Insinuare che qualcuno è gay non è reato. Assolto Vittorio Sgarbi

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Il critico era stato citato in giudizio da un sindacalista per avergli inviato una serie di sms in cui chiedeva se fosse gay e averlo ribadito in un...

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«Il contenuto di tali sms non costituisce oggetto di valutazione nel presente procedimento». Così il giudice ha dato ragione a Vittorio Sgarbi, trascinato in una causa legale dall’ex responsabile nazionale della Uil beni culturali Gianfranco Cerasoli. Erano state le attenzioni del sindacalista per la nomina di Sgarbi alla sopraintendenza del Polo museale di Venezia, carica che aveva innescato una serie di accertamenti da parte della Corte dei Conti, a fare andare su tutte le furie il critico d’arte. Dopo una serie di sms in cui chiedeva a Cerasoli se tali attenzioni derivassero dal fatto che è gay e per averlo ribadito durante un servizio del Tg3, l’esponente della Uil decise di portare davanti al giudice non solo Sgarbi ma anche il direttore del Tg3, Bianca Berlinguer.

Il gip abruzzese Marco Billi ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero titolare del procedimento giudiziario. Insinuare durante un servizio televisivo che un’altra persona è gay, non costituisce reato. E ancora meno se lo si fa privatamente utilizzando alcuni sms. «Il riferimento al termine gay – infine – viene effettuato da Sgarbi escludendo espressamente un’intenzione offensiva».

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