I gay, i rumeni e qualche irresponsabile

Pubblico volentieri questo intervento di un blogger fortemente critico nei confronti delle posizioni che ho assunto sulla violenza romena. Ma darmi dello squallido non eliminerà il problema.

Ho avuto la sventura di leggere, proprio in queste ore, due articoli deliranti di Daniele Nardini, direttore editoriale di Gay.it, intrisi del peggior qualunquismo razzista verso i rumeni. E nel forum del portale si scatenano gli istinti peggiori…

Innanzitutto bisogna sempre distinguere il popolo rom da quello rumeno. Sono due entità distinte che purtroppo non sono mai riuscite ad integrarsi. Ciononostante guardare le persone, che sono esseri umani e fratelli, sotto la lente della “categoria” è sempre deleterio. Un rom o un rumeno è innanzitutto un nostro fratello, un essere umano. Può non piacerci, può portare le spoglie di una cultura diversa dalla nostra, machista (ma quanto lo è la nostra dove tutti sono cattolici ma i cristiani sono ben pochi?), poco rispettosa della proprietà privata e del nostro concetto di pòlis. Ma ogni essere umano fa caso a sé e non possiamo mettere tutti nello stesso calderone. Non ce lo possiamo permettere noi proprio perché italiani, il popolo che meno rispetta le proprie leggi in Europa, il popolo che è composto da individui che non aspettano altro che trovare il modo di fregare lo Stato, se una legge può disturbare il proprio “particulare”. Prima è necessario instaurare una nuova etica dello Stato e della legalità che è alla base del concetto di vera e autentica sicurezza.

Non ce lo possiamo permettere come parenti, figli, nipoti, amici di emigrati. Milioni di italiani spesso trattati a pesci in faccia considerati sporchi, sudici, ladri, mafiosi, cattolici (cosa che nell’America settentrionale protestante era uno scandalo), portatori delle peggiori malattie fisiche e morali. Questo accadeva ottanta, novanta, cento anni fa. Quanta è corta la nostra memoria!

Non ce lo possiamo permettere come omosessuali. I rom non ci saranno anche stati mai simpatici ma erano con noi, perseguitati nei lager nazisti. Come possiamo dimenticarlo a sessant’anni da quei tragici giorni?

Un commento nell’aberrante forum di gay.it mi ha fatto riflettere. “Complimenti. Abbiamo ora raggiunto una equiparazione con gli etero. Siamo razzisti come loro”. E’ un commento che mi sento di sottoscrivere in pieno. Non è certo questa la via per acquistare sicurezza né, tantomeno, diritti civili negandoli agli altri. Non è con degli isterici proclami di un portale gay che rappresenta solo se stesso e non certo il variegato mondo omosessuale italiano né con un decreto insufficiente improvvisato sull’onda dell’emotività. Non si governa un paese come il nostro con questi strumenti.

La sicurezza? Pare una chimera. Come ottenerla? Nessuno ha ricette precostituite. Ma alcuni punti cardinali li posso anche dire. Come già accennato solo grazie a un nuovo spirito civico e una nuova etica della legalità possiamo accedere alla sicurezza, insieme a un potenziamento effettivo (leggi più soldi e meno chiacchiere) delle forze dell’ordine, a una legislazione sociale più efficace e a norme che regolano l’immigrazione meno sensazionalistiche e più pragmatiche (la Bossi-Fini ha fallito del tutto) concertate con gli altri paesi europei. Tutto il resto sono boutade e nulla più.

Va da sé il fatto che Nardini nel suo squallido intervento gioca solo sull’allarmismo e sull’istintivo razzismo che alberga in ognuno di noi. Non indica nessuna soluzione. I rumeni sono quasi tutti maschilisti, sporchi, cattivi, stupratori, omofobi e marchettari. “Eppure la prostituzione romena è un dato di fatto: l’offerta nasce lì dove c’è la domanda, che non è poca.” dice Nardini nel suo intervento. Bene e di chi è la colpa se questi figlioli vanno a battere sulla strada? Qualcuno avrà anche poca voglia di lavorare ma per la maggior parte dei casi ciò nasce dal bisogno. Per il bisogno si ruba. E giustamente in uno stato di diritto si viene processati. Ma con le forche e con la sola repressione non si va molto lontano. Bisogna scardinare il sistema socio-culturale e politico (di cui anche noi siamo responsabili) per cui questi ragazzi vanno a prostituirsi per pochi euro e poi dopo diventano pericolosi. Qualcuno di loro sarà cattivo di costituzione ma molti si incattiviscono per la vita che conducono.

Ripeto: chiunque infranga la legge va punito, senza buonismi. Ma l’azione sia di noi cittadini che dello stato non può limitarsi solo a quello perché altrimenti abbiamo tutti fallito.

Nardini conclude il suo intervento dicendo che i gay devono fare attenzione. Di non portarsi sconosciuti in casa. E’ quasi banale dire queste cose. Gli omosessuali italiani devono guardarsi da tante cose compresa Forza Nuova e il Vaticano. E dagli sconosciuti nella propria casa. Di qualunque nazionalità e provenienza. Non leggerò mai più gay.it. Nel giorno della morte del maestro di tutti noi giornalisti, Enzo Biagi, partigiano, azionista, cronista nel senso più nobile del termine mi è insopportabile l’idea che possa fregiarsi dell’appellativo di giornalista una persona come Daniele Nardini. Un qualunquista dalla prosa scontata che inzuppa la propria faziosità nel dolore di chi è stato toccato dalla violenza da un lato e da chi vede il proprio popolo etichettato in maniera indelebile dall’altro.