ESCLUSIVO. Gay.it intervista Francesco, l’escort di Don Euro

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Ecco perché ha deciso di denunciare il cliente che sperperava i soldi della parrocchia

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Ricordate Angelo, l’escort napoletano che ha denunciato alle Iene il prete che si spacciava per giudice e spendeva le offerte destinate alla parrocchia, facendo la bella vita, tra sesso, droga e alberghi di lusso? Abbiamo deciso di scoprire qualcosa in più su Angelo, sulla sua vita e sulle motivazioni e gli esiti della sua denuncia.

Il primo scoop è che Angelo non si chiama Angelo, bensì Francesco ed è un po’ diverso da come appariva in video, intervistato da Nina durante il programma televisivo Le Iene.

Insomma, Gay.it arriva dove neppure le Iene possono arrivare.

Incontro Francesco nella sua abitazione, al centro di Napoli e, tra un cliente e l’altro, facciamo una chiacchierata sorseggiando del Rum di ottima qualità.

Francesco, qual è il tuo cliente tipo?

Non saprei fare l’identikit del cliente tipo, Gli uomini a letto sono abbastanza simili, che siano benestanti o disagiati: a letto tutti i gradini sociali e relazionali si azzerano.

La rosa della clientela è ampia e diversificata, per estrazione sociale, età, stato civile, professione, orientamento sessuale e provenienza geografica.
L’unica cosa che posso dirti con certezza è che i cosiddetti “insospettabili”, poiché vivono un rapporto conflittuale con le proprie fantasie sessuali, che provano a reprimere inutilmente, sono quelli che mi cercano in maniera più determinata.

Come mai hai deciso di denunciare il sacerdote che si spacciava per giudice? È la prima volta che decidi di denunciare un cliente?

Faccio l’accompagnatore, non il censore: il mio interesse sarebbe, ed è, quello di tenermi stretti i clienti, soprattutto quelli facoltosi. Non ho interesse a “sputtanare” nessuno, tant’è che non l’ho mai fatto prima, soprattutto perché io stesso perderei di credibilità. Per la delicatezza dell’attività che svolgo, tutelo sempre gli interessi e la privacy delle persone che scelgono di divertirsi con me, ma allo stesso tempo esigo rispetto per la mia dignità personale. Quando qualcuno, come nel caso di questo prete, vilipende il mio onore, dubitando della mia intelligenza, mi lancia una sfida che è persa in partenza perché io, a differenza di molte altre persone, non ho nulla da nascondere e vivo il mio lato oscuro alla luce del sole.

In questo caso ho deciso deliberatamente di darmi la zappa sui piedi, cioè di rinunciare al guadagno, perché vendere il corpo non vuol dire rinunciare alla propria dignità personale.

Del resto, ho iniziato a vendere il corpo proprio per non svendere più il cervello, ma questa è un’altra storia.

Questo prete si spacciava per giudice, promettendo grandi opportunità lavorative nel pubblico impiego a ragazzi evidentemente più ingenui di me. Non si può ingannare il prossimo usando un argomento così delicato come il lavoro, soprattutto al sud, soprattutto in questo periodo di diffuso precariato.

Di fronte a comportamenti del genere, non si può e non si deve essere omertosi! Per questo le denunce, sia alla Chiesa che ai giornali, le ho inviate firmate a mio nome e cognome, non con l’intento di farmi pubblicità ma per mera coerenza, che è quella che da sempre mi contraddistingue, soprattutto perché convivo con l’idea di non dovermi nascondere né vergognare di nulla, perché ciascuno è libero di fare le scelte più congrue alle proprie aspettative.  

Quanti preti ti è capitato di soddisfare nel corso della tua carriera?

Qualche decina, o forse più. Dopo essere stato contattato dai primi clienti preti, mi sono reso conto che questi, a differenza degli altri clienti, facevano lobby tra loro, si scambiavano consigli e “feedback” sugli escort più affidabili. Una volta sono stato introdotto anche in una festa privata di preti e amici dei preti, a Roma.

Però voglio sottolineare che ciò che mi ha spinto a denunciare questa persona non è stato il fatto che fosse un prete, quanto che abusasse della sua condizione per sperperare denaro della parrocchia, che non era destinato ai suoi piaceri e, soprattutto, il fatto che volesse abusare della buona fede dei ragazzi che contattava, promettendo loro, in cambio di prestazioni sessuali, un impiego che non avrebbe mai potuto procurare.

Pensi sia giusto che i preti, nonostante abbiano deciso di prendere i voti, cerchino ugualmente di incontrarti per fare sesso?

Mi sono sempre disinteressato alla condizione dei miei clienti preti, per me sono clienti normali, al massimo soltanto più facoltosi. Non sta a me giudicare le persone che vengono con me: se così fosse, dovrei chiamare le mogli o i compagni di tutti i miei clienti laici!

Mi ritengo da sempre ateo razionalista; da svariati anni ho richiesto e ottenuto dalla Chiesa la cancellazione dei miei dati sensibili dal registro dei battezzati (il cosiddetto “sbattezzo”). Un atto di protesta formale, chiaramente, perché se non si dà valore etico ad un sacramento non c’è bisogno di cancellarlo. Semplicemente però la Chiesa deve capire che se cento o cinquanta anni fa era una istituzione intoccabile e inattaccabile, oggi i tempi sono cambiati, e ancora cambieranno. D’altronde Papa Francesco è il degno esponente di una studiata nuova politica di marketing della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. I miei diritti, quelli civili, preferisco rivendicarli al Legislatore, dato che viviamo in uno stato laico.

La tua denuncia ha avuto effetto? La Curia ha preso provvedimenti?

Il Vescovo era perfettamente a conoscenza della situazione, già da prima che la notizia uscisse sui giornali e in tv, perché avevo messo in allarme la Chiesa, nell’auspicio che fossero presi provvedimenti. Appresa da me la notizia, il Vescovo se ne è umanamente dispiaciuto, ma ha deciso di non intervenire e neppure il Vaticano ha risposto alle mie raccomandate – delle quali conservo le ricevute di ritorno – per non sconvolgere e turbare un ordine che, evidentemente, era meglio mantenere inalterato.

Quando per la prima volta mi rivolsi alla Curia di competenza, fu il Vicario a confermarmi che già era a conoscenza di tutto, ma che non era intervenuto perché sperava in una “guarigione” del prete. Comunque, ho scoperto che i giornali si erano già occupati di lui alcuni anni fa, per motivi simili, e che già più di una volta era stato spostato di parrocchia in parrocchia per ragioni poco chiare.

Ricevi messaggi di solidarietà o di ostilità in seguito alla tua decisione di denunciare il prete/ falso giudice?

Il primo messaggio di solidarietà l’ho ricevuto proprio da un prete, che mi ha scritto: “hai fatto bene, non siamo tutti uguali!”.

Dopo lo scandalo, quando è venuto fuori il mio nome, sono stato contattato da alcune ex parrocchiane del prete che mi hanno ringraziato per aver fatto emergere tanto marcio! D’altronde, a loro duole il fatto che il prete abbia sempre attinto ai conti della Parrocchia e alle offerte dei fedeli e non al suo patrimonio personale e familiare.
Qualcuna mi ha scritto “grazie a te ho evitato di far evangelizzare mio figlio da lui”. Parlando con alcuni parrocchiani, è emerso che già prima dello scandalo la sua fama in paese non era positiva, tanto che era soprannominato Don Euro, per le sue continue richieste di denaro ai fedeli!

Ho ricevuto anche numerosi messaggi ostili da parte della mia concorrenza o dei miei haters, che mi accusano di aver speculato su questo scandalo per ottenere visibilità. Ma non è certamente questa la visibilità di cui ho bisogno per la mia attività.


Sinceramente, pensi che in seguito alla tua denuncia, si stia registrando un “recessione” della tua attività? 


La prostituzione, almeno quella di un certo livello, non vede mai crisi. Il mercato del sesso è quanto di più proficuo si possa immaginare. Personalmente non mi prostituisco per arrivare a fine mese, bensì per arricchirmi. Diversamente da chi si prostituisce per necessità e bisogno, posso prendermi la libertà di rinunciare a qualche occasione di guadagno. Ho un’agenda ricca e i miei clienti hanno fiducia nella qualità della mia attività.

Nel filmato mostrato alle Iene, si vede il prete/ falso giudice ripreso mentre sniffa cocaina insieme ad alcuni tuoi colleghi. Ti capita spesso di organizzare festini per i tuoi clienti? E le droghe sono una richiesta frequente da parte dei clienti?

Dove circola molto denaro, inevitabilmente la droga non manca mai. Personalmente, ho scelto di fare l’accompagnatore, non il pusher, per cui non procuro droga a nessuno. Mi capita di vedermela offrire, ma ho sempre rifiutato.
Ci sono due cose su cui non transigo nel mio lavoro: l’uso di droghe e il sesso non protetto. I soldi che guadagno preferisco spenderli al ristorante piuttosto che in ospedale o al cimitero.

I casi più eclatanti di persone che utilizzano droghe e che fanno sesso non protetto non li ho visti né tra i miei “colleghi” né tra i miei clienti ma, paradossalmente, proprio tra le persone “insospettabili”, quelle che sui social cercano l’amore eterno e poi hanno il secondo profilo senza foto, gli stessi che poi stigmatizzano e additano me.

Vorrei approfittare delle pagine di gay.it per ricordare che molti casi di contagio di malattie sessualmente trasmissibili avvengono proprio tra persone poco avvezze al sesso occasionale, che si fidano delle poche persone con cui vanno. Per contrarre una malattia non bastano 100 scopate con il preservativo, ne serve appena una senza!

Infine, cosa vorresti dire a Don Euro che non hai avuto possibilità o tempo di dirgli?

Gli augurerei, sinceramente, di trovare la sua strada, di vivere la sua vita facendo le sue scelte alla luce del sole e senza sensi di colpa. Certo, se fossi misero d’animo come si è dimostrato lui, gli augurerei di essere trattato nello stesso modo in cui si rivolgeva ad autisti, camerieri e sottoposti vari. Denigrandoli e deridendoli. Solo un po’ di contrappasso nelle cornici del Purgatorio per scontare tutti i soldi trafugati ai fedeli, tanto per apprezzare di più il Paradiso di cui tanto discorreva dal pulpito.

La chiacchierata con Francesco è terminata. Ed è terminato anche il rum nei nostri bicchieri. Mentre mi accompagna alla porta, scorgo qualcuno che l’attende seduto su un elegante divano ad elle. E’ vestito di scuro, ha l’aria distinta e scrive messaggi su uno smartphone. Per un attimo provo ad immaginare che lavoro faccia, di cosa si occupi, ma non colgo nessun indizio particolare.. Chissà se è un prete…

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