Il Papa ai politici: non votate leggi “contro natura”

La Chiesa di Roma continua a emettere documenti che vogliono la messa al bando delle leggi per le coppie gay. I pastori cristiani anglicani canadesi intanto danno la loro benedizione ai matrimoni gay.

CITTA’ DEL VATICANO – Continua il fuoco di fila del Vaticano per bloccare ogni proposta di legge dello Stato che riconosca, in qualsiasi modo, i diritti delle coppie non sposate, in particolar modo quelle omosessuali, notoriamente ritenute “contro natura”. Dalla Chiesa nell’era di Joseph Ratzinger un ‘nein’ su tutti i fronti. Nein al matrimonio aperto alle coppie dello stesso sesso, come in Olanda e Spagna, perché il matrimonio dev’essere solo tra un uomo e una donna. Nein a norme giuridiche alternative come le Unioni civili inglesi o i Pacs francesi in quanto sarebbero “matrimonietti di serie B” (questa la formuletta preferita dai politici devoti che fanno la spola tra le aule parlamentari e vicariati vari). Nein anche ai Dico, che non formalizzano nessuna unione ma conferirebbero tuttavia qualche diritto anche alle coppie “contro natura” di conviventi omosessuali. Tutte proposte di legge, queste, che i cattolici in politica devono fare in modo che finiscano incenerite, in nome del sacro fuoco della “coerenza eucaristica”. Il rilancio mediatico di quest’oggi dell’ormai debordante crociata antigay della Chiesa romana è la diffusione di un documento (l’ennesimo) intitolato “Sacramentum caritatis”. Trattasi di una “esortazione apostolica” post sinodale e che dice a chiare lettere ai “politici e legislatori cattolici” che norme di legge che siano in contrasto con le indicazioni della gerarchia ecclesiastica non s’hanno da fare. Il documento di oltre 130 pagine, redatto dai vescovi e controfirmato dal Papa, si rivolge direttamente ai politici cattolici e spiega loro che “il culto gradito a Dio non è mai un atto meramente privato, senza conseguenze sulle nostre relazioni sociali: esso richiede la pubblica testimonianza della propria fede”. Speriamo che i tanti politici col ‘dono’ della fede tengano anche a mente che le leggi devono farle per tutta la popolazione italiana, che non è necessariamente tutta religiosa o che magari coltiva i propri bisogni spirituali seguendo altre religioni, magari in modo meno aggressivo. “Sacramentum caritatis” affronta anche altri argomenti: rilancia la verginità e castità per i preti, il ritorno alla messa in latino, auspica la fine della secolarizzazione e ripete anche che «i vescovi sono tenuti a richiamare costantemente tali valori: ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato». Nel ‘gregge’ le ‘pecorelle’ gay e lesbiche (soprattutto se in coppia!) sono, evidentemente, da tenere bene ai margini. Al massimo si possono tollerare, ma certamente non si possono accettare come ugualmente degne di rispetto.

«Ecco il trailer dell’atteso documento sui cattolici in politica: fra i valori ‘non negoziabili’ secondo Ratzinger rientrano la discriminazione verso gay e lesbiche e l’esclusione sociale delle loro relazioni d’amore. Il Vaticano non riesce più a guardare con amore alla realtà sociale. Così si promuovono pregiudizi e diffidenze, non comprensione ed accoglienza.» Questo il commento del presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, di fronte alle parole contenute nell’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI. «Ai cattolici democratici sottoposti ad una forte pressione perché legiferino secondo i voleri vaticani ricordiamo le parole di don Lorenzo Milani: ‘l’obbedienza non è più una virtù’, soprattutto se obbedire al Papa significa tradire la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che impone agli stati firmatari di tutelare le famiglie non fondate sul matrimonio, senza discriminazioni per orientamento sessuale.»

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OTTAWA – Fortunatamente non tutto il mondo cristiano si muove sullo stesso binario d’intolleranza e arretratissimo rigetto delle diversità. Domenica a Ottawa i leader dei cristiani anglicani canadesi hanno stabilito che non esistono motivazioni accettabili per cui la dottrina anglicana dovrebbe impedire la benedizione di matrimoni gay, che sono legali in Canada dal 2005. La decisione della Chiesa Anglicana del Canada rafforza l’alleanza con la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti che apre le proprie porte anche alle coppie gay e lesbiche. Una politica progressista sul tema dei matrimoni gay ancora fortemente osteggiata da buona parte della Comunione Anglicana, soprattutto dagli esponenti africani e asiatici della stessa. (Roberto Taddeucci)