Il Pride del Vescovo e quello delle Famiglie Arcobaleno

Al Pride il vescovo di Imola non c’è stato e dice cose non vere affermando che non c’erano bambini. Al contrario, la presidente delle Famiglie Arcobaleno racconta un gran bel Pride familiare.

ROMA – Continua l’offensiva (in tutti i sensi) della Chiesa contro gli omosessuali. Un vescovo, quello di Imola, vuole dire la sua sul Gay Pride (al quale, supponiamo, non sia andato), e scrive sul Resto del Carlino che “Al gay pride hanno partecipato certamente dei giovani, ma non erano il futuro dell’Italia, perché non avevano bambini. Hanno occupato la piazza oggi, ma non l’occuperanno domani, perché non avranno un domani. Le loro provocatorie rivendicazioni sono prive di prospettiva, la loro richiesta di accedere al matrimonio si risolve nella delegittimazione del patto più impegnativo e fruttuoso tra esseri umani.” Il vescovo poi, tanto per dimostrare ancora una volta che il clero non si occupa di politica, attacca con forza quegli “uomini di governo che fingono di non avvedersi dell’impossibilità di convivere in una società senza regole e dell’immoralità insita nel relativismo spacciato per pluralismo.”

Le esperienze estere dimostrano abbondantemente che sono nel giusto quelle democrazie nelle quali le regole valgono per tutti, senza avvantaggiati e svantaggiati, e che il tanto deprecato “relativismo” è certamente più democratico ed evoluto dell’Assolutismo della Verità (quella di una religione) che vice invece nei regimi teocratici.

Chiunque sia stato al Pride di sabato scorso avrà invece visto che di bambini ce n’erano molti, sulle spalle del proprio papà o mamma, e a bordo del trenino delle Famiglie Arcobaleno, la cui Presidente Giuseppina La Delfa ha scritto una bella lettera aperta nella quale racconta un altro Pride rispetto a quello apocalittico-terroristico immaginato dal monsignore di turno. “Siamo stati al Gay Pride insieme ai nostri bellissimi figli, – scrive La Delfa – come ogni anno dal Pride di Grosseto del 2004. (…) I genitori di Famiglie Arcobaleno (…) concentrano tante delle loro energie all’inserimento dei propri figli nella società, con grande successo devo dire e ciò dimostra che la gente chiede solo di conoscere e essere informata. Le persone che criticano e rifiutano la nostra scelta di diventare genitori dovrebbero sapere che sono loro i principali e unici responsabili dei danni o sofferenza che i nostri figli potrebbero vivere. Che se ne assumano l’intera responsabilità! Noi intanto, li prepariamo a controbattere alla loro grandissima ignoranza, e alla loro grandissima prepotenza. Li prepariamo grazie a quelli che ci hanno preceduti, in altri paesi lontani e vicino dove i figli di gay e lesbiche sono già adulti e a loro volta genitori, li prepariamo con lo studio e la conoscenza che abbiamo di questa realtà sempre più diffusa ovunque. Nessuno più riuscirà a soffocare e a annientare il nostro desiderio di genitorialità. Intanto Famiglie Arcobaleno rappresenta centinaia di famiglie che crescono centinaia di figli, totalmente ignorati se non insultati dalle istituzioni della Stato italiano. Sono cittadini italiani di seconda categoria poiché hanno l’unico torto di essere stati desiderati, messi al mondo e cresciuti da genitori omosessuali. Il Ministro Bindi e altri esponenti della politica esprimono loro personalissime opinioni quando dicono che un bambino ha bisogno di un papà e di un mamma per crescere bene, opinioni che però sono messe in discussione dalle ricerche internazionali in merito. Un Ministro dello Stato che ha a cura la difesa e la protezione della famiglia non può basare la sua politica su opinioni personali. Un Ministro non solo deve informarsi e modificare le sue opinioni alla luce delle ricerche scientifiche e governative fatte da decenni in tutto il mondo ma anche quando queste non sono sufficienti a farle cambiare opinioni, un Ministro dello Stato deve prendere atto dei fatti.” La Presidente dell’associazione degli omosessuali con figli aggiunge che “Non siamo più disposti a subire : la politica italiana e la chiesa ne prendano atto come prendano atto dell’esistenza dei nostri figli. I figli e le figlie degli omosessuali hanno diritto come tutti i cittadini italiani ad essere garantiti nella loro dignità di persone, nei loro affetti, nei loro beni anche e soprattutto nei momenti di crisi.”

L’appello ai politici si chiude con un invito a una lettura indispensabile: “Nouveau Guide bibliographique de l’homoparentalité 2007” (éditeur APGL), la nuova guida bibliografica all’omogenitorialità, che raccoglie e commenta più di 1000 studi fatti nell’arco di oltre trent’anni in diversi paesi nei campi del diritto, della psicologia, della sociologia sui genitori omosessuali e lo sviluppo dei loro figli. Chissà se al Ministero della Famiglia avranno voglia di leggerlo. (Roberto Taddeucci)

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