Il giovane “vedovo” e il filo rosso della cattoipocrisia

Dai funerali di Dalla a Oscar Wilde, dal si fa ma non si dice che ci rende accettati persino dalla Chiesa ai mezzi riconoscimenti del centrosinistra cattolico. Storie nell’Italia dello spread civile.

Marco Alemanno ha parlato e pianto un ringraziamento al "signore che cantava le rondini". Lo ha fatto nella basilica di San Petronio, la chiesa di Bologna che si veste a lutto solo per i concittadini più illustri. L’ultimo a precedere "il signore delle rondini" pare sia stato don Dossetti, uno dei padri del centrosinistra all’italiana, maestro di Romano Prodi. A legare tutti questi personaggi con la cerimonia funebre del grande Lucio Dalla c’è un filo rosso che, vedremo ora perché, va a intramarsi in picchi emotivi che vanno dalla commozione, alla rabbia, ai possibili rimpianti.

L’amore che non osa dire il suo nome – Marco Alemanno, trentenne, attore e scrittore, un giovanotto di talento che ha avuto la fortuna di incrociare il suo destino con quello di Lucio Dalla a partire dalla stesura di una biografia antologica intitolata Gli occhi di Lucio e pubblicata nel 2008 da Bompiani, è stata sicuramente la persona più ricercata dagli obiettivi. Nelle sue lacrime e nella sua disperazione che lui ha offerto sotto forma di preghiera, racconto e poesia (con i versi di Lucio tratti da Le rondini) si cercava di più di quello che si poteva o doveva dire. Si cercava ancora, nell’Italia bacchettona del "si fa ma non si dice", quell’"amore che non osa dire il suo nome" che ci riporta a Oscar Wilde nella Gran Bretagna di fine ottocento e ci fa ricordare, all’improvviso, che per l’Italia questa non è solo l’era del ragionier Monti premier e della quotidiana lotta allo "spread" tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi. Ma è anche l’Italia dello spread civile e culturale.

Il vedovo – Perché nell’Inghilterra che fu di Oscar Wilde oggi c’è un

premier conservatore che apre ai matrimoni gay, mentre da noi il Governo dei tecnici, eccezion fatta per qualche parolina della ministro Fornero, ha di fatto tolto di mezzo il tema dei diritti gay. Almeno per ora. Ha cominciato a farlo abolendo il ministero, evidentemente ritenuto inutile, delle Pari Opportunità. E tant’è. Ma cosa c’entra tutto questo con Dalla? C’entra. E soprattutto c’entra col giovane Marco Alemanno (che dai tratti del viso ricorda perfino Samuele Bersani, uno dei primi allievi di Dalla). Parla di lui con parole di giustificato elogio su Repubblica di oggi l’editorialista Michele Serra che, secondo al cantautore Andrea Mingardi sabato su La Stampa, l’ha identificato come compagno addirittura vedovo di Lucio. "Con la compostezza, il dolore e la legittimità di un vedovo, il giovane Marco Alemanno ha reso pubblico omaggio al suo uomo e maestro Lucio Dalla in San Petronio, dopo l’eucaristia, se non rompendo almeno scheggiando il monolito di ipocrisia che grava, nell’ufficialità cattolica, sul "disordine etico" nelle sue varie forme, l’omosessualità sopra ogni altra" scriveva Serra nell’attacco del suo articolo in prima pagina, per poi concludere: "Marco Alemanno ha incarnato in una chiesa, e in una cerimonia che più pubblica non si sarebbe potuto, tutta la dignità di un amore tra uomini.

I gay cattolici – Semmai, c’è da domandarsi quanti omosessuali cattolici meno famosi, e meno protetti dal carisma dell’arte, abbiano potuto sentirsi allo stesso modo membri della loro comunità. L’augurio è che la breve orazione di Marco per Lucio costituisca un precedente. Per gli omosessuali non cattolici, il dettato clericale in materia non costituisce il benché minimo problema: francamente se ne infischiano. Ma per gli omosessuali cattolici lo costituisce, eccome. Ed è a loro, vedendo Marco Alemanno pregare per il suo uomo accanto all’altare, che corre il pensiero di tutte le persone di buona volontà". Già. I gay credenti. Così come i gay non credenti. Semplicemente italiani. A tutti loro, a tutti noi, corre il pensiero così ben spiegato dall’avvocato Bernardini De Pace in materia di eredità, altro tema di cui si è discusso nel fine settimana di addio a Lucio.

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negata ai gay (Bompiani 2009) che tuttavia rispondendo alle domande di Repubblica Tv non ha potuto far altro che raccontare la situazione legislativa attuale: "I conviventi ad oggi non hanno diritto a niente. La convivenza è riconosciuta e accettata dallo Stato italiano ma dalla convivenza non nascono né diritti né doveri". Una amara verità che, torniamo al filo rosso bolognese, non sono riusciti ad addolcire nemmeno gli uomini del cattocentrosinistra all’italiana. Ovvero in primis Romano Prodi. Se infatti va detto che il suo ultimo Governo, dal 2006 al 2008, fu l’unico a lanciare un presagio, una proposta di legge che iniziasse a riconoscere diritti anche ai cittadini gay, va altresì annotato che proprio la proposta di legge su cui tanto si è dibattuto tra il 2007 e il 2008, i DiCo, anzitutto non riconosceva la coppia, quindi non garantiva nulla neppure lei in materia di eredità trattandosi del resto di una dichiarazione congiunta e nulla più che non a caso si poteva sciogliere con una semplice raccomandata di uno dei due.

Detto ciò, considerando la salsa tricolore tra l’amaro e il marcio in materia di diritti civili per i gay, ci vuole un bel coraggio ad attaccare la Chiesa. Loro, almeno, sono coerenti. Non può essere neppure casuale, come ha annotato sempre Serra su Repubblica, la comune assenza del cardinale arcivescovo di Bologna e del suo vicario all’occasione cattomondana di ieri in San Petronio. La Chiesa può anche tollerare l’omosessualità di un suo figlio, come Dalla, purché vissuta male, in silenzio e fra i sensi di colpa.

Marco Alemanno con la sua dignità più poetica che politica ha fatto un piccolo grande squarcio nella tela di un quadro, quello italiano e cattolico apostolico romano (fattori assolutamente interscambiabili tra loro perché pressoché identici), che resta triste e deprimente.

Di certo, in cauda venenum, a fronte della commovente poeticità accanto all’altare del giovane "vedovo" Marco, va detto che al povero Dalla semmai lui fosse stato un guerriero dei diritti civili come è stato Piergiorgio Welby, ancorché cattolico, il funerale avrebbero potuto anche negarglielo. Come accadde proprio a Welby. Quando la Chiesa di Roma, dell’allora vicario Ruini, anziché volare come le rondini di Dalla "al fresco delle stelle", ha optato per la concretezza gelata della terra. Mettendo ancora una volta i dogmi dottrinali di fronte a un’idea universale di Dio come carità e amore. Grazie a Marco, in una chiesa cristiano cattolica, stavolta è andata diversamente. Hanno vinto l’amore e le lacrime di un uomo per un altro uomo. Senza distinguo. Togliendo al clero la rigidità della dottrina e del cerimoniale e chiedendo di fronte a Dio un riconoscimento, ancorché postumo, al sentimento più umano e più universale. Che non dovrebbe conoscere giudizi ma nemmeno brutti pregiudizi.  

di Daniele Priori