Il Gay Pride nazionale 2007 approda a piazza San Giovanni

Reso noto il percorso del Gay Pride nazionale, che il 16 giugno partirà dal piazzale Ostiene e terminerà proprio nella piazza da cui si inneggiava alla “superiorità” eterosessuale.

ROMA – Si concluderà a Piazza San Giovanni il corteo del Gay Pride nazionale in programma per sabato 16 giugno. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha comunicato che la questura ha dato il suo assenso al seguente percorso: partenza da Piazza di Porta San Paolo (Piramide), poi viale della Piramide Cestia, viale Aventino, via di San Gregorio, via Celio Vibenna, piazza del Colosseo, via Labicana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, fino a Porta San Giovanni.

Rossana Praitano, portavoce del Pride Nazionale Roma 2007, ricorda come «Piazza di Porta San Paolo (Piramide), è già stata punto di partenza del World Pride del 2000. L’arrivo a Piazza San Giovanni è dovuto al fatto che questa piazza, tradizionale luogo di ritrovo delle grandi manifestazioni popolari e punto di arrivo delle marce legati ai diritti e alla pace, è l’unica in grado di contenere le centinaia di migliaia di persone che attendiamo per l’evento e la nostra voglia di protagonismo sociale e civile ed è il luogo più adatto per ribadire con la massima forza le nostre parole d’ordine di quest’anno “parità, dignità e laicità”.» Per quest’anno Praitano annuncia «un Pride dalla forte carica politica e rivendicativa, in un momento che sentiamo centrale nel confronto democratico del nostro Paese e che speriamo richiami a manifestare tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore la libertà di pensiero, l’uguaglianza per tutti, la giustizia e la laicità delle istituzioni. Dati che sembravano acquisiti ma sembrano oggi rimessi in discussione.»

Dunque arrivo e concentrazione conclusiva a piazza San Giovanni, la stessa piazza che sabato pomeriggio ha visto in scena il Family Day, la manifestazione “laica” (le virgolette sono d’obbligo) che glorificando le unioni rigorosamente etero, matrimoniali e riproduttive, ha inteso ribadire la “superiorità” dei legami eterosessuali, gli unici – secondo loro – meritevoli di riconoscimento pubblico da parte dello stato. Uno stato però nel quale si da il caso non tutti siano eterosessuali e non tutti siano credenti: rimarranno cittadini “inferiori” secondo una strumentale lettura della Costituzione Repubblicana, oppure potranno un giorno aspirare anch’essi al “lusso” di vivere in un paese europeo veramente moderno e libero dall’influenza sulla politica della gerarchia ecclesiastica? Sono queste le domande a cui si dovranno dare risposte e che, naturalmente, chiamano in campo per il Pride di una minoranza, quella GLBT, la maggioranza di coloro secondo cui tutti i cittadini dovrebbero essere uguali e sullo stesso piano. (Roberto Taddeucci)

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