India: i genitori scoprono che il figlio è gay, lo sottopongono a uno “stupro correttivo”

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"Il dolore è reale, le lacrime scorrono: certe volte ti senti degradato abbastanza da perdere la voglia di vivere, di respirare".

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India: quello che è accaduto a Sanjoy, ragazzo gay 20enne di Calcutta, è terribile.

Il ragazzo, che vive in India con il suo ragazzo dopo aver lasciato la casa natale, non aveva rivelato ai genitori della sua sessualità: quando loro lo hanno scoperto, hanno assoldato degli uomini per aggredirlo e torturalo, in modo da “fargli imparare la lezione”.

A rivelare il bruttissimo caso di omofobia in famiglia Koninika Roy, un avvocato della Humsafar Trust, una delle associazioni più longeve in India per la protezione della comunità LGBT. “Lo hanno portato da un dottore, volevano fargli un ‘trattamento’. Ma quando il dottore ha detto loro che non c’era nulla di innaturale nell’omosessualità, non l’hanno accettato e hanno deciso che uno ‘stupro correttivo’ sarebbe stato d’aiuto, afferma Koninika. “La violenza nei confronti della comunità LGBT in India è estremamente comune. La sezione 377 del codice penale indiano criminalizza i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso: gli omosessuali non possono vivere liberamente“.

L’avvocato Roy ha diffuso anche un comunicato della coppia colpita: “Non vogliamo fare la parte delle vittime, ma i crimini per l’onore della famiglia in India possono distruggere la vita delle persone LGBT. Il dolore è reale, le lacrime scorrono: certe volte ti senti degradato abbastanza da perdere la voglia di vivere, di respirare. Solo l’amore ci fa essere forti: la nostra forza mentale ci ha dato il carburante per andare avanti e per avere l’attitudine a non arrendersi. Sono riusciti a separarci per qualche giorno ma ora viviamo di nuovo insieme: non ci rimane nulla oltre al nostro amore“.

A febbraio, la Corte Suprema ha affidato la revisione della Sezione 377 a una commissione di 5 persone. Gli avvocati LGBT locali stanno aspettando che la Corte conceda un’udienza per discutere di una petizione portata avanti dall’organizzazione non governativa Naz Foundation per cestinare la legge. Ma la strada è ancora lunga, afferma Koninika: “Non sappiamo ancora quando ci ascolteranno“.

 

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