Il Consiglio d’Europa difende i gay e i Gay Pride

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Ferma presa di posizione del Commissario per i diritti civili del Consiglio d’Europa: le libertà e i diritti delle persone omosessuali non possono essere limitate.

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STRASBURGO – Il commissario per i diritti umani, Thomas Hammarberg, si è detto molto preoccupato per la decisione di vietare il Gay Pride a Riga, la capitale lettone. Nel suo ultimo “Parere”, il Commissario del Consiglio d’Europa (COE) per i Diritti Civili ha posto l’accento sul dovere e la responsabilità delle autorità nazionali di permettere e proteggere manifestazioni pacifiche simili. Facendo riferimento all’imminente festival culturale e sportivo degli Out Games in Canada Hammerberg scrive che questa importante manifestazione “ha avuto il pieno supporto da parte delle autorità federali e provinciali” ma che la situazione è ben diversa in alcuni paesi che pure fanno parte del Consiglio d’Europa. “Citando preoccupazioni per la sicurezza” spiega il commissario “le autorità di Riga hanno rifiutato la richiesta da parte di Ong rappresentanti la minoranza sessuale di poter tenere una sfilata del Gay Pride nel week end trascorso. Quando un gruppo di attivisti si è riunito in una chiesa per sostenete i diritti dei gay sono stati coperti di uova e immondizia da parte di protestanti anti-gay. A Mosca una simile manifestazione era stata impedita dalle autorità in maggio. Quando alcuni attivisti avevano tuttavia tenuto una pacifica marcia erano stati brutalmente attaccati da estremisti omofobi con ben poca protezione da parte della polizia. Questo è inaccettabile. Pacifiche dimostrazioni per i diritti delle minoranze sessuali devono essere consentite. Il fatto che alcune persone abbiano pregiudizi omofobi non è ragione per limitare la libertà d’espressione e di assemblea di altri.”
Nel suo deciso documento Hammarberg precisa che le forze di polizia “hanno il dovere di proteggere tali manifestazioni e, sebbene in situazioni estreme possa essere necessario raccomandare posti alternativi per dimostrare, metterle al bando è certamente inaccettabile in quanto compromette alla base i principi dei diritti umani.” Il Commissario del COE ricorda che “la Corte Europea per i Diritti Umani ha stabilito nel 1988 che i governi non solo devono astenersi dall’interferire ma che all’occorrenza devono anche prendere misure positive per assicurare l’effettiva libertà di assemblee pacifiche. Il movimento gay e lesbico è sempre più organizzato e invita i propri aderenti a fare “come out”, a uscire fuori. Questa è una logica risposta a secoli di sistematica discriminazione in tanti paesi. Il vero problema non è il loro orientamento sessuale, quanto la reazione degli altri. Qualunque siano le radici psicologiche molte persone reagiscono ancora in modo aggressivo nei confronti degli omosessuali. Ed è triste che alcuni preti abbiano direttamente o indirettamente dato il loro appoggio all’omofobia, il che ha ritardato il necessario cambio d’atteggiamento in certi paesi. Discorsi intrisi d’odio e atti violenti contro le minoranze con diverso orientamento sessuale sono ancora frequenti, spesso nella più totale impunità. È arrivato il tempo che questo cambi. Le norme europee e internazionali sono chiare e regolamenti contro le discriminazioni dei diritti umani coprono anche questo gruppo. La loro libertà d’espressione e di assemblea non può essere limitata. La Corte Europea dei Diritti Umani ha preso posizione contro la criminalizzazione dell’omosessualità. Ha anche preso una posizione chiara in riguardo a differenziate età del consenso, esclusione dalle forze armate, privazione della custodia di un figlio così come dei benefici sociali per i partner dello stesso sesso. È dunque necessario monitorare che le varie leggi nazionali siano conformi alle decisioni della Corte e che siano implementate nella realtà. Questo richiede che i giudici e pubblici ministeri di essere bene informati e che le forze di polizia ricevano i necessari training e istruzioni. Un altro gruppo di professionisti che hanno un ruolo centrale nel combattere i pregiudizi sono gli insegnanti. Tagliare le radici dell’omofobia dovrebbe essere un obiettivo centrale nell’educazione ai diritti umani. Anche i politici stessi hanno un ruolo chiave in questa campagna per la consapevolezza.» (RT)

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