo governo di centro-sinistra?
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Come mai il riconoscimento delle coppie di fatto non è stato fatto nell’ultimo governo di centro-sinistra?
Durante la legislatura 1996-2001 il centrosinistra avviò una discussione su questo tema, che pure non figurava tra gli impegni del programma con cui l’Ulivo si era presentato agli elettori. In particolare Laura Balbo, che fu ministro delle Pari opportunità nei governi da me presieduti insediò una commissione per i diritti degli omosessuali presieduta da Franco Grillini e presentò un disegno di legge sui diritti civili. Che purtroppo non fu approvato, senza dubbio anche perché mancò nel complesso della coalizione e anche in noi Ds una piena consapevolezza dell’importanza del tema. Ma vorrei anche ricordare che dopo il 2001 come Ds abbiamo cominciato un grande lavoro che ha portato alla elaborazione della proposta di legge sui Pacs sottoscritta da 162 deputati del centrosinistra tra i quali tutti quelli dei Ds. Ed è anche grazie a questo lavoro fuori e dentro il parlamento che il tema dei diritti delle coppie di fatto è entrato nel programma dell’Unione.
Il 16 marzo del 2000 il Parlamento Europeo aveva approvato l’articolo 54 della relazione annuale sui diritti civili che, in sintesi, stabiliva che tutti i paesi aderenti all’Unione Europea avevano il dovere di riconoscere legalmente la convivenza tra omosessuali. A gennaio 2006 è stata votata a larga maggioranza una risoluzione contro l’omofobia che contiene un altro inequivocabile richiamo all’assegnazione, a queste coppie, di pari diritti. Tra coloro che hanno votato contro c’è chi ha sostenuto che vi era un’indebita ingerenza nella sovranità dei singoli stati e del loro diverso concepire il concetto di “famiglia”. Pensa che questi principi possano essere recepiti anche dall’ordinamento italiano?
Quello approvato dal Parlamento europeo è un documento estremamente importante e di grande civiltà. Tra l’altro è il coerente sviluppo dei principi contenuti nella Dichiarazione di principi cui si ispira l’ordinamento dell’Unione europea e che io spero possa trovare presto approvazione come parte seconda del Trattato costituzionale. Noi lo abbiamo sostenuto e votato, in questo caso il noi è riferito al nostro partito, inteso come il Partito del socialismo europeo, che compattamente ha condotto questa battaglia e contribuito in modo determinante all’approvazione di questo documento votato insieme a gran parte del gruppo liberale, e a tutte le forze di sinistra, i verdi, i comunisti. Quindi ritengo che il tema della indebita ingerenza nella sovranità dei singoli stati non si pone; poi è chiaro che è la libertà di ogni paese sul come tradurre principi e orientamenti comuni nella legislazione nazionale in materie che non sono comunitaria come appunto il diritto di famiglia, però l’Europa è anche un insieme di valori, non è soltanto delle normative, è un insieme di valori e di principi e io penso che l’avere stabilito questi principi in sede europea anche se non determina un automatismo, un obbligo a recepire come per le direttive dell’Unione, tuttavia è uno stimolo perché in ciascun paese la legislazione si muova nella direzione indicata dal Parlamento europeo.
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