Il papa: “I gay? Se cercano Dio chi sono io per giudicarli?”

di

Sulla strada del ritorno verso Roma, papa Francesco parla coi giornalisti della presunta lobby gay in Vaticano ("mai vista") e degli omosessuali ("fratelli da accogliere").

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
6610 0

«I gay? Se cercano Dio chi sono io per giudicarli?» Sul volo verso Roma di ritorno da Rio De Janeiro dove ha celebrato la Giornata Mondiale della Gioventù, papa Francesco parla coi giornalisti dell’omosessualità. Il pretesto è il caso del monsignor Ricca , prelato dello Ior che un’inchiesta dell’Espresso ha identificato come al vertice di una presunta lobby gay.

«Per quanto riguarda monsignor Ricca, ho fatto quello che il diritto canonico manda a fare, che è l’investigatio previa», ha detto il papa. «E in questa investigatio non c’è niente di quello che accusano, non abbiamo trovato niente. Questa è la risposta. Ma io vorrei aggiungere un’altra cosa. Io vedo che tante volte nella Chiesa, fuori di questo caso e anche in questo caso, si vanno a cercare i peccati, di gioventù per esempio, e questo si pubblica. Non i delitti, eh, i delitti sono un’altra cosa. L’abuso di minori per esempio è un delitto, non è un peccato. Ma se una persona, laica prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona. E quando il Signore perdona, il Signore dimentica. E questo per la nostra vita è importante: quando noi andiamo a confessarci, e diciamo “ho peccato in questo”, il Signore dimentica. E noi non abbiamo diritto di non dimenticare, perché corriamo il rischio che il Signore non si dimentichi dei nostri, eh! E’ un pericolo! E’ importante una teologia del peccato. Tante volte penso a San Pietro: ha commesso uno dei peccati peggiori, rinnegare Cristo, e dopo questo peccato lo hanno fatto Papa! Ma, tornando alla sua domanda più concreta, in questo caso ho fatto l’investigatio previa, e non abbiamo trovato niente. Questa è la prima domanda.»

«Poi lei parlava della lobby gay – ha proseguito -. Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d’affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby…questo è il problema più grave. E la ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante».

E’ la seconda volta che l’attuale papa parla dell’omosessualità. La prima volta lo fece tramite l’enciclica scritta a quattro mani con il papa emerito Joseph Ratzinger nella quale scrisse contro i matrimoni gay.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...