Intervista a 4 con diversi esponenti del movimento LGBTI Italiano

Risponderanno per noi Franco Grillini, Vanni Piccolo, Titti de Simone e Lorenza Tizzi

Finalmente abbiamo una legge sulle Unioni Civili anche in Italia, perlomeno approvata da un ramo del Parlamento, traguardo spesso sembrato una chimera. Ecco la nostra intervista a quattro, per orientarsi in questo momento delicato con alcuni storici, con diversi esponenti del movimento LGBTI Italiano: Franco Grillini (F), Vanni Piccolo (V), Titti de Simone (T) e Lorenza Tizzi (L).

Da quanti anni combatti per i diritti LGBTI?

F: Da quando ho fatto coming out nel 1982, quindi da 34 anni, su 46 anni di attività politica! A quel tempo lottavamo per il “riconoscimento legale sulle convivenze di fatto”.

T: Ah, bella domanda! Mi sono iscritta all’Arcigay che avevo 18 anni, nel 1989. E da allora sono sempre stata un’attivista, vicepresidente del Cassero prima, fondatrice di Arcilebisca poi. Credo di essere stata tralaltro la prima Parlamentare a presentare la legge sul matrimonio egualitario.

V: Se vuoi la data è dal 1982, negli anni 70 ero un irrequieto insegnante gay dedicato alla scuola che in quegli anni faceva molte battaglie d’avanguardia.

L: Sono 14 anni, ho iniziato in Arcigay e adesso continuo anche in Famiglie Arcobaleno.

Cosa fai adesso nella vita?

F: Militanza di base e mi curo per un tumore, è diventata quasi la mia occupazione a tempo pieno.

T: Io sono giornalista e al momento attuale sono impegnata in un ruolo istituzionale presso la Regione Puglia.

V: Irrequieto pensionato.

L: Sono impiegata in un istituto automobilistico.

Il tuo stato d’animo il giorno dopo questa lunghissima battaglia..

F: Uno stato d’animo duale, da un lato un po’ d’amaro in bocca perché la legge poteva essere migliore, soprattutto per la mancanza dell’articolo 5 sulla stepchild. Però non sono affatto dispiaciuto sulla questione della fedeltà, era una cosa che non ci doveva essere, Alfano c’ha fatto un favore. Nel merito della legge poi credo che dovremmo accorgerci che finalmente con un voto solenne del Parlamento è caduto il muro.

T: E’ evidente che fino a ieri l’Italia era rimasta l’unica a non avere nessuna legge sul tema delle coppie. Questo è un dato chiaro, bisogna però adesso capire se è quella che ci aspettavamo che fosse perché c’è una ferita in questa legge, una ferita sul tema della stepchild adoption. E credo che sia giusto che ce lo diciamo in maniera onesta. Non è la legge che noi volevamo, quella che noi ci aspettavamo che fosse, la politica se ne è lavata le mani e lascia la palla ai tribunali.

V: Malgrado la schifezza della legge, è quello di capire che sono stati messi al sicuro dei punti fondamentali previsti dalle rivendicazioni del movimento da quando nell’86 è partita la campagna per le unioni civili. Abbiamo qualcosa da cui ripartire per le altre battaglie. Diciamoci anche che ci siamo presi la soddisfazione di aver costretto il centrodestra di Alfano a votare una legge sulle unioni civili.

L: Oggi è ancora in metabolizzazione, ho sentimenti in contrasto, da una parte leccarsi le ferite ma dall’altro iniziare a rendersi conto che il Senato ha scritto nero su bianco che esistiamo e che abbiamo dei diritti.

Perché secondo te hanno voluto togliere l’obbligo di fedeltà?

F: Perché quel bigotto superficiale di Alfano pensava cosi di farci un dispetto e di separare nettamente la cosa dalla questione del matrimonio.

T: Il tentativo è quello di distinguere dal matrimonio, ribadire che sono due istituti completamente distinti. Dall’altro lato poi c’è un elemento culturale più subdolo, dare un’impronta di carattere fortemente conservativo fondata sul principio secondo cui noi siamo concubini inaffidabili, quindi con relazioni instabili per definizione. Oggettivamente è un po’ offensivo.

V: Se volessimo riprendere una certa ironia nelle nostre rivendicazioni direi che ne dovremmo essere ben felici visto che è stato introdotto dalla Chiesa nel 1942, ma è di tutta evidenza che è una ridicola volontà di confinare la famiglia omosessuale nel disordine e nell’inaffidabilità.

L: Credo che sia l’ennesima violenza che vuole affermarci come meno degni, meno capaci. Questa cosa fa emergere ancora di più quanto le battaglie per la liberazione sessuale siano ancora attualissime.

Ti unirai civilmente?

F: Dipende da mio marito, io la farei.

T: No, al momento non è trai miei progetti. Ho una relazione da 11 anni però attualmente non è tra i nostri progetti di vita.

V: Si! Magari con la mia cravatta arcobaleno che ieri mi hanno fatto togliere in Senato. E dopo sarò felice di poter andare dal fornaio e poter dire che a mio marito piace la mortadella! Comunque la si pensi questo riconoscimento è un’opportunità di grande visibilità per la famiglia omosessuale.

L: Non lo so, aspettiamo la versione definitiva e poi valuteremo!

Chi ti è piaciuto di più in questi mesi di dibattito sulla legge?

F: Bisogna dare atto a Monica Cirinnà di aver retto una situazione molto pesante, è stata attaccata pesantemente sul piano personale, ha svolto un ruolo decisivo nella vicenda. Bisogna anche dare atto a Sergio Lo Giudice e Marco Gattuso di essersi spesi tantissimo, e un grazie anche agli amici di Rete Lenford e alla magnifica manifestazione del 23 gennaio che ha azzerato il family day. E’ stata un capolavoro.

T: Sinceramente penso che siano stati fatti diversi errori da parte di tutti, ma va riconosciuto che c’è stata fino ad un certo punto la volontà di andare avanti e lavorare ad una buona legge. Volontà però spezzata dalle dinamiche partitiche, equilibri di maggioranza, logiche di opposizione.

V: Valeria Fedeli.

L: E’ doveroso ringraziare l’impegno di portare a casa la legge migliore possibile in questo paese in questo momento da parte di Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà. Non è con loro che dobbiamo lamentarci per avere di più.

E chi ti è piaciuto di meno?

F: I clericofascisti, torvi, trucidi, volgari, insultanti, pagliacci. I 4 pagliacci del family day che hanno fatto tutto questo trambusto per 4 posti in parlamento. Sono la feccia della destra europea.

T: Non mi sento di dare pagelle, hanno tutti delle responsabilità. Io non ho ancora compreso perché si sia messa la fiducia e non si sia portata la legge liberamente in aula.

V: Nel centrodestra tutti, non salvo nessuno al Senato. Soprattutto Gasparri il giorno che con arrogante volgarità e sporcando la sua funzione istituzionale ha avuto quelle terribili parole non contro un avversario politico, ma contro la famiglia di quell’avversario. Questo è becero.

L: I soliti noti, i soliti omofobi baciapile che conosciamo e quelli che hanno voltato le spalle agli impegni presi.

Cosa diresti ad Alfano?

F: Si dovrebbe vergognare, schiaffeggiarsi davanti allo specchio da solo.

T: Ah, vabbè! In democrazia è legittimo esprimere opinioni, io quello che non capisco è perché una forza politica cosi piccola alla fine abbia avuto tutto questo peso.

V: Vaffanculo! Non merita commento.

L: Non mi interessa dire niente a una persona cosi.

Cosa diresti a Renzi?

F: Eh! Bisogna dargli atto che il rischio l’ha corso anche lui, è uno che ha rischiato in prima persona. Bisogna dire che se queste cose le avessimo fatte prima sarebbe stato meglio, anche per lui.

T: Io direi che ha avuto il merito di averci messo la faccia, di essersi esposto personalmente per fare una legge sulle unioni civili. Però questa strada della fiducia secondo me è stato un errore, noi ce la potevamo giocare sull’articolo 5, in modo trasversale forse potevamo riuscirci.

V: A Renzi direi che ha fatto troppo poco per dirgli un grazie pieno ma che ha avuto molto coraggio, quel coraggio che noi abbiamo aspettato dalla politica per tanti anni!

L: Che solamente in quest’occasione avrei gradito che facesse più il bulletto!

Cosa diresti alla comunità LGBTI?

F: Non possiamo non vedere che il risultato c’è stato, che è comprensibile l’ira ma questo risultato va consolidato e alla camera la legge deve passare senza una virgola diversa. La presenza di diritti per qualcuno migliora la vita di tutti.

T: Direi che bisogna recuperare un senso di militanza sulle nostre vite, forse in questi anni ci siamo tutti un po’ troppo allontanati, abbiamo un po’ lasciato la strada della militanza e dell’attivismo. Bisogna che tutti recuperiamo a pieno questo spirito, di non delegare ad altri questa battaglia che è lunga e difficile in prima persona. E coinvolgere nella nostra battaglia trasversalmente tutti quei cittadini che vogliono vivere in una società più civile.

V: E’ arrivato il momento di deporre le conflittualità interne, di finirla con la rappresentanza individuale davanti ai media e di promuovere una riflessione collettiva, una piattaforma condivisa, bisogna storicizzare le battaglie di oggi.

L: Di andare avanti verso l’uguaglianza, formale e sostanziale, senza dimenticare chi si è impegnato per buttare le fondamenta per quell’uguaglianza.

Oggi ti senti più o meno italiano?

F: Mi sono sempre sentito italiano, questo paese è il mio e non glielo voglio regalare.

T: Io mi sento italiana sempre! Io ho 46 anni e la mia generazione alla fine ha deciso di rimanere in questo paese e sa benissimo che restare significa anche soffrire molto per come vanno le cose qua. Adesso dico che comunque bisogna restare e lottare, questa è la nostra storia.

V: Io faccio fatica a non sentirmi italiano, ho fatto fatica a non trasferirmi all’estero. Però questo Paese non è vivibile. Mi sento sempre un italiano discriminato.

L: Allo stesso modo.

Un figlio lo cresceresti qua o all’estero?

F: In Italia, poi farei di tutto per avere le risorse per mandarlo a studiare all’estero. Saper girare il mondo significa conoscere i nuovi alfabeti che sono strumenti di libertà. Vorrei che crescesse fiero di essere italiano e figlio di omosessuali. Ma non credo che succederà, ho già 61 anni!

T: In Italia, non c’è dubbio. Ho tantissimi amici omosessuali che hanno figli e figlie, condivido e vivo con loro la gioia e la serenità delle loro vite. E’ qui che bisogna portare avanti la verità delle nostre relazioni. Abbiamo già cambiato molto, noi nel paese abbiamo già vinto, abbiamo fatto davvero una rivoluzione in questi 30 anni, abbiamo cambiato tantissime cose e c’è tantissimo da fare.

V: Non sarebbe questo a farmi scegliere se trasferirmi o no, io voglio fare le mie battaglie nel mio Paese.

L: I miei figli li voglio crescere qua perché oggi siamo un passo più avanti di ieri e comunque anche se i nostri figli sono stati sacrificati da oggi già i tribunali e la politica tornano ad occuparsi di loro e credo che la società dopo tutto questo sia più stretta intorno a noi.

Quali le battaglie per il prossimo futuro?

F: La battaglia è completare la legge, estensione del matrimonio civile magari cambiandolo. E tornare all’alleanza con gli eterosessuali, dobbiamo essere portatori di diritti universali e cambiare i diritti di famiglia, difendere la laicità dello stato, puntare alla legge omofobia, essere paladini dei diritti civili.

T: Sicuramente quelle che abbiamo sempre affermato, la piena uguaglianza dei diritti. Non possiamo essere considerati cittadini di serie B .

V: Il raggiungimento totale della parità e la battaglia culturale contro ogni discriminazione.

L: L’uguaglianza, punto. Questo era un passaggio intermedio quasi obbligato, adesso non ci sono più passaggi intermedi. E ovviamente una legge contro l’omofobia.

A questo punto quanti anni ci separano secondo te al raggiungimento della piena uguaglianza?

F: Poco, dovessi scommettere direi entro la prossima legislatura. Adesso dobbiamo lottare per l’estensione del matrimonio civile nel loro programma di partito. Ce n’est qu’un debut! Continuons le combat!

T: Non lo so! Domanda da un milione di dollari, noi ci abbiamo messo almeno 20 anni a fare questa legge, io auguro che non ce ne mettiamo altri 20 per raggiungere gli altri traguardi, uguaglianza, matrimonio, adozione. Dipende anche molto da noi, non ci possiamo solo affidare a quello che la politica ci offre, serviranno azioni più pressanti.

V: Ad uno di 76 anni non dovresti chiedere quanti anni mancano!

L: Non ne ho proprio idea, credo che adesso si è aperta una falla e può succedere di tutto anche in poco tempo.

Ci sarai alla manifestazione del 5 marzo a Roma?

F: Se la salute me lo permette sicuramente.

T: Ci sarò senz’altro perché la considero un’occasione importante, per rilanciare la nostra piattaforma, per parlare al paese e non solo alla politica. Per rilanciare un nuovo percorso.

V: Certo che ci sarò! Au bout de suffle!

L: Non lo so ancora, vogliamo prima ben capirne le intenzioni.

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