Il Pride, il cardinale e la promessa di Pisapia

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Dopo il Pride più grande mai organizzato a Milano e la promessa di Pisapia per il registro delle unioni civili, la maggioranza, su questo, inizia a scricchiolare. E...

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A un mese dalle elezioni milanesi e a una settimana di distanza dal Pride si possono iniziare a fare alcune valutazioni più meditate sulla situazione ambrosiana. L’ondata di partecipazione che ha accompagnato la campagna elettorale per Pisapia e ha portato alla vittoria dei referendum cittadini promossi dal comitato MilanoSìMuove si è protratta sino al 25 giugno giorno del Pride che con almeno 60.000 persone è sicuramente stato il più grande mai organizzatosi a Milano. Per la prima volta è arrivato anche il patrocinio del Comune e l’assessore alla Politiche Sociali, Pierfrancesco Majorino, ha sfilato in testa al corteo per poi parlare dal palco improvvisato in Piazza Castello. Majorino ha detto che "Milano può diventare un laboratorio per costruire buone politiche sul tema dei diritti civili" e che "il registro delle unioni civili è nel programma della coalizione che si cimenterà subito con questo tema". Tutto bene allora? Mica tanto perché al Pride c’è stata un’assenza pesante. Mentre il Presidente degli Stati Uniti ha ricevuto il Pride alla Casa Bianca, Giuliano Pisapia non si è fatto vedere sabato 25, ma il giorno successivo è andato in piazza Duomo per una triplice beatificazione. Certo il Sindaco di una grande città ha mille impegni ha sostenuto qualcuno, ma la costruzione della sua agenda e delle sue priorità è un atto squisitamente politico e la scelta di non partecipare al Pride non rassicura di certo.

La situazione a Milano si sta infatti facendo assai complicata. Benché Pisapia abbia ribadito dopo il Pride che il registro si farà, la Giunta e la maggioranza cominciano a scricchiolare con chi si dice contrario al matrimonio gay, sul quale ovviamente il Comune non ha competenza, e chi si dice addirittura contrario allo stesso registro delle unioni civili. Le pressioni alle quali la maggioranza è sottoposta sono parecchie e un segnale inquietante è la sostituzione dell’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, di orientamento progressista e simpatizzante del nuovo Sindaco, con l’ex patriarca di Venezia Angelo Scola, accomunato nel cognome al grande regista di Una giornata particolare, ma di tutt’altra pasta. Scola, il Patriarca, si è infatti distinto per le sue critiche omofobe alle Giornate di Cinema Omosessuale che si tengono da anni in concomitanza con la Mostra del Cinema a Venezia. Soprattutto, però, non ha risparmiato di diffondere, anche dagli studi di Porta a Porta, le sue idee contro ogni riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Come ha dichiarato Franco Grillini, "si conferma la tendenza del Vaticano a fare opposizione alle giunte di centrosinistra soprattutto laddove ci sono sindaci schierati su posizioni libertarie in materia di diritti civili". Lo scontro che si profila, però, non è così aperto come immagina Grillini, ma mira a minare la maggioranza facendo leva sulla sua componente cattolica.

Saranno queste preoccupazioni che hanno portato Pisapia ha dichiarare che "c’è semplicemente una dichiarazione, e una verifica da parte del Comune che quella unione di fatto sia realmente esistente e non uno strumento per avere vantaggi di qualsiasi tipo". Non a caso Majorino ha fatto riferimento al modello padovano: nella città di Sant’Antonio, dal 2006, il Comune può rilasciare un’attestazione di "famiglia anagrafica basata su legami affettivi", ma che ha un valore meramente simbolico. Questo allora è il grande rischio che si corre a Milano: che l’impegno programmatico a "riconoscere la pluralità delle forme di comunione di vita", "a promuovere la parità […] contrastando ogni discriminazione in tutti i settori dell’attività del Comune" e a istituire un registro che non sia "un atto simbolico, ma funzionale all’adozione di politiche e di atti non discriminatori" venga annacquato e ridotto all’ennesima foglia di fico.

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L’Associazione Radicale Certi Diritti, unica tra le associazioni lgbt milanesi a partecipare al workshop "La città dei diritti" dell’Officina Pisapia, non ha perso tempo e ha scritto una lettera aperta a Majorino per ricordargli i punti essenziali del suo programma e per portarlo a conoscenza della delibera che il Comune di Torino ha approvato nel 2009. Questo è il modello al quale Certi Diritti chiede d’ispirarsi per via dell’impegno che il Comune di Torino si è preso "a tutelare e sostenere le unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l’integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio" attraverso singoli atti e disposizioni degli Assessorati e degli Uffici competenti.

La partita è ancora tutta aperta, ma si deve concludere il prima possibile. Il tempo gioca a nostro sfavore perché più passano i mesi più l’entusiasmo della maggioranza rischia di logorarsi aprendo ulteriori spazi alle ingerenze della Curia.

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