Iran: giovane gay rischia la pena di morte. Ecco l’appello.

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Il ventunenne Makwan rischia di essere giustiziato dalle autorità iraniane per avere commesso, a 13 anni, il reato di 'sodomia'. Il Gruppo EveryOne lancia una campagna internazionale per...

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Makwan Moloudzadeh ha ventun anni ed è stato condannato a morte per il reato di "lavat" (letteralmente, sodomia) secondo il Codice Penale iraniano, che prevede la pena capitale. Stando alla motivazione addotta dal Governo Iraniano, il giovane, all’età di 13 anni, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali con un altro ragazzo.

Makwan, che era stato oggetto della campagna internazionale "Fiori per la vita in Iran" lanciata dal Gruppo EveryOne  – con centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista –, aveva ottenuto, il 15 novembre scorso, la sospensione della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia iraniano, l’Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva definito la sentenza "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene".

Ieri sera, 3 dicembre, la famiglia di Makwan ha contattato telefonicamente Ahmad Rafat, giornalista di AKI – ADN Kronos International e membro del Gruppo EveryOne, dando l’allarme: il caso di Makwan è stato riesaminato dall’Autorità Giudiziaria di Teheran, e domenica 2 dicembre è arrivata la drammatica sentenza presso il carcere di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo. "E’ necessaria un’azione internazionale di protesta immediata, che coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato condannato è la sua omosessualità". E’ l’appello lanciato da Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, del Gruppo EveryOne, che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh. 

"I familiari di Makwan sono sconvolti" afferma Ahmad Rafat di EveryOne. "Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, per Makwan, perché i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il momento del’esecuzione solo la sera prima della stessa."

Il Gruppo EveryOne chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed e-mail al Ministro della Giustizia e al Presidente dell’Iran. Su ogni cartolina va disegnato un cuore e scritto "Noi amiamo Makwan. Makwan è innocente e deve vivere". Una campagna d’amore, quella rilanciata da EveryOne, perché in Iran chi ama in modo diverso – i gay e le lesbiche – è considerato un criminale e subisce le pene più terribili, fino a quella di morte.

"Abbiamo pochissimo tempo" concludono i leader di EveryOne. "Agite subito, chiedete ad amici e conoscenti di inviare alle autorità iraniane quante più lettere e cartoline possibile, perché i giudici e il presidente della Repubblica Islamica devono sapere che uccidono un innocente, che ogni anno imprigionano, torturano e uccidono migliaia di innocenti."

Tutte le informazioni e gli indirizzi a cui mandare le lettere e le cartoline si trovano sul sito del Gruppo EveryOne.

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