L’Irlanda dice sì: il matrimonio egualitario vince il referendum

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Prima dei dati ufficiali il "no" ammette la sconfitta. Pronta la festa. Giornata storica.

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L’Irlanda ha detto “sì” e diventa il primo paese al mondo ad istituire il matrimonio egualitario tramite il voto popolare. Sebbene non ci siano ancora i risultati ufficiali e lo scrutinio dei voti non sia completo, il fronte del no ha già ammesso la sconfitta e la comunità LGBT irlandese si prepara a festeggiare una giornata storica. Perfino il ministro per le Pari Opportunità Aodhan Ò’ Riordain ha già dichiarato che il risultato referendario lo rende “essere orgoglioso di essere irlandese”. Ora le coppie gay e lesbiche irlandesi potranno sposarsi e godere degli stessi diritti (e osservare gli stessi doveri) delle coppie eterosessuali. Uno strumento, quello referendario, contestato da molti (si può lasciare alla volontà popolare l’estensione dei diritti per tutti i cittadini?), ma che nel caso irlandese si è rivelato la scelta vincente.

LA CAMPAGNA PER IL SÌ E LA MOBILITAZIONE POPOLARE

Complice anche una fortissima campagna condotta con compattezza e tenacia dal fronte del sì. Una campagna che non ha contato un solo attacco verso gli avversari, ma che ha lanciato solo messaggi positivi, coinvolgendo tutti gli ambiti della popolazione, nonni inclusi.

I sondaggi delle settimane precedenti al voto non hanno mai avuto dubbi su chi avrebbe vinto, anche se nei giorni subito precedenti al referendum le percentuali a favore sembravano calare e, nel giorno delle votazioni, il fronte del sì ha più volte lanciato appelli per andare a votare perché l’afflusso sembrava troppo basso per assicurare una vittoria.

Migliaia gli irlandesi sparsi per il mondo che hanno deciso di prendere un aereo e tornare a casa per supportare la battaglia d’uguaglianza del referendum. Su Twitter, una vera e propria campagna spontanea contraddistinta dall’hashtag #hometovote (a casa per votare).

L’IRLANDA E LA SUA TRADIZIONE CATTOLICA

Da ieri, dunque, gli occhi del mondo sono puntati sull’Irlanda dove, dopo mesi di campagne, gli elettori sono stati chiamati ad esprimersi sul matrimonio egualitario con un referendum. E adesso i risultati sono arrivati.

Un caso storico, quello del piccolo stato cattolico, che ha depenalizzato l’omosessualità solo nel 1993 ed ha introdotto le unioni civili per le coppie gay nel 2010. Ma soprattutto, uno stato fortemente permeato dalla cultura cattolica su cui la vita pubblica e privata degli irlandesi, di cui l’85 per cento si dichiara credente, è stata imperniata per secoli e, inutile negarlo, lo è ancora. Basti pensare che nei seggi elettorali è obbligatorio tenere una copia della bibbia perché, nel caso in cui un elettore dimenticasse il documento di identità, basta che giuri sul testo sacro dei cattolici per rassicurare il presidente del seggio sulla sua identità.

Ancora, i promotori del Sì al referendum hanno dovuto rassicurare la popolazione che, approvando il matrimonio per tutti, non sarebbe stato cambiato l’articolo 41 della Costituzione che definisce il ruolo della donna “che con il suo ruolo tra le mura domestiche dà allo Stato un supporto senza il quale il bene comune non potrebbe essere raggiunto”. Lo stesso articolo, stabilisce anche che le madri “non devono essere obbligate da necessità economiche a trovare lavoro e tralasciare i loro doveri in casa”.

Tutto questo, per delineare il quadro in cui, in così poco tempo (specialmente si pensa al decennale ritardo italiano) la comunità LGBT ha ottenuto prima le unioni civili e ora il matrimonio. Vale la pena sottolineare, in oltre, che l’Irlanda prevede già per i single la possibilità di adottare, ma che di contro, considera l’aborto illegale.

Spagna, Portogallo e ora l’Irlanda: tre paesi europei a cultura fortemente cattolica hanno ormai stabilito l’uguaglianza tra le coppie omosessuali e quelle eterosessuali.

REAZIONI DALL’ITALIA: “ADESSO TOCCA A NOI”

“Oggi in Irlanda si è raggiunta una straordinaria vittoria. Un altro Paese si aggiunge alla lista di quelli che hanno conquistato i diritti pieni e considerano i cittadini tutti uguali – ha dichiarato Daniele Viotti, europarlamentare del Pd e vicepresidente dell’Intergruppo lgbt a Strasburgo -. Fermo restando che i diritti non dovrebbero essere sottoposti a referendum, oggi risulta evidente che spiegare l’arretratezza di certi Paesi con l’argomentazione della larghissima maggioranza cattolica dei cittadini presenti non ha più fondatezza. Un premier conservatore e cattolico ha promosso e votato a favore del matrimonio egualitario! Ora dobbiamo pensare all’Italia, ancora più di prima”.

“Dobbiamo accelerare l’iter del disegno di legge Cirinnà – aggiunge Viotti -. Matteo Renzi deve dare seguito alle promesse fatte e prendere in mano la situazione. In tutti gli altri Stati sono stati i capi di Governo a occuparsi in prima persona di questi temi. Abbiamo l’urgenza di approvare una legge sui diritti civili. Non sarà sufficiente a portarci nell’alveo dei Paesi europei più avanzati, ma è un primo passo doveroso e fondamentale per il cammino dei diritti in Italia”.

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