IL SUSSULTO LAICO DEL GAY PRIDE 2007

Le paure di chi ha preferito non andare in piazza fugate, per fortuna, da una bellissima festa dell’orgoglio gay durata 5 chilometri

Ieri sera siamo andati in un locale famoso di Roma dove si è tenuta una festa di “pre-Pride”: tanti etero ma anche tanti gay che di solito non vanno lì il venerdi, ma la domenica. Tanti gay che ballano le “loro” hits, che si baciano e si divertono come se fosse la cosa più normale del mondo farlo davanti ai loro coetanei etero. Del resto è il giorno prima del Pride: perché non essere orgogliosi. Eppure c’è anche un ragazzo che ci confessa di non avere il coraggio di andare a manifestare per strada. “Abbiamo paura dei fasci”, mi dice. I manifesti di Forza Nuova, forse, hanno convinto qualche romano in più ad andare al mare ma, viste le presenze, hanno tolto gli ultimi dubbi a chi avrebbe dovuto affrontare un viaggio per arrivare fin qua.

 
 
Ci sono persone che hanno deciso di essere presenti in tanti modi.
C’è un ragazzo con un completo estivo di Dolce e Gabbana e dei pantaloncini la cui misura farebbe impallidire qualunque minigonna. C’è più di un ragazzo vestito da prete e qualche ragazza vestita da suora. Alcuni trans portano orgogliosamente i colori dei loro paesi, altri non portano nulla se non un misero filino che copre loro le parti intime. Ci sono ragazzi con pantaloncini e canottiera come tanti se ne vedono al mare. C’è anche qualcuno che porta camicia e cravatta con la stessa disinvoltura di chi indossa borchie, pelle e catene. Un ragazzo porta al collo un cartello piccolo con su scritto “Arrendetevi. Siamo ovunque!”. Sono le facce del Gay Pride 2007.
 
Poco di nuovo e tanto di già visto rispetto a tanti altri Pride. Quello che c’è di diverso è altro ed è la voglia di contrapporsi: ai cattolici organizzati del Family Day, ai teodem, ai fascisti che temeva il ragazzo incontrato nel locale.
 

E poi sono diverse le rivendicazioni. Nella piattaforma di questo Pride c’è la parola “matrimonio”. Da queste parti sembra che i DiCo non bastino più a nessuno.

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Eppure, le polemiche che quel piccolo DDL si è portato appresso e che lo hanno quasi affossato, fanno apparire la richiesta di matrimonio di gay e lesbiche ancora più assurda. Una provocazione in puro stile Gay Pride.
A proposito, di coppie se ne vedono tante in giro. Allora abbiamo provato a chiedere a qualcuna di loro se fosse disposta a fare il grande passo nel caso il Parlamento decidesse in tal senso. Qualcuno ride, qualcun altro, pochi, dice di si. José e Antonio, spagnolo il primo, italiano il secondo, il passo da coppia di fatto a famiglia riconosciuta lo hanno già fatto. Nel pese di José ovviamente. “Siamo venuti qua perché i miei connazionali non hanno il privilegio che ho avuto io, e cioè poter sposare uno spagnolo – dice Antonio -.”

I tanti del Gay Pride hanno voglia di provocare, come sempre. Non solo con i costumi e i cartelli. A volte basta una parola. Quella di quest’anno si chiama “matrimonio”. L’importante è avere coraggio, di venire e di urlarlo. Come si dice: “il torto è sempre degli assenti”. Il Family Day insegna.

di Daniele Nardini