In quanti cinguettano “frocio”? Lo dice il contatore

In Usa l’Advertising Council e GLSEN rendono noto che parole omofobe come “finocchio” l’espressione “è una cosa da gay” stanno aumentando vertiginosamente sul social network. È reale emergenza?

La campagna contro l’omofobia TBYS-Think Before You Speak (Pensa prima di parlare) dopo aver chiesto a volti noti tra i teen-agers di chiedere al loro pubblico di non usare espressioni offensive e inutili come It’s so gay, ha pubblicato una la seconda parte della campagna in cui si mette in luce come l’uso di questa espressione e di altri due termini come fag, finocchio, e dyke, un brutto appellativo per la parola lesbica, vengano sempre più spesso usati nel gergo comune ma soprattutto in un social network popolare come Twitter. Secondo la TBYS nel corso di un solo anno, il loro utilizzo sarebbe passato da poche di centinaia di citazioni giornaliere a circa 20.000. Il dato è decisamente preoccupante anche se diverse associazioni glbtnon sembrano essere d’accordo:

La prima critica che viene mossa a questo "contatore di parolacce" è sulla reale intenzione nell’utilizzo di lemmi che si, sono di cattivo gusto e vanno ad offendere la categoria degli omosessuali, ma che sono entrate a far parte di uno slang e vengono usate spesso anche senza un vero intento discriminatorio.

La seconda critica mossa da altre associazioni glbt fa riferimento al target della ricerca. La campagna contro l’omofobia è rivolta ai bambini mentre Twitter è un social network molto diffuso soprattutto tra utenti di età adulta tra i 35 e i 54 anni. Non potrebbe, quindi, presentare uno spaccato di quello che succede nella società o perlomeno non in tutte le fasce d’età che la compongono.

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La campagna calcola poi la frequenza di parolacce a partire da un minimo di "0". Il dato è decisimente utopistico e irreale. Far scomparire dal vocabolario tutte le espressioni di questo tipo sarebbe un sogno che comporterebbe anche la morte di due temini che fanno ormai parte della lingua inglese. Le associazioni obiettrici credono che sia più efficace puntare ad una diminuzione di termini offensivi e omofobici rendendo l’obbiettivo più facilmente raggiungibile.

L’ultima critica mossa all’Advertising Council e GLSEN riguarda infine la scelta delle parole monitorare. Perché solo 3 e nemmeno le più offensive? Termini come homo, faggot, queer, fairy, batty boy e molte altre sono sicuramente verbalmente violenti e vengono usati con maggior frequenza tra i teen-agers americani.

È molto probabile che i criteri e gli stumenti di questa campagna americana contro l’omofobia non siano stati troppo accurati o che non abbiano offerto un quadro sufficientemente vasto per affermare che quella delle parolacce "omofobe" sia una vera e propria emergenza, tuttavia, contare con quale frequenza espressioni omofobe vengono menzionate sui social network potrebbe essere un’idea assolutamente originale e ci aprirebbe gli occhi su quanto spesso, anche nella nostra società, si abusi di parole come "finocchio" o "frocio", che leggiamo frequentamente su internet ma che sentiamo troppo di sovente per strada.