In provincia di Venezia c’è la “tassa” sull’HIV

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Chi dichiara di essere sieropositivo all'appuntamento per il rinnovo della patente viene costretto a ripresentarsi ogni due anni. Il direttore della Asl conferma: "Se vogliono, facciano ricorso".

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Rinnovo della patente ogni due anni, rispetto ai normali dieci, con conseguenti spese di bolli e certificati. È quanto ha denunciato Carlo (nome di fantasia, ndr) un lettore di Gay.it in cura alla Usl di

Mestre. "Tutto è iniziato nel 2007 – ci racconta – quando allo scadere della patente mi sono presentato davanti alla commissione medica. Come sempre accade ho dovuto affrontare soltanto una rapida verifica oculistica e nient’altro. Quando però mi è stato chiesto se assumo farmaci ho risposto ingenuamente che sono in terapia perché sieropositivo. A quel punto i medici si sono guardati e mi hanno prescritto di tornare dopo due anni. Nel 2009, stessa storia, mi hanno detto di ripresentarmi nel 2011 e quando ho chiesto se potevano darmi un periodo un po’ più lungo di scadenza, mi hanno risposto: ‘Se le sta bene è così, altrimenti le dico di tornare anche domani‘". Qualche settimana fa l’ultima visita e l’ulteriore rinvio ai due anni successivi, una prescrizione che non è esente da costi (50 euro circa, il costo di ogni rinnovo fra bolli e certificati) e che è vissuta da Carlo come sopruso spingendolo a renderla pubblica.

In effetti, la decisione della commissione medica non sembra dettata da motivazioni solide. Sebbene sia auspicato un controllo periodico per stati di salute invalidanti per la guida come l’epilessia non si capisce l’utilità nel caso del virus dell’HIV. Anzi, gli unici parametri che consentono di verificare il progresso – o regresso – dello stato di salute di una persona sieropositiva, cioè carica virale e difese immunitarie, non sono nemmeno controllati. Tutto si limita a una veloce verifica della vista. "Il mio infettivologo mi ha addirittura fatto un certificato in cui dichiara che godo di ottima salute", aggiunge Carlo. Ma anche questo non è servito a far cambiare idea ai medici.

Contattato dalla nostra redazione, il Direttore del dipartimento prevenzione Ulss 12, Rocco Sciarrone, ha confermato la prassi in vigore per chi afferma di assumere la terapia anti-Aids: "Tutti gli HIV positivi vengono trattati in egual modo" e "poiché, tutti pensano ed anch’io lo credo, che la commissione non ha la verità in tasca, la legge a tutela degli utenti ha previsto il ricorso contro la decisione della commissione". In altre parole: chi pensa di subire un trattamento ingiusto può sempre far ricorso. Le marche da bollo non saranno di certo un problema.

di Daniele Nardini

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