Il Roma Pride 2010 nella bufera: è tutto contro tutti

A poco più di un mese dal via l’organizzazione del Pride capitolino è in alto mare. Associazioni in fermento dopo il ‘j’accuse’ del Mario Mieli, con un comitato organizzatore atteso per il 7 maggio

Un inatteso tsunami. Ponendosi un semplice quesito, "Roma Pride 2010: cosa accade?", il Mario Mieli pochi giorni fa ha gettato un sasso nello stagno glbtiq della capitale, creando un’ondata di reazioni. Sincera e diretta la lettera pubblicata sul sito ufficiale del Circolo di Cultura Omosessuale da Rossana Praitano, Presidente del Mario Mieli, polemica nei confronti delle altre realtà associative interessate all’organizzazione del pride romano, volontariamente indirizzato verso un’edizione più provinciale e di nicchia rispetto agli anni passati.

La denuncia e l’addio – "Roma Pride 2010: cosa accade? È la domanda che si stanno ponendo in molti e non solo i volontari del Circolo di Cultura omosessuale al Mario Mieli, l’associazione che si occupa di organizzare l’evento. Sono state due fino ad oggi le riunioni indette per discutere sul da farsi, e entrambe hanno visto la presenza delle altre associazioni che erano state invitate per un’organizzazione che fosse più collegiale secondo un assunto, da molti anni dato per pacifico, secono cui il Pride della capitale ha una rilevanza, un contenuto politico e un interesse nazionali, al di là della altrettanto pacifica coesistenza con i vari Pride nazionali itineranti. Ma dopo l’ultimo incontro è scoppiata una frattura, che ha fatto dire ai rappresentanti del Mieli di essere "in totale disaccordo su tutti i punti" che ha portato l’associazione a decidere di non "entrare nel comitato stesso e quindi ha fatto un passo indietro sull’organizzazione, nonostante ci fosse la condivisione su molte nostre argomentazioni di altre realtà presenti".

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Il comitato senza il Mieli – "Ci siamo lasciati con la decisione presa – dicono dal Mieli – e con il risultato che Arcigay Roma, Di’Gay Project e Certi Diritti Roma avrebbero costituito un comitato organizzatore per l’evento. Ovviamente il Mieli ha fatto presente che secondo noi costoro, per loro stessa iniziativa, si assumevano l’onere di un quadro profondamente mutato, oltre che la responsabilità di avere intrapreso una strada nuova con una tempistica per noi assolutamente irragionevole per il buon esito di un evento vicinissimo; se si sente la necessità di costruire legittimi percorsi nuovi, questi vanno costruiti con modalità e tempi congrui". un’entità, questo comitato, che il Mieli definisce indefinita senza che nulla sia stato specificato su "come dovesse essere strutturata al proprio interno, esattamente perché non lo sanno ancora"

Il Workshop – Chiamata più o meno direttamente in causa, Imma Battaglia, presidente del Di’Gay Project, ha voluto precisare sul suo blog che qualcosa, per quanto riguarda il Pride romano, si muove: "Cosa accade al Pride romano? Accade che un gruppo di persone e di associazioni, in due successive riunioni tenutesi il 17 e il 24 aprile, ha posto al Circolo Mario Mieli alcune riflessioni in merito alla gestione, l’organizzazione e la funzione del Pride. Il panorama LGBT nell’ultimo decennio è completamente cambiato: all’oscurantismo della politica si è contrapposta una vivacità, un fermento ed un attivismo enorme, che comprende realtà culturali, sportive, religiose, legali, commerciali e politiche, nel senso più ampio di questa parola e in maniera assolutamente trasversale. Il Pride deve essere in grado di rappresentare tale complessità in maniera paritaria". "E’ stata dunque fatta al Mario Mieli una richiesta di buon senso – continua la Battaglia – : la costituzione di un soggetto unitario per l’organizzazione del Pride, come avviene nel resto d’Italia e del mondo. Un percorso che, visti i tempi molto contenuti, poteva iniziare con la creazione di un gruppo di lavoro per condividere l’organizzazione, la gestione politica e organizzativa e gli impegni economici del Roma Pride." 

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di Federico Boni