Il Toscana Pride torna a Pisa a 40 anni dal primo pride italiano

Sono attese 10.000 persone nella città della Torre, ma il Comune non darà il patrocinio.

Era il 24 novembre 1979. Un data importante per la comunità LGBT+ italiana: il primo pride del nostro Paese. A 40 anni di distanza, la parata torna a Pisa questo sabato con il Toscana Pride, edizione 2019. Nel documento politico si parla di una:

resistenza quotidiana all’omofobia e alla transfobia, al razzismo, al sessismo e alla cultura dell’odio che chiude i porti e mette a rischio i diritti faticosamente conquistati.

E proprio con questo ideale, sabato 6 luglio sono attese 10.000 persone che invaderanno le strade della città, sfilando per le vie del centro e continuando a lottare come quel giorno di fine novembre di 40 anni fa. 

Ci attendiamo una grande partecipazione da tutte le città toscane e non solo. Contiamo di ospitare fino a diecimila persone. In un momento storico in cui assistiamo a nuove ondate di violenza istituzionale, ripartiamo dalle nostre radici.

Queste le parole di Junio Aglioti Colombini, portavoce del Comitato Toscana Pride. Non è un caso che questo pride torni dove tutto è cominciato, almeno per il movimento LGBT italiano, visti anche i 50 anni dai Moti di Stonewall. Un modo, come spiega appunto il portavoce, per “ripartire dalle radici“.

Due ospiti d’onore a ricordare la prima parata italiana

A testimoniare quanto accadde 40 anni fa a Pisa, ci saranno due figure che hanno segnato la storia della comunità, Porpora Marcasciano e Andrea Pini.  La prima è un’attivista transfemminista, oltre che presidente onoraria del Mit (Movimento Identità Trans). Il secondo è invece un membro del Collettivo Orfeo, che nel 1979 coordinò l’organizzazione del corteo. 

Al Toscana Pride aderiranno 50 attività del centro di Pisa. Sono bar, ristoranti, alberghi e negozi che vogliono dare il loro sostegno arredando le vetrina con i colori dell’arcobaleno. Oltre 60 invece gli sponsor che hanno dato il patrocinio alla manifestazione. Ci sono la Regione Toscana e quasi tutte le province: Pisa, Livorno, Massa-Carrara, Pistoia  e Grosseto. Dal sindaco Nardella, per la prima volta, è arrivato anche il patrocinio da parte di Firenze e dai comuni di Livorno e Carrara. Infine, hanno dimostrato il loro appoggio altri 19 comuni della provincia.

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La Scuola Normale Superiore di Pisa, i Cug (Comitati unici di garanzia) dell’Università di Firenze, dell’Università per Stranieri di Siena e della New York English Academy hanno dato anche loro il patrocinio. Altri Comuni poi aderiranno alla rete R.E.A.D.Y. E il comune di Pisa?

Pisa non darà il patrocinio al Toscana Pride

Pisa è una delle poche città toscane che non darà il patrocinio alla manifestazione. E’ arrivato un secco no dall’amministrazione, andata alla Lega dopo le elezioni di fine maggio. Come giustificazione, il sindaco ha spiegato che

siamo contrari a certe teorie nell’educazione dei minori.

Rispetta la libertà sessuale e rinnega le discriminazioni, ma questo non significa che aderirà a queste istanze, come definisce appunto il Toscana Pride. Per mostrare quanto contraria sarà la sua amministrazione, ha anche deciso di uscire dalla rete R.E.A.D.Y.