IL GRIDO DELL’AFRICA

Swaziland, un piano per salvare le madri sieropositive. Uganda, assistenza alle famiglie colpite da Aids. Zanzibar, un laboratorio di sierologia virologica. Grazie a ‘Convivio’ e all’Anlaids.

MILANO. Speranze, progetti, impegni. Una triade per la salvezza di milioni di persone colpite da Hiv. In simbiosi con Convivio e organizzato da "Intermedia", si è tenuto a Milano un incontro tra coloro che sono in prima linea, nella lotta all’aids in Africa. Il grido di disperazione di donne, uomini e fanciulli è la stessa agonia di un intero continente lacerato da povertà e guerre tribali. L’intervento sull’infezione da Hiv è fortemente ostacolato dai problemi economici e socio-culturali. Nonostante l’abbattimento del prezzo dei farmaci antiretrovirali, le risorse economiche delle popolazioni africane, restano insufficienti a sostenere programmi di trattamento a lungo termine. Esiste anche il problema legato agli orfani di aids.

"Save the mother, save the future" è la proposta di intervento integrato di salvataggio delle madri Hiv-positive, e per il mantenimento nel contesto familiare, allargato agli orfani nella comunità rurale di Shewula, piccolo centro di 10.000 abitanti sull’altipiano delle Lubombo Mountains, tra lo Swaziland e il Mozambico. A settembre si darà avvio all’intervento, grazie ai fondi raccolti da Convivio, l’aiuto dell’Anlaids della Lombardia, l’Istituto di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Milano, l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e il COSPE di Firenze. Va ricordato che nell’Africa sub-sahariana vive il 70% degli adulti e l’80% dei bambini infettati da Hiv nel mondo. Nell’area sudafricana (Sud Africa, Botswana, Lesotho e Swaziland) una persona su quattro di età tra i 15 e 49 anni è portatrice di infezione da Hiv. A Milano, la Dr.ssa Phetsile Diamini ministro della salute dello Swaziland, sembra presentarci un bollettino di guerra. Dal 1986, anno in cui apparve il primo caso aids la situazione si è aggravata ulteriormente. La signora Dlamini colloca il suo Paese tra i primi quattro più colpiti dall’infezione nel mondo. Muoiono 229 neonati su 100.000 e la durata media della vita è scesa da 63 a 38 anni. Nonostante la stabilità politica, garantita da una monarchia tradizionale che dura da due secoli, le condizioni economiche restano precarie aggravate dalla presenza del terribile morbo. "Le caratteristiche delle persone colpite" spiega ancora il ministro Phetsile "e le dimensioni del problema portano purtroppo a prevedere, in assenza di interventi tempestivi, la perdita in pochi anni della maggioranza dei quadri dirigenti e una gravissima crisi in grado di sconvolgere il tessuto sociale e organizzativo del Paese".

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E’ la povertà, la prima responsabile dell’avanzata dell’aids in Africa. Ne è cosciente il presidente Anlaids, prof. Mauro Moroni, che spiega l’importanza di studiare strategie efficaci per coinvolgere le comunità locali nei trattamenti terapeutici e nel sostegno alle famiglie. Il prof. Moroni cita ad esempio, l’intervento condotto lo scorso anno ad Haiti dove l’adesione dei pazienti alla terapia e il suo mantenimento nel tempo ha avuto risultati confortanti. Il presidente dell’Anlaids, spiega i principali obiettivi del progetto di aiuti alla popolazione dello Swaziland, con il supporto di una NGO italiana (il COSPE) e la collaborazione di Unicef e Fao. Intraprendere il trattamento antiretrovirale in una serie consecutiva di 100 madri con infezione da Hiv, gestito dai promotori sanitari della comunità. Finanziare scuola e sostentamento per gli orfani. Garantire l’autosostentamento economico e l’assistenza dei sieropositivi e degli orfani. L’Anlaids/Convivio contano di aiutare 200 orfani l’anno. Negli ultimi due anni, spiega il prof. Moroni, sono stati stanziati più di 300 mila euro per supportare alcuni progetti in 5 Paesi Africani.

Il prof. Massimo Galli, ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Milano, ha spiegato come la semplice somministrazione di farmaci sia insufficiente a produrre risultati. Per il progetto "Save the mothers" si è così pensato di affidare il monitoraggio del trattamento a 20 Councelor, che già operano nella comunità e per i quali è prevista una specifica formazione. Provvederanno a visite bisettimanali di tutte le pazienti incluse nello studio e a registrare effetti collaterali, eventi avversi, mancata aderenza al trattamento.

Ma altri Paesi del Continente Africano sono toccati dagli interventi dell’Anlaids e dalla generosità dei suoi sostenitori.

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In Guinea Bissau riguarderà la prevenzione della trasmissione materno-fetale, in collaborazione con l’Associazione "Cielo e Terre" e il comune di Milano.

Attraverso il linguaggio teatrale tradizionale, il "Progetto Siraba" farà campagne di prevenzione nel Burkina Faso. Mentre, col sostegno della Fondazione de Cardi Milano e del governo dello Zanzibar si costruirà un laboratorio di sierologia virologica.

In Uganda, grazie ai contributi di Convivio si darà assistenza alle famiglie colpite dall’aids.

Cifre, nomi, paesi lontani. Un problema ed una realtà, quella dell’aids, così vicino ed attuale per tutti noi, cittadini dell’opulenza e del benestare, ma capaci di poter riempire il vuoto dell’indifferenza e del dolore. Capaci di non smarrirci nel silenzio sepolcrale ma colmi nella generosità che è vita.

di Mario Cirrito