Il boss non troverà mai il tuo gene gay

Una nuova legge proibisce ai datori di lavoro di svolgere indagini di genetica sui propri dipendenti. Se nei tuoi geni c’è scritto che sei gay, e il tuo capo non apprezza, non può licenziarti.

Ancora non è stato scoperto il gene che rivela il nostro orientamento sessuale, ma se anche esistesse, il datore di lavoro non sarebbe autorizzato a scoprirlo. L’Employment Non-Discrimination Act (Atto di Non-Discriminazione nell’Impiego), approvato dal Congresso degli Stati Uniti è stato definito dal New York Times la legge anti-discriminazione più importante degli ultimi vent’anni. Prenderà effetto dalla prossima settimana e pare che in futuro sarà la legge che impedirà a malattie genetiche ereditarie  e alla propria identità sessuale di costituire un ostacolo nell’accesso al mondo del lavoro. Bisogna fare attenzione, però, e non parlare della propria vita sessuale durante una conversazione telefonica. L’Eavesdropping, ovvero l’essere ascoltati di nascosto durante una comunicazione privata, è ancora legale e potrebbe essere una buona scusa per essere licenziati da un datore omofobo.

Rimane un’eccezione, un cavillo a cui i capi possono ancora aggrapparsi: è infatti concesso il reperimento di informazioni presso gli obitori sui decessi dei parenti più vicini alla persona da assumere presso la propria attività. Questo sarebbe l’unica via lecita per non investire su un individuo soggetto a malattie che lo porterebbero ad assentarsi dal posto di lavoro per lunghi periodi. Di contro, la legge sarebbe risolutiva anche nei confronti di chi, costretto ad assistere un genitore malato, eccederebbe con i permessi sbandierando un "Il mio Dna ve l’aveva detto!". In ogni caso il codice genetico di ognuno di noi rimarrà segreto e con questo la nostra privacy. Un’arma in più, insomma, per difenderci da chi, a causa dei soliti pregiudizi sull’omosessualità, preferisce che il proprio Team sia costituito prettamente da lavoratori eterosessuali.

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