Ira di Area Popolare contro il voto dell’Ue sul matrimonio egualitario

Per il solito Carlo Giovanardi quello di Bruxelles è “un appello che cadrà nel vuoto”.

Ha provocato non poche reazioni il voto del Parlamento Europeo che ha approvato un testo in ci si definiscono “diritti umani” le unioni civili e il matrimonio egualitario. Se le associazioni lgbt hanno accolto con entusiasmo la notizia, lo stesso non si può dire dei politici italiani, specialmente i parlamentari dei partiti più fortemente schierati contro i diritti delle persone lgbt.

“Ricordiamo a quanto hanno gioito per la mozione del Parlamento europeo in materia di unioni civili e matrimoni gay – ha dichiarato Rocco Buttiglione (Area Popolare) -, tra cui Scalfarotto, che i trattati dicono in modo esplicito, ripetuto e inequivocabile che il Parlamento europeo, e in genere l’Unione europea, non ha in materia alcuna competenza. Il diritto di famiglia è competenza esclusiva degli Stati membri. Di più, anche il principio del mutuo riconoscimento che regola la grandissima parte dei rapporti con gli Stati non vale per il riconoscimento di atti che riguardano la famiglia”. Buttiglione ha poi precisato che il suo partito è disponibile a fare “una buona legge sulle unioni civili” ma non ha mancato di ricordare la posizione sul tema, “come giustamente ci ricorda la Corte costituzionale, una legge sulle unioni civili ha la sua base costituzionale negli articoli 2 e 3 che regolano la libertà di associazione – ha aggiunto – e non negli articoli 29, 30 e 31 che definiscono e riconoscono il ruolo centrale della famiglia. La famiglia è un’altra cosa”.

L’invito dell’Europa cade nel vuoto – ha incalzato il senatore Carlo Giovanardi -. Ogni Stato nazionale ha il pieno diritto di tutelare le proprie questioni famigliari. “Un conto è se l’Italia promuove una legge che tutela le forme di convivenza, etero o omosessuali. Un altro -aggiunge- è se si vuole favorire un progetto che, equiparando in tutto e per tutto il matrimonio alle unioni omosessuali, porti con sé inevitabilmente ogni altro aspetto, come ad esempio l’adozione. E’ un meccanismo infernale che va evitato“.

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Di tutt’altro tono le reazioni del movimento lgbt, che si augura che il voto europeo serva da stimolo e da acceleratore al percorso italiano verso il riconoscimento delle coppie e delle famiglie gay.

“Ancora una volta il Parlamento europeo invita gli Stati membri a garantire i diritti umani e civili delle coppie dello stesso sesso – si legge in una nota del presidente del circolo Mario Mieli di Roma, Andrea Maccarrone -, garantendo parità di accesso al matrimonio o riconoscimento delle unioni civili attraverso delle raccomandazioni approvate ad ampia maggioranza”. “Se è vero che queste raccomandazioni non hanno potere coercitivo per i Paesi membri – aggiunge Maccarrone -, è stupefacente che proprio sul terreno dei diritti umani e civili, che dovrebbero essere un fiore all’occhiello di una democrazia evoluta come la nostra, l’Italia sia rimasta un vero e proprio fanalino di coda“.

Non è stato un voto scontato, quello sul documento approvato dal parlamento europeo. Se, come ci si poteva aspettare, hanno votato contro o si sono astenuti i deputati italiani del centro destra (Forza Italia inclusa), a sinistra non si può parlare di unanimità. Ha votato compattamente sì il MoVimento 5 Stelle (eccezion fatta per Daniela Aiuto che non era presente), mentre nel Pd in due hanno votato “no”. Sono Damiano Zoffoli e Luigi Morgano. Defezioni anche tra i parlamentari de “L’altra Europa con Tsipras”. Curzio Maltese, Barbara Spinelli ed Eleonora Forenza, infatti, si sono astenuti. A quanto si apprende, l’astensione è dovuta alla bocciatura di alcuni emendamento che chiedevano di condannare il referendum che voleva vietare il matrimonio egualitario in Slovenia e di censurare l’inserimento nella costituzione macedone del divieto di matrimonio per persone dello stesso sesso.

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