Il ddl Cirinnà, gli emendamenti e le insidie del dibattito in aula

Intervista al giurista Angelo Schillaci: ecco quali emendamenti sono accettabili, quali no

Ieri è stata una data in qualche modo storica per tutti noi che abbiamo imparato, con gli anni, ad accontentarci di briciole: uno dei due rami del Parlamento, per la prima volta nella nostra storia, ha iniziato la discussione di un disegno di legge volto a riconoscere le nostre coppie. Tra questa data e quella di domani, di quel Family Day dove si ritroveranno persone a negare ad altri il diritto al riconoscimento delle proprie relazioni affettive, abbiamo pensato fosse opportuno fare il punto della situazione del ddl Cirinnà con Angelo Schillaci, un giurista romano che già conosciamo per averlo intervistato tempo fa. Ed a lui abbiamo chiesto degli emendamenti che sono stati presentati e delle insidie cui va incontro il testo di legge nelle prossime due settimane nelle quali è calendarizzato ed entro le quali dovrebbe essere, in un modo o nell’altro, approvato.

Angelo, hai potuto esaminare almeno alcuni degli emendamenti al ddl Cirinnà? Che valutazione ne dai? In quali filoni possiamo riassumerli?

La pubblicazione degli emendamenti è ancora in corso: tuttavia, già il vostro sito ne ha pubblicati alcuni in anteprima, e dai giornali trapelano indiscrezioni. A quanto si può desumere, e lasciando da parte la mole di emendamenti ostruzionistici provenienti da alcune forze politiche di opposizione – escluso il M5S, che con scelta meritoria e coerente, si è astenuto dal presentarne – mi sembra che le posizioni in campo PD siano essenzialmente tre. Anzitutto, un pacchetto di emendamenti migliorativi del testo, a firma del Sen. Lumia e altri; in secondo luogo, alcuni emendamenti provenienti da alcuni senatori di area cattolica, che ripropongono le note posizioni restrittive in tema di adozione coparentale, affido rinforzato e repressione della gestazione per altri. Infine, ma qui mi limito a riprendere quanto trapelato dagli organi di stampa, vi sarebbero alcuni emendamenti che prospettano ulteriori possibilità di mediazione, anche in tema di stepchild adoption.

Parliamo degli emendamenti del Senatore del PD Lumia. Cosa prevedono? Stravolgono l’impianto generale del ddl Cirinnà?

Assolutamente no. Si tratta di interventi che migliorano la formulazione del testo, senza stravolgere l’impianto del disegno di legge. In particolare, provvedono a rendere esplicito il rinvio ad alcuni articoli del codice civile, riproducendone il testo e riferendolo all’unione civile, ma senza stravolgere i caratteri dell’istituto e, soprattutto, senza incidere sulle tutele sostanziali, vale a dire sui diritti (e sui doveri) della coppia. Il risultato è quello di specificare in modo chiaro qualcosa che già dovrebbe essere ben noto: l’unione civile è istituto diverso dal matrimonio, ma su questo modellato, in linea con quanto risulta dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. Lo statuto dell’unione omosessuale – questa la scelta che il nostro legislatore sta per fare – è distinto da quello delle coppie coniugate, ma deve essere a questo “sostanzialmente equiparabile”, come affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 8097/15.

Cosa si prevede sulla stecpchild?

Il “pacchetto” Lumia mantiene fermo il principio per cui non può esistere alcuna discriminazione tra figli di coppie omogenitoriali e figli di coppie eterosessuali per ciò che riguarda l’accesso alla stepchild adoption. Al tempo stesso, esso migliora la formulazione del testo, rendendo esplicito il ruolo del giudice, con riferimento ai poteri di indagine previsti dall’art. 57 della legge sulle adozioni. Si conferma così con chiarezza un principio già affermato dalla Cassazione nel 2013, e pienamente coerente con la Costituzione: la verifica dell’idoneità affettiva e della capacità di una persona di assumere la responsabilità genitoriale risponde unicamente al superiore interesse del minore, indipendentemente dall’orientamento sessuale dell’adottante.

C’è un emendamento, quello del Senatore Andrea Marcucci (PD), che – a differenza delle coppie eterosessuali – prevederebbe la stepchild adoption dopo due anni di preaffido. Che valutazione fai di questo emendamento che, da più parti (giornali compresi) è considerato un possibile punto di mediazione e che si dice sia stato suggerito da Palazzo Chigi?

Non posso che ribadire, astenendomi da ogni valutazione di carattere politico sugli equilibri in Parlamento, che la discriminazione tra minori non è accettabile sul piano costituzionale. Viola l’art. 3, perché carente di una ragionevole giustificazione, e difficilmente supererebbe il vaglio della Corte costituzionale: questa, almeno dal 1998, ha chiarito che la diversa cornice giuridica del rapporto tra i genitori non può incidere sul principio della parità di stato di tutti i figli. Perché, allora, i figli delle coppie omogenitoriali unite civilmente dovrebbero ricevere un trattamento deteriore rispetto a quelli delle coppie eterosessuali, che possono accedere alla stepchild senza necessità di affido preventivo? L’unica motivazione plausibile risiede in una sfiducia nell’idoneità della coppia omosessuale ad offrire un adeguato ambiente di crescita al bambino, e la volontà di sottoporla a verifiche, prove e controlli ulteriori rispetto a quelli già previsti per le coppie eterosessuali. La strada maestra, anche in questo caso, non può che essere l’eguale protezione dei bambini. Aggiungiamo che l’affido preadottivo è attualmente previsto per i casi di adozione in cui il bambino debba ancora inserirsi nella famiglia che intende adottarlo, mentre nel caso della “stepchild” (anche per gli eterosessuali) si tratta di bambini già inseriti nel contesto familiare, e dunque l’affido preadottivo non ha alcuna ragion d’essere.

Gli emendamenti dei cosiddetti “cattodem” del PD sono tutti irricevibili?

Questi emendamenti non fanno che riproporre restrizioni pesanti all’accesso alla stepchild adoption, anche in relazione al modo in cui i bambini siano venuti al mondo, o addirittura mirano a sostituire quest’ultima con istituti alternativi come l’affido rinforzato. Essi si espongono, pertanto, a pesanti rilievi di illegittimità costituzionale, di nuovo esclusivamente sul piano della irragionevole discriminazione dei bambini. Lo ripeto, perché è importante: la disciplina del rapporto tra i genitori non può incidere sul rapporto tra questi e il bambino, che deve essere tutelato con strumenti giuridici stabili, in condizioni di piena eguaglianza rispetto agli altri bambini, e non esposto a continue incertezze. Allo stesso modo, è del tutto irrilevante il modo in cui il bambino stesso sia venuto al mondo. La stessa legge 40 – una legge di certo non liberale, e ormai pesantemente mutilata dalla Corte costituzionale – distingue tra sanzione del ricorso a tecniche riproduttive non ammesse dall’ordinamento e diritto del bambino alla continuità degli affetti familiari, garantendo quest’ultimo sempre e comunque.

Ci sono altri emendamenti “scivolosi”, capaci non solo di essere approvati ma anche di minare nel contempo la sostanza delle unioni civili?

Qui entriamo nell’ordine delle supposizioni perché, lo ripeto, alcuni emendamenti non sono ancora disponibili: allo stesso tempo, non avendo capacità divinatorie, non posso fare previsioni sul voto in Parlamento. Certamente, deve essere mantenuto in piedi l’impianto della legge e il livello di tutela previsto dal testo in discussione, come deliberato dagli stessi senatori del Partito Democratico a margine dell’Assemblea del Gruppo di martedì 26 gennaio. Dunque – escluse mediazioni al ribasso sull’adozione – è necessario che venga mantenuto fermo il principio per cui l’unione civile tra persone dello stesso sesso, pur essendo istituto distinto dal matrimonio, è modellata su questo: ad esempio, non sarebbero accettabili scivolamenti verso una contrattualizzazione dei rapporti tra i partner, o restrizioni ai diritti di successione. Come ha affermato la Senatrice Lo Moro nel suo intervento di oggi in Aula, “accostare” la disciplina dell’unione civile a quella del matrimonio, non vuol dire omologare i due istituti: questi restano ben distinti, in un delicato equilibrio che segna solo il primo passo verso la piena eguaglianza di tutte le coppie.

Concludiamo allora con l’attualità. Oggi eri in Senato ed hai seguito il dibattito. Che te ne è parso della qualità degli interventi?

Oggi si sono discusse le questioni pregiudiziali e sospensive: il dibattito, dunque, si è mantenuto su toni generali. Le diverse posizioni che animano il confronto sono comunque emerse con nettezza: dalla radicale contrarietà delle opposizioni di destra alla compattezza del gruppo del Partito Democratico e di SEL nel rigetto delle questioni pregiudiziali e sospensive, e la determinazione del gruppo del M5S nel fare di tutto per arrivare al più presto al voto su articoli ed emendamenti (come chiesto a gran voce dal Sen. Airola). Si sono avuti iniziali “assaggi” di ostruzionismo, specie da parte dei Senn. Giovanardi, Malan, Formigoni, e da quanti hanno richiesto il rinvio del proprio intervento alla seduta di martedì prossimo. Ma anche momenti a loro modo alti, come l’intervento del Sen. Bondi che, appellandosi alla libertà della propria coscienza, ha mostrato che l’istanza di giustizia, libertà ed eguaglianza che pervade la battaglia per le unioni civili può trascendere gli steccati politici e culturali. Ecco, dobbiamo augurarci che la discussione parlamentare possa proseguire su questi toni, in spirito di rispetto reciproco e dialogo alto, e scevro da strumentalizzazioni ideologiche.