Intervista a Luis Alejandro Silva, protagonista di ‘Ti Guardo’

Silva parla del film, del suo rapporto coi gay e dell’omofobia nel suo Paese ed oltre

Luis Alejandro Silva sta per compiere 23 anni. Ne son passati quasi 5 da quando è cominciata la vicenda del film Desde Allà (Ti Guardo): una svolta nella sua vita. Prima di cominciare l’intervista mi chiede ansioso “Come va il film in Italia?“. Nonostante il Leone d’Oro, il film è uscito nelle sale solo adesso gennaio 2016 e per ora solo in Italia.

Come è cominciata la tua avventura cinematografica?

C’era una agenzia di casting che aveva delle mie foto, perché ci avevo accompagnato un amico e già che c’ero mi avevano fatto delle foto. Il regista Lorenzo Ligas vide le foto, decise di chiamarmi e dopo un paio di colloqui e provini mi ha detto “voglio che tu sia protagonista del mio film“. Fino a quel momento praticamente non avevo recitato, avevo fatto due particine come comparsa.

Tu sei del popolo, come Elder il tuo personaggio?

Non ho mai studiato. Sono cresciuto in uno dei quartieri più pericolosi di Caracas. Si chiama “Los mangos en el cementerio”, gli alberi di mango nel cimitero. Ho sempre voluto fare l’attore. Forse perché nella mia famiglia ridevano perché da piccolo raccontavo un sacco di bugie, ero “muy mentiroso” a 4 o 5 anni e lo trovavano molto grazioso.

Nel film facevi l’aiuto meccanico.. Nella realtà che lavori hai fatto da ragazzo?

Ho lavorato come impacchettatore in un supermercato e poi ho lavorato in un auto lavaggio.

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E hai vissuto situazioni violente, fatto a botte?

In queste situazioni quando sei nuovo, quello appena arrivato, devi lottare, perché se no non guadagni. I ragazzi più grandi, quelli che lavorano da più tempo, se la prendono con i nuovi, si credono superiori. Se non ti sai difendere, le prendi.

Ti è successo?

Si però la paga non era male, quindi sono tornato a fare pacchetti nel supermercato.

Nel film si vede che gli amici del ragazzo Elder, il tuo personaggio, lo abbandonano quando sanno che è stato visto baciare un uomo. Nella realtà è cosi?

E’ anche peggio. Le madri preferiscono che i loro figli siano delinquenti piuttosto che omosessuali.

Non in tutti i casi però la maggior parte.

E tu ne conoscevi di omosessuali?

Si ne conosco, anche dei parenti. Nei quartieri come il nostro quasi mai dicono che sono gay perché hanno paura. Rischiano l’isolamento. Non conosco casi in cui siano stati aggrediti, questo no. Però so che ci son stati casi di gay ammazzati in strade vicino all’uscita di loro discoteche.

Torniamo agli amici di Elder che si allontanano e non gli vogliono parlare. Perché?

Perché supponiamo che io sia gay e i miei amici lo vengono a sapere, son sicuro che molti non vorranno più avere a che fare con me.

E perché?

Perché lo vedono come un male o non so, pensano di essere scambiato anche loro per gay se continuano a esser amici del gay

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Questa è omofobia,conosci la parola?

Si certo. L’altro giorno un tizio mi ha incontrato per strada, mi deve avere visto su qualche giornale o non so dove, mi ha guardato con rabbia e ha detto un po’ minaccioso: “cosa mi guardi a fare, io non sono frocio come te“. Mi è venuto quasi addosso, mi ha fatto paura. Gli ho detto “tranquillo amico, guarda che non sono gay” e lui “buon per te, a me piacciono le donne“.

Anche tu la pensavi così?

No ho sempre pensato che sono essere umani, non li ho mai rifiutati, non c’è motivo. Però non tutti la pensano nello stesso modo.

Com’è l’omofobia nella storia raccontata dal film?All’inizio l’omofobo eri tu poi forse è l’altro, l’uomo, no?

Si all’inizio ero io però poi come si può vedere è lui, perché altrimenti perché agisce come agisce?

E come te lo spieghi?

Per me è perché non è capace di avere una relazione con nessuno, ne ha paura e sa che con Elder può invece succedere, sta cominciando. Così decide di tornare a quello che ha sempre fatto cercare giovani che vede una volta sola.

E perché invece il tuo personaggio Elder passa da omofobo ad amoroso?

Perché nessuno gli ha mai dato la attenzione che Armando gli ha dato.

Ci sono i matrimoni gay in Venezuela? Saresti favorevole?

No qui non sono permessi. Io sarei favorevole, certo, anche se non è per me.

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Hai una ragazza?

Niente di stabile per ora.

E che fai?

Grazie alle persone conosciute durante il film ho trovato lavoro come autista privato. Mi danno vitto e alloggio e 25 dollari al mese. Quando non lavoro torno da mia madre.

E tuo padre?

Non ho mai avuto un padre. Comunque mia madre mi ha dato tutto l’amore possibile. Il problema è che eravamo poveri, anzi tutto sommato lo siamo ancora. Sto studiando inglese e vorrei andarmene da questo paese.

Hai sofferto più per la povertà o per l’insicurezza (quartiere pericoloso etc)?

Per la povertà. Il pericolo qui lo viviamo tutti, la povertà no. Ah forse c’è qualcuno che sta al sicuro, solo i politici.

Non vorresti fare ancora cinema?

Si certo, speriamo che quando esce il film nelle sale qui in Venezuela, mi facciano qualche buona proposta. Però qui da noi di veri film ne faranno due all’anno..

Cosa ha cambiato nella tua vita partecipare a questo film?

Tante cose, ma soprattutto la mentalità. Adesso oltre a studiare inglese ho cominciato anche a leggere qualche libro, una cosa che non avevo mai fatto.

Cos’hai letto?

Cronaca di Una Morte Annunciata di Gabriel Garcia Marquez e Il Sentiero Del Perdente di Charles Bukosky.

Ma come va il film in Italia?

E’ considerato un buon film, ma non fa concorrenza a quelli più commerciali. “Claro, la nuestra es una pelicula de arte“.