“Il nostro parroco è gay? Non importa, noi siamo con lui”

Così hanno reagito i parrocchiani di Don Gabriel Tirla, giovane prete di Poggi di Imperia “accusato” di omosessualità per alcune foto sulla sua pagina Facebook: “Gay o no, è un giusto”.

Sono bastate alcune foto di ragazzi in costume da bagno nella pagina Facebook di Don Gabriel per far partire una segnalazione alle autorità ecclesiastiche e alla Polizia Postale.

Ora, Poggi di Imperia, la frazione ligure in cui Don Gabriel Tirla è arrivato dalla Romania circa due anni fa, è in subbuglio ed è spaccato.

Molti, tra parrocchiani e non credenti, hanno deciso di schierarsi a fianco del parroco perché "gay o non gay, è un giusto", una persona da difendere.

Chi ha scelto di fare scudo attorno al giovane parroco sostiene che tutto lo scandalo sia nato solo perché qualcuno non aspettava altro che una mezza occasione per metterlo in difficoltà. Fin da suo arrivo, infatti, Don Gabriel ha stabilito nuove regole soprattutto, a quanto pare, per l’uso degli spazi parrocchiali, fino a quel momento usati per qualsiasi occasione si presentasse. Il nuovo sistema organizzativo on è piaciuto ad alcuni. Qualcuno sostiene anche che, al suo arrivo, ci sia stata della diffidenza nei suoi confronti anche a causa delle sue origini rumene, al punto che ben cinque su dieci ragazzi cresimandi avrebbero scelto di cambiare parrocchia.

«Chi si è scagliato contro Don Gabriel lo ha fatto per ragioni personali piuttosto inconsistenti. Con il precedente “Don” tutto era concesso: sale per cene e feste, eventi più o meno ‘sacri’, mentre ora esiste una sorta di regolamento. Non crediamo ci sia nulla di male in tutto questo – dicono i fedeli di Don Gabriel -. L’oratorio è sotto la responsabilità della chiesa ed è giusto che noi parrocchiani sottostiamo alle regole. Inoltre – aggiungono i “veri fedeli di Poggi” – Don Gabriel non si è mai opposto alle nostre richieste, semplicemente aveva delle condizioni dalle quali non si prescindeva. Ad alcune persone questo fatto scocciava, ed ecco la vendetta che hanno messo in atto».

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«Sono tutte calunnie – incalza don Gabriel che è stato anche cappellano del carcere – non so come tutta questa storia sia venuta fuori».

In una lettera firmanta "i veri fedeli di Poggi", tutti i sostenitori di Don Gabriel hanno espresso solidarietà al loro parroco e gli hanno garantito vicinanza, a prescindere, pare, dal fatto che sia o no omosessuale.

«Quello che è accaduto non è giusto – scrivono – noi tutti siamo addolorati e quest’oggi (ieri, ndr) andremo in chiesa, credenti e non credenti, per appoggiare il nostro parroco, dimostrargli la nostra vicinanza e solidarietà. Don Gabriel è un uomo buono e onesto. Il suo privato deve restare tale e non deve influire sul suo ruolo di guida spirituale».