“Io come Westerwelle? Il mio compagno non frequenta palazzi”

Il vicepresidente del PD parla per la prima volta della sua nomina. “Quando Paola Concia ha detto al microfono che ero gay Fassino si è particolarmente stupito”, ha raccontato Ivan Salfarotto.

Al di là del valore simbolico della tua nomina, che istanze pensi di poter portare all’interno del partito?

Mi piacerebbe provare a portare nelle stanze del PD la mia esperienza di italiano all’estero. Guardare l’Italia da fuori è un’esperienza forte: certe differenze di sensibilità, di cultura e metodo politico – ivi compreso il tema dei diritti dei cittadini GLBT – stanno allargando il divario tra noi e gli altri paesi europei, quelli di cui ci sentiamo "fratelli". Ecco, mi piacerebbe provare a richiamare sempre l’aspirazione degli italiani ad essere europei a pieno diritto e la responsabilità che abbiamo, come classe dirigente, di provare a tenere sempre l’Italia saldamente dentro il gruppo delle grandi democrazie europee.

Quali reazioni ci sono state alla tua nomina?

Un po’ di sorpresa, direi. Ma credo che questo sia dovuto al fatto che in questa fase congressuale ci sia stata una mozione, quella che faceva capo a Ignazio Marino, che ha investito su energie fresche in modo non abituale per un paese come l’Italia dove in genere – e non solo in politica – le discontinuità destano, almeno al primo impatto, più sospetto che interesse.

Hai notato qualcuno particolarmente stupito?

Beh, su mille votanti io avuto un contrario e un astenuto. Non escludo che fossero stupiti entrambi.

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Fassino che ne pensa?

Fassino è una persona che stimo molto: fu lui ad invitarmi ad iscrivermi ai DS in vista della fondazione del PD. Mi hanno detto che durante l’assemblea si è molto stupito quando Paola Concia ha detto pubblicamente nel suo intervento che ero gay. Credo che questo sia dovuto al fatto che la semplice percezione dell’omosessualità come una delle possibili varianti della sessualità umana non si è fatta ancora sufficientemente strada nel nostro Paese, anche in capo a persone di sicura intelligenza e preparazione. Ma questo lo sappiamo, mi pare.

Chi ha avanzato il tuo nome, Bersani, Marino o chi altro?

E’ stata la mozione Marino nel suo complesso a suggerire il mio nome. Su proposta di Ignazio Marino e col consenso dei dirigenti e degli eletti della mozione; ma sono certo che Bersani e Bindi abbiano dato il loro ok.

La tua nomina alla vicepresidenza serve a garanzia della tutela di qualcosa o qualcuno come la minoranza omosessuale, ad esempio?

La presidenza nel suo complesso è un ufficio di garanzia e quindi dev’essere ed è a tutela di tutti. Per questo si è deciso che ci fossero nell’ufficio di presidenza tre persone provenienti dalle tre diverse mozioni congressuali. Non credo affatto di essere stato nominato perché sono gay, a dire la verità.

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Nei confronti di Paola Binetti non sei mai stato tenero. Sai come ha reagito alla tua nomina?

Veramente, dato il tenore di certe sue dichiarazioni del passato, è lei che non è stata mai molto tenera con le persone come me. Comunque non so come abbia reagito: spero non tenendo in particolare conto il mio orientamento sessuale, ma che si sia felicitata (o preoccupata) solo per le mie idee e per le cose che ho detto e fatto sinora.

Da quello che hai potuto intuire fino ad ora, come sarà il PD di

Bersani rispetto ai nostri temi e a quelli in generale della laicità?

Sarà molto più efficace di quanto sia stato finora, io credo. Lo credo perché la laicità è stata un argomento importantissimo, chiave, della discussione congressuale. Io credo che il Partito sia oggi assai più pronto di prima, perché abbiamo finalmente parlato, discusso, ci siamo confrontati su questi temi in settemila circoli in tutto il Paese. Questo è stato certamente un bene e sono certo che la Segreteria di Bersani saprà costruire su questo grandissimo patrimonio di conoscenza e di consapevolezza che abbiamo costruito.

C’è una componente omofoba nel PD? Un retaggio del passato duro a morire…

La componente omofoba che mi preoccupa è quella trasversale che esiste in tutto il Paese: perché se c’è nel Paese, c’è dappertutto. L’omofobia non è di destra né di sinistra. L’omofobia è odiosa dovunque essa si manifesti e dovunque va combattuta.

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Chiudiamo con una battuta: Hillary Clinton ha conosciuto il compagno del ministro degli esteri tedesco Westerwelle. Il tuo compagno è mai stato nel palazzo a conoscere i leader?

Federico conosce quei politici con i quali ho anche rapporti personali, ma li conosce per questo. Se la domanda è se abbia mai dovuto mettere lo smoking per un ricevimento ufficiale, la risposta è no. Ma chissà che non accada in futuro…

di Daniele Nardini