IL GIALLO DEL RAZZISTA GAY

Fortuyn, complicato assassinio politico. Le Pen tira fuori l’ambiente gay. "Omosex e razzista: come si può?" dicono Oliari (An) e Vendola (Rifondazione). Ma Grillini (Ds) difende il leader olandese.

Forse solo nella civile Olanda si può essere gay e razzisti, xenofobi. Forse solo nell’unico paese al mondo in cui essere gay è praticamente normale, un omosessuale può fondare un partito di estrema destra: la liberazione dei gay può avere anche effetti negativi, come quelli comuni a chi, appena senza catene, le vuol mettere ad altri. Strano fenomeno della vita politica olandese, dichiaratamente ed ostentatamente gay, Pym Fortuyn si era imposto nel marzo scorso con una netta vittoria alle elezioni locali a Rotterdam con il suo partito di estrema destra "Rotterdam vivibile" e una piattaforma fortemente xenofoba. Eppure proveniva da una formazione marxista. Difendeva la "tradizione di tolleranza" del suo paese, ma definiva l’Islam una cultura di retroguardia ("Per i musulmani – scriveva – io come omosessuale sono meno di un porco"). Per i drogati predicava l’overdose. Si apprestava a partecipare alle elezioni che si dovrebbero tenere il 15 maggio prossimo (ma il condizionale è d’obbligo, forse saranno rimandate), con una lista che porta il suo nome, fondata dopo essere stato defenestrato dal suo partito. Una lista che, stando ai sondaggi dovrebbe raccogliere circa il 17 % dei consensi, ossia quasi quanto ciascuno dei due principali partiti olandesi attualmente al governo.

Ma Pym Fortuyn è stato assassinato. Sei colpi di arma da fuoco sparati da un uomo già fermato ma non ancora identificato, lo hanno raggiunto alla testa e al torace ieri pomeriggio a Hilversum, dove aveva appena terminato un’intervista radiofonica. Proprio sui media Fortuyn aveva basato il suo successo: in un paese come l’Olanda, abituato a confronti civili e toni pacati, la sua dialettica provocatoria, estrema, ricca di affermazioni eccessive aveva scosso l’audience televisivo, prima ancora che le coscienze politiche. A conquistare molti elettori era stata soprattutto la sua piattaforma anti-immigrazione, con punte accese ("Troppi gli immigrati illegali, l’Olanda è piena", disse in un’intervista all’inizio di febbraio).

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I motivi dell’omicidio sono ancora ignoti:

oggi pare che l’uomo arrestato con l’accusa di aver sparato a Fortuyn facesse parte di una formazione di estrema sinistra, ma ieri da parte di un esponente vicino al francese Le Pen, si esplicitava l’ipotesi che l’omicidio potesse essere motivato dallo "stile di vita" di Fortuyn, ovvero dalla sua omosessualità. Nonostante molti giornali li accostino, tra il politico olandese e il candidato sconfitto alla presidenza francese non correva affatto buon sangue. Al leader di estrema destra francese non piaceva l’ostentata omosessualità del primo, e interrogato sulla sua politica, affermava addirittura di non conoscerlo.

Ma come può un omosessuale dichiarato e orgoglioso schierarsi su posizione intolleranti, razziste e xenofobe? Secondo Nichi Vendola, parlamentare di Rifondazione e tra i fondatori di Arcigay, è opportuno riflettere su come mai "le minoranze che si integrano possano smarrire il senso delle discriminazioni subite: così molti gay ricchi possono assumere posizioni di destra anche estrema, come molti immigrati del sud possono, una volta integrati nella società del nord, votare per la Lega". Tuttavia, secondo Vendola, bisogna stare in guardia: "il razzismo è una macchina piena di automatismi: si comincia con un musulmano, si passa per un ebreo, poi uno zingaro ma si finisce anche agli omosessuali".

Posizioni simili esprime anche Enrico Oliari, leader del movimento di omosessuali di centro-destra GayLib: "come può un omosessuale, quindi una persona che appartiene a una categoria perseguitata, farsi portavoce di persecuzioni verso gli stranieri?". Condanna a tutto tondo, quindi? Qualche distinguo c’è: "Ci sono persone che stanche di vedere come vanno le cose reagiscono sostenendo formazioni di estrema destra populista come quella di Fortuyn, di Le Pen o di Haider – afferma Oliari – Ma è vero che alcune posizioni sull’immigrazione, ad esempio, vanno riviste. Pur tenendo fede al principio di eguaglianza sancita anche dalla rivoluzione francese".

Giudizio diverso sulla figura di Haider lo dà un altro leader storico del movimento gay in Italia. Per Franco Grillini non si può accostare Fortuyn a Haider o Le Pen: "pur avendo posizioni di destra in economia, e pur essendo un personaggio dalle tinte forti, dotato di grande comunicativa come tutti i demagoghi – afferma il presidente onorario Arcigay e deputato DS – Fortuyn non era razzista, non era contro tutti gli stranieri. Era contro l’immigrazione islamica, perché temeva che questa potesse mettere a repentaglio i livelli di libertà conquistati in Olanda. Non proponeva un razzismo etnico, come Haider o Bossi, ma una critica di carattere liberale. Da questo punto di vista è significativa la lettera pubblicata su NOI in cui un lettore si dice preoccupato dal fatto che a Rotterdam due gay che si tengono per mano rischiano di essere picchiati da islamici intolleranti".

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La vicenda di Fortuyn è, per Grillini, occasione per la sinistra per rivedere la sua posizione in tema di immigrazione: "Occorre introdurre il concetto di reciprocità: gli immigrati devono accettare le regole del paese che li ospita, la sua cultura, le sue posizioni ideologiche. Io non condivido quasi nulla di quello che diceva Fortuyn, ma sarebbe sbagliato non capire che in quello che diceva c’è un messaggio importante".