In Cina il primo bar gay: si distribuiranno condom gratis

Ad aprirlo il fondatore di un’associazione per la prevenzione del’Aids. All’inaugurazione, in un paese di provincia, ben 70 persone. La polizia: “Li proteggeremo”.

Dopo un rinvio di tre settimane, il primo bar per gay della Cina approvato dallo Stato ha aperto i battenti a Dali, una località turistica nella provincia meridionale dello Yunnan. Secondo l’agenzia Nuova Cina, che ha dato la notizia, all’inaugurazione erano presenti una settantina di persone, in maggioranza gay, tra cui dieci volontari venuti da altre città della Cina. "Il loro arrivo – ha dichiarato il proprietario del bar, Zhang Jianbo – mi è stato grande aiuto". "Pensavo – ha proseguito – che tutta la pubblicità che c’è stata avrebbe spaventato molte persone, invece sono venuti in tanti, anche da fuori Dali". Zhang, che ha 36 anni, è anche il direttore del Dipartimento Dermatologico dell’Ospedale numero 2 di Dali e il fondatore della locale Associazione per la Prevenzione dell’ Hiv/Aids.

Le polemiche che hanno preceduto l’apertura del locale pare siano nate da un enorme malinteso. Un finanziamento di 120mila yuan (12 mila euro) concesso dal governo locale all’ Ospedale numero 2 per le sue iniziative contro l’ Aids, infatti, era stato confuso dalla stampa con un investimento del governo nel bar per gay. Il locale rimane il primo in Cina ad essere aperto con l’ esplicito consenso delle autorità di governo in una città minore. "Non lo chiuderemo, anzi, lo aiuteremo", ha chiarito un funzionario locale. L’apertura, prevista inizialmente per il primo dicembre, è stata rinviata "per proteggere la privacy dei volontari e dei clienti" dopo la curiosità mostrata dai mezzi di comunicazione cinesi e stranieri per l’avvenimento, afferma l’agenzia. Zhang Jianbo ha affermato che il locale sarà aperto tutti i giorni, fino a mezzanotte, e che i prezzi verranno tenuti al livello più basso possibile.

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"L’obiettivo non è il profitto, ma promuovere la consapevolezza sull’Aids in Cina – ha spiegato -. Per questo verranno distribuiti preservativi gratis ai clienti". In Cina, l’omossessualità è stata considerata un reato fino al 1997 e fino al 2001 appariva nell’elenco delle malattie mentali. Da alcuni anni nelle grandi città come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen esistono ritrovi e i siti web per omosessuali sono seguiti da decine di migliaia di persone. La vita degli omosessuali rimane difficile, e di solito rigorosamente clandestina, nella Cina rurale, dove ancora vive la maggioranza della popolazione e dove gli utenti di Internet sono una esigua minoranza. Secondo un articolo del 2005 del quotidiano China Daily, gli omosessuali in Cina sono circa 30 milioni ma "la maggioranza preferisce non dichiararlo".