I gay, l’ossessione di Silvio

Gli omosessuali sono da sempre un’ossessione per Silvio Berlusconi. Ecco tutte le volte che ha tirato in ballo gay, lesbiche e trans: da “i gay son tutti dall’altra parte” alla triste battuta di oggi

E’ lungo l’elenco di dichiarazioni in cui il Presidente del Consiglio tira in ballo le persone gay, lesbiche e transessuali, quasi sempre quando si trova in difficoltà e quindi per difendersi. Marzo 2005: Berlusconi apprende a Bruxelles di essere iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione in uno stralcio del processo Mills. Spara: «Tanto in Italia sono santificati solo i comunisti e i gay».

Due anni dopo, nell’aprile 2007, intervenendo alla campagna politica in supporto del candidato a sindaco di Monza, il leghista Marco Mariani, il leader del centro-destra si lascia andare a un’altra battuta. Partendo dal fatto che il secondo nome del candidato è Maria commenta che «a me Marco Mariani piace anche perché ha come secondo nome Maria, il che dimostra che ha un intuito simile a quello delle signore. È positivo perché le donne capiscono cose che noi uomini non capiamo. Gli uomini arrivano sempre dopo. Le donne hanno più intuito, quell’intuito tipicamente femminile che non hanno gli uomini e nemmeno i gay. Ma i gay – aggiunge – sono tutti dall’altra parte».

Aprile 2008: il leader del Pdl interviene sull’intenzione di Jose Manuel Barroso, allora presidente della Commissione europea, di affidare all’Italia un commissario ai Trasporti invece che alla Giustizia, ruolo dal quale Rocco Buttiglione è stato fatto fuori per le sue dichiarazioni omofobe. «Penso lo scambio sia molto conveniente – ha precisato Berlusconi – visto che abbiamo da riprendere un grande piano di opere pubbliche». «Meglio occuparci di infrastrutture e trasporti che di omosessualità», dice il premier in un’intervista a TeleRoma56.

Ancora guai per lui, stavolta con la moglie Veronica che apprende della presenza del marito al compleanno di una diciottenne. E’ il giugno 2009. L’occasione è una cena a Portofino con l’imprenditore Marco Tronchetti Provera. Il premier scherza coi fotografi e i giornalisti: «Mi hanno detto di tutto, manca solo che mi dicano che sono gay…». Era stato Il Foglio, qualche giorno prima, con un editoriale del direttore Giuliano Ferrara a consigliare al cavaliere di fingersi gay in modo da non poter essere fatto oggetto di attacchi sulla propria vita privata. "Caro Cav., dia retta, si ricordi di quel che diceva di lei il compianto Enzo Biagi: ‘Se potesse, si metterebbe al posto dell’annunciatrice e si farebbe crescere le tette’. Si finga gay, e saranno applausi".

La strana teoria viene rilanciata da Maurizio Gasparri pochi giorni dopo: «Se il peccato, ovviamente si fa per dire, di Silvio Berlusconi fosse stato quello dell’omosessualità, avrebbe goduto di maggiori tutele, avrebbe usufruito dell’ipocrisia del politically correct e gli avrebbero risparmiato la gogna. Ci sarebbe stata meno enfasi perché, nel raccontare le cose, avrebbero avuto paura di sconfinare in atteggiamento di discriminazione».

Ancora giugno 2009, terremoto all’Aquila. Visitando il cantiere di Bazzano, il presidente del Consiglio scherza con gli operai lì presenti, tutti maschi: «Ragazzi se tutto va bene mi sa che veramente ve le porto le veline, le minorenni, altrimenti ci prendono tutti per gay», dice sventolandosi con il dito il lobo dell’orecchio

Febbraio 2010, il polverone per lo scandalo Marrazzo è ancora altissimo e durante la campagna elettorale per la nuova presidenza della Regione Lazio, mentre Berlusconi parla dal palco del Palazzo dei Congressi prima di una cena elettorale (circa mille invitati disposti a pagare mille euro ciascuno) si interrompe. "Quando vedo le donne perdo il filo", dice per giustificare il silenzio. Il presidente del consiglio lascia intendere che proprio la presenza della candidata alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini lo abbia distratto ed è convinto di non essere il solo a subire il fascino femminile. «Gli italiani sono tutti così, o preferite quegli altri, Marrazzo per esempio? Sono cattivo, mi andrò a confessare», aggiunge ridendo.

Oltre a Gasparri, altri uomini vicino al cavaliere non si sottraggono alle battute machiste. Era il maggio del 2006 quando il senatore di An Maurizio Saia appellò come "lesbica" il ministro per motivare il fatto che a suo avviso "non era idonea a ricoprire il ruolo di ministro della Famiglia". Nel febbraio 2005, davanti al parterre femminile delle donne di An, l’allora governatore della Regione Lazio Francesco Storace la punzecchiò sostenendo che Rosy Bindi "non è neppure una donna".

di Daniele Nardini