Intervista ad un amico di Prato: “Ora a Roma tutto è paralizzato”

Il Messaggero intervista un amico di Marc, che con lui partecipava ai festini chill-out

“Nessuno era sé stesso, e mostrava un lato di sé che mi faceva paura”: sono forti le parole di Alessio, ragazzo romano intervistato dal vice capo cronaca de Il Messaggero, Marco Pasqua, gay dichiarato. Alessio, nome di fantasia, al quotidiano romano parla delle feste chem-sex, i party a base di sesso a ripetizione e droga in abbondanza che Marco Prato organizzava e sui quali Gay.it aveva già parlato mesi fa con un articolo dal Regno Unito ed una intervista ad un ragazzo.

“Ora hanno tutti paura. Non si muove più niente, nessun chill out”. Alessio, il nome è di fantasia, non si collega più a Grind da domenica scorsa, quando siti e telegiornali hanno iniziato a parlare dell’omicidio di Luca Varani. Adesso non se la sente. Poco più di 20 anni, un lavoro nella zona del Portuense, è preoccupato. Faceva parte del giro di Marco Prato, quello dei festini “chill out”. Sesso e droga a profusione, per quattro, anche cinque giorni di seguito, in gruppi di sette, dieci persone. Sempre più diffusi nella capitale, e non solo nell’ambiente omosessuale.

Come sei entrato nel giro dei chill out?

Mi hanno scritto su Grindr, chiedendomi se volessi partecipare a queste feste speciali. Ne avevo già sentito parlare, ma non credevo che mi sarebbe mai successo. Volevano una persona attiva (indica il ruolo sessuale, ndr)

In cosa consistono?

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Generalmente iniziano il mercoledì o il giovedì, e si prolungano fino a lunedì. Io sono stato al massimo un giorno, perché lavoro e di più non mi era possibile. Erano delle vere e proprie maratone, che richiedevano anche un certo grado di resistenza.

Prato le organizzava?

Sì, ho conosciuto diversi ragazzi che facevano parte di quel giro. Persone che adesso sono pietrificate e hanno paura di muoversi, perché temono che quella cosa atroce possa accadere di nuovo. La cosa assurda, è che a me Marco sembrava una persona davvero normale, siamo tutti scioccati. Ma l’ambiente è paralizzato.

E’ stato invitato spesso a queste feste?

Sì, ormai le persone si conoscono nel giro, gli appartamenti sono sempre gli stessi. Ma adesso, con l’arresto di Prato, si è tutto fermato. Ora hanno paura che possa accadere qualcosa di simile. O che ci possano essere dei controlli. Nulla potrà più essere come prima.

Che ricordi ha di questi chill out?

Io ne sono uscito, perché alla fine non riuscivo ad essere tranquillo. Nessuno era se stesso, e mostrava un lato di sé che mi faceva paura.

Tornerebbe a partecipare ad un chill out?

No, non penso. Questa storia mi ha davvero colpito troppo. Non credo che riuscirei più a rilassarmi, a divertirmi. Penserei sempre che anche le feste alle quali partecipavo, potevano finire in tragedia.