IL PIU’ GRANDE GAY PRIDE

Un milione e mezzo di persone sfilano all’Europride di Colonia, tra politica e kitch, carri e boa di struzzo. Mai così tanti, per affermare la propria visibilità in un’Europa sempre più gay-frendly.

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COLONIA – E’ il ponte sul Reno una delle foto simbolo di questo Europride 2002 qui a Colonia, addobbato con le bandiere arcobaleno in verticale.

Filippo, un ragazzo di Colonia che ci accompagna in questo tour all’Europride, ci dice scherzando "così mi sento accettato"; ma in fondo, è proprio questo il senso di quelle bandiere che svettano e sventolano orgogliose: sono il simbolo di una città che celebra una comunità, e non più di una comunità che si celebra in una città.

Colonia, Germania, 7 luglio 2002. Europride 2002. Celebrazione europea dell’orgoglio gay, lesbico, bisessuale e transessuale. La comunità glbt di mezza Europa si è data appuntamento qui in Germania, per unirsi in una festa già consolidata, la CSD di Colonia dove CSD sta per Cristopher Street Day, dal nome della strada di New York simbolo del movimento gay mondiale, sede del mitico Stonewall. Ed erano un milione e mezzo, secondo gli organizzatori, od un milione, secondo la stampa locale, coloro che si sono uniti in quella che dal palco hanno potuto a ragione definire come la più grande manifestazione del 2002 e la più grande manifestazione gay che in assoluto si è svolta sulla faccia della terra.

Un grande evento commerciale, sicuramente, ma assolutamente non privo di elementi politici. A due mesi dalle elezioni tedesche e con un movimento gay che qui a Colonia è storicamente molto forte, la marcia non poteva essere solo una grande festa. E così, in una Germania che da poco ha riconosciuto le coppie gay e lesbiche, non resta che far sfilare la propria visibilità: di donna, di donna madre, di genitore di gay, di genitore gay, di poliziotto, di ufficiale dell’esercito tedesco, di manager, di persona sieropositiva. Sfilano anche i partiti politici: i verdi, con due bellissimi carri colorati, i liberali dell’FPD, i socialdemocratici dell’SPD ed infine, su un pullmino dell’ex DDR che era alla fine dei suoi giorni e che infatti li ha lasciati a piedi dopo pochi metri di sfilata, gli ex comunisti della PDS, il partito della Germania dell’Est.

Al termine, sul grande palco lungo il Reno, sono cento i palloncini neri che vengono fatti volare al cielo: rappresentano tutti coloro che nell’anno sono morti al mondo perchè omosessuali: le violenze degli skinheads e delle destre omofobe nella vecchia Europa, la barbarie di ciò che accade in alcuni paesi islamici, le pressioni psicologiche a volte insopportabili subite da gay e lesbiche in tutto il mondo, sui luoghi di lavoro, in famiglia. Un momento di straordinaria commozione, in cui la piazza si è fatta silenziosa. Ma non è l’unica cosa seria che accade in questa straordinaria festa: almeno un quinto del corteo è dedicata all’AIDS, alla prevenzione, alla solidarietà nei confronti delle persone sieropositive. Una cosa davvero straordinaria, soprattutto quando paragonata ad un paese dove l’AIDS "non esiste" non più e non solo perchè le istituzioni se ne sono sempre occupate poco e male, ma anche perchè ormai neppure il movimento gay se ne occupa più di tanto.

Colonia è invasa da gay e lesbiche. Le strade, le piazze, i vicoli: si arriva a pensare che tutti i passanti siano gay, e a ritenere eterosessuali solo le coppiette lui-lei mano nella mano o che orgogliosamente si sbaciucchiano per strada, ad ostentare una loro "diversità". Colonia è tappezzata di bandiere arcobaleno: lo è l’hotel in cui alloggiamo, che in settimana è un hotel per uomini di businnes; lo è l’elegantissimo hotel di fronte al duomo della catena di Le Meridien, che si è "fasciato" della bandiera rainbow; lo è il palazzo del Comune; lo è il ponte sul Reno. Manca solo il Duomo, ma per quello dicono che dovremo aspettare ancora un po’.

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Di italiani ce ne sono pochi, ma non manca la delegazione "ufficiale" del CIG milanese. 25 ragazzi e ragazze venuti da Milano su un pullman, che hanno fatto una cosa davvero straordinaria: portare l’Italia e le nostre bandiere in questa marcia, allestendo un carro, prendendosi una caterva di meritati applausi dagli spettatori. Qual’era l’inno? Se il carro turco suonava musica "aborigena", se quelli tedeschi impazzivano di musica americana e tedesca, c’era una sola cosa che i ragazzi di Milano potevano fare e l’hanno fatta. Il suo nome è Raffaella Carrà. Scontata, certo, ma non per questo inopportuna o sbagliata.

Ma è il colore l’elemento dominante della festa. Sempre Filippo ci dice che ormai questa è la festa più bella di Colonia, perchè è l’unica in cui la gente, anche quella eterosessuale, si diverte per davvero. Più che al carnevale.

E allora, ecco il trionfo del colore: i sei colori dell’arcobaleno gay, innanzitutto, ma anche il rosa, ovviamente, il viola delle donne, il rosso delle divise dei pompieri-orsi su uno dei più bei carri della sfilata (un enorme carro dei pompieri…), il nero dei leather e dei feticisti. E poi, uno sfoggiar di piume, di tacchi, di boa coloratissimi: il trionfo del ‘politically uncorrect’, con un’arte del travestitismo mai volgare, ma solo e semplicemente kitch.

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L’Italia non è distante. Tra Schengen e l’euro, l’unica cosa che ti fa capire che non sei nel Belpaese è che la lingua parlata non è la nostra. Ma dal punto di vista gay, ancora una volta la distanza è davvero abissale.

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