Il “tutto o niente” è un lusso per pochi, questa legge è per tutti

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“Il tutto o niente” è un lusso per pochi gay privilegiati, mentre questa legge sarà per tutti: l'opinione di Marco Palillo

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roma_pride_2015Cari sorelle e fratelli LGBTI,

io capisco tutto: capisco il dolore per lo stralcio della stepchild, la frustrazione di una battaglia che sarebbe potuta andare diversa, la piena uguaglianza che si realizzerà solamente con il matrimonio. Tutto giustissimo. Ciò che non capisco è come fate a non festeggiare l’approvazione delle unioni civili. Come fate ad essere tristi, con le facce imbronciate. Come avete potuto, anche solo per un minuto, chiedere che la legge venisse bocciata facendo sponda con gli anti-gay di professione.

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Al Senato si è scritta una pagina storica per noi omosessuali italiani, che aspettavamo da più di trent’anni. Non è la vittoria di Angelino Alfano, né di Matteo Renzi, ma la vittoria di Walter che è morto di tumore prima di poter sposare il suo compagno. E’ la vittoria di Maurizio a cui dopo vent’anni di vita comune non hanno consegnato le ceneri del suo partner. E’ la vittoria di Mariaelena che non ha potuto decidere del fine vita della sua compagna. E’ la vittoria di tante sorelle e fratelli gay, lesbiche e transessuali a cui sono stati calpestati i diritti basilari. E’ una vittoria di tutti quelli che hanno dovuto subire umiliazioni inaccettabili. Molti di noi hanno lottato e continueranno a lottare contro queste sopraffazioni di uno Stato cinico, a volte barbaro, alcuni sono anche morti per denunciare il vuoto normativo che ha attanagliato le nostre vite per lungo tempo costringendoci alla clandestinità. Se è vero che l’uguaglianza non è arrivata, possiamo però finalmente dire che la clandestinità è finita: i nostri amori non sono più un fatto privato, ma hanno dignità pubblica e una valenza riconosciuta dal legislatore.
milpridecuoriChi si permette di dire “No, grazie”, evidentemente non ha avuto modo di toccare con mano la sofferenza e il dolore delle coppie omosessuali.
O forse è talmente cinico da non accorgersi davvero della portata epocale di questa legge. Il vuoto normativo sui diritti ha infatti lasciato un enorme bagaglio di sofferenza e frustrazioni nel paese. Negli anni in cui ho lavorato con prima con Paola Concia alla Camera e poi con Sergio Lo Giudice al Senato ho avuto modo di ricevere lettere da tutta Italia. Ho toccato con mano quella sofferenza nata dalla clandestinità: ragazzi, adolescenti, uomini, vecchi, ne abbiamo aiutati tantissimi insieme alle associazioni LGBTI, ma non siamo riusciti a proteggere tutti. La legge approvata dal Senato ci offre quella protezione.

Chi non lo capisce, quelli che urlano “Tutto o niente”, non ha nessun rispetto per quella sofferenza. Loro ci indicano cinicamente un presente d’incertezza, nel quale non poter tutelare le nostre famiglie e i nostri affetti, in nome di un’idealità che per molte coppie omosex suona come un “lusso” che non possiamo più permetterci. Probabilmente quelli del tutto o niente, sono omosessuali privilegiati o forse soli, che non sanno cosa vuol dire vivere in uno Stato che non tutela la tua vita familiare. Sicuramente questi nostri fratelli e sorelle sono un po’ egoisti, perché non si rendono conto delle difficoltà che già oggi vivono migliaia di coppie LGBTI, ma soprattutto non si rendono conto della felicità che si spargerà questa primavere quando ci potremmo finalmente sposare (scusate se non uso il termine unirsi civilmente, perché come dice Sacconi, se miagola è gatto).

pride_famiglieE’ ovvio che vogliamo tutto e da domani continueremo a lottare per l’uguaglianza, per i bambini delle Famiglie Arcobaleno, ma intanto abbiamo rotto un muro: pensate alla coppia gay nel paesino più recondito della Sicilia che avrà la possibilità di veder riconosciuto il proprio amore davanti allo Stato. Abbiamo anche protetto i bambini, non certo come avremmo voluto, ma comunque in un modo più avanzato rispetto a prima: perché è evidente che se lo Stato riconosce le coppie gay come formazione sociale, i bambini che crescono all’interno di essa avranno maggiore tutele e diritti.

Ma soprattutto abbiamo mandato un messaggio chiaro e di rottura a quelle migliaia di ragazzini gay che da oggi potranno iniziare a immaginare un futuro migliore. Un futuro nel quale sfuggire alla clandestinità e immaginare una vita alla luce del sole, magari un amore, una famiglia. Ricordo una volta che un mio fidanzato mi disse “Ti sposerei” lo disse col sapore della sfida, come fosse una cosa lontanissima da noi, impossibile. Eravamo davvero giovanissimi e innamorati, quelle parole ci sembravano un miraggio. Ecco, presto queste parole non saranno più impossibili ed ogni ragazzino gay o lesbica potrà dire ad alta voce “Ti sposerei” alla persona che ama sapendo che c’è una possibilità nell’ordinamento. E allora “il tutto o niente” è un alternativa cinica che lascio volentieri a chi se la può permettere: ai ricchi gay professionisti che possono tutelarsi con i soldi, a quelli che vanno all’estero, a quelli che hanno costruito una carriera sul vuoto normativo, ai giovani idealisti. Solo per quest’ultimi ho un immenso rispetto, perché saranno loro la forza di una nuova stagione d’attivismo per il matrimonio egualitario.

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