Incontro omofobo, Expo risponde: “Siamo una piattaforma di confronto”

I Giovani Democratici in presidio in difesa di tutte le famiglie. Ed Expo risponde così

È pronto un presidio in contemporanea alla conferenza intitolata “Difendere la famiglia, difendere la comunità” che si terrà a Milano il prossimo 17 gennaio e vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Costanza Miriano (l’autrice di “Sposati e sii sottomessa”), di Mario Adinolfi (noto per essere uno dei leader del fronte contrario ai diritti delle persone lgbt), del direttore di Tempi (organi di informazione che fa da grancassa alle posizioni e agli eventi di quel fronte) e con le conclusioni del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. A organizzare il presidio sono i Giovani Democratici che hanno intitolato l’iniziativa “Difendere le famiglie per difendere la comunità” . Famiglie, al plurale, perché la famiglie sono tante e diverse e tutte meritano le stesse tutele e diritti. L’appuntamento è per il 17 gennaio alle 14 in Piazza Città di Lombardia, a Milano, e anche le associazioni lgbt si stanno organizzando per essere presenti.

La risposta di Expo arriva su Facebook

Il caso è scoppiato dopo che ieri mattina Gay.it ha pubblicato la locandina dell’evento denunciando proprio l’uso del logo di Expo. Nel pomeriggio, il presidente della commissione Expo al Comune di Milano ha diffuso una nota in cui si dice “sconcertato” per l’accaduto e prende le distanze dall’utilizzo del marchio Expo per iniziative che propagandano “tesi omofobe e oscurantiste”. Intanto, ieri in tarda serata, su sollecitazione di un nostro lettore, sulla pagina Facebook di Expo è stata pubblicata una risposta della società organizzatrice. “Expo è una piattaforma di confronto che non produce sintesi – si legge nel testo – ma lascia spazio a posizioni diverse e spesso antitetiche tra loro. Da questo punto di vista, la ricchezza di Expo è legata alla molteplicità di posizioni di tutti i soggetti coinvolti. Il tema non è come silenziare la voce portatrice da idee diverse dalle proprie, quanto piuttosto capire come utilizzare la piattaforma comunicativa di Expo per comunicare le proprie idee”.

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Abbiamo tentato di contattare l’ufficio stampa di Expo per avere una risposta più articolata, ma, forse considerato il periodo di feste, non ha risposto nessuno.

Le interrogazioni parlamentari

Sulla sua bacheca Facebook, infine, l’onorevole Franco Bordo di Sel ha annunciato che lunedì presenterà una interrogazione al Governo perché “in quanto socio di Expo vi sono i presupposti perché possa intervenire e sospendere tale iniziativa organizzata sotto l’egida di Expo 2015”. E anche i senatori Pd Sergio Lo Giudice e Maria Cecilia Guerra hanno annunciato per mercoledì un’interrogazione in Senato. “L’Expo di Milano sponsorizza un convegno per curare dall’omosessualità. È questa l’immagine che l’Italia vuole dare di sé promuovendo un evento internazionale così atteso? Questo il brand con cui il nostro paese vuole attirare a Milano pubblico da tutto il mondo – scrive Lo Giudice in una nota -? Si salvi l’Expo da questo catastrofico danno di immagine e l’Italia da una pessima figura internazionale”.

AGGIORNAMENTO

“Maroni continua a mostrarsi un governatore inadeguato, degno frutto di quel partito che proprio in Lombardia, negli anni recenti, ci ha mostrato esempi sconcertanti di uso privatistico delle istituzioni – afferma Flavio Romani, presidente di Arcigay, in una nota diffusa nel pomeriggio -. Dopo le circolari irricevibili del ministro Alfano, ecco con Maroni un altro esempio di totale inadeguatezza al ruolo: il presidente confonde evidentemente una parata in camicia verde a Pontida con il governo di una Regione come la Lombardia. E nel farlo dimentica che gay e lesbiche, quelli che gli organizzatori del convegno che ha promosso vorrebbero “curare”, popolano abbondantemente la sua regione”. “Ad aggravare l’insulto – continua Romani – c’è poi l’uso sconsiderato del logo dell’Expo, quasi che l’omofobia e l’ignoranza ottusa del governatore fossero gioielli da mostrare in vetrina, da far conoscere al mondo. Attendiamo a questo punto l’intervento del Governo, correttamente sollecitato da alcuni parlamentari, perché è al Governo che fanno capo le deleghe di chi presiede all’organizzazione del grande evento. È necessario capire se all’apposizione forzata di quel logo corrisponde una volontà politica o quantomeno un assenso. Se così non fosse, sarebbe doveroso un intervento fermo e tempestivo del Governo. In caso contrario, sarà ferma e ostinata la nostra mobilitazione”, conclude Romani”.