Israele: è tempo di Gay Pride mondiale?

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Gli organizzatori del World Pride hanno deciso di rinviare la marcia per le vie di Gerusalemme ma di procedere con le altre manifestazioni previste, una decisione che ha...

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GERUSALEMME – Israele proprio in queste ore ha deciso di estendere ulteriormente le proprie operazioni militari in Libano. Lo ha deciso il Consiglio di sicurezza del governo guidato da Olmert nonostante i tantissimi appelli all’immediato cessate il fuoco che sono stati lanciati da innumerevoli nazioni e organizzazioni umanitarie, visto il crescente numero di vittime civili che questa pur legittima offensiva israeliana contro Hezbollah sta provocando. Il periodo dal 6 al 12 agosto è anche quello che era stato previsto da tempo per le celebrazioni del World Pride e nonostante l’aggravarsi della situazioni gli organizzatori già a fine luglio avevano annunciato che la marcia pubblica, prevista per l’8 agosto, era stata rinviata a data da destinarsi ma che tutto il resto del programma sarebbe andato avanti regolarmente. Cancellare tutto sarebbe stato certamente una grossa perdita a livello economico e anche, in un certo senso, un darla vinta ai vari esponenti religiosi più retrogradi (cattolici, ebrei e musulmani) che si sono scagliati come al solito contro il Gay Pride, invocandone l’annullamento. È anche però vero che continuare i vari seminari, conferenze, mostre, spettacoli, festival di cinema e incontri letterari e religiosi può essere visto come un segno di scarsa attenzione verso le tante vittime civili e l’emergenza umanitaria che si sta aggravando ora dopo ora proprio in quella stessa regione.
Di solito ai World Pride ci sono sempre delegazioni di varie nazioni e l’Italia ha sempre inviato i propri rappresentanti, ma non questa volta. Renato Sabbadini, responsabile esteri di Arcigay, ha spiegato che l’associazione ha accolto «con favore la decisione di spostare il corteo del World Pride a data da destinarsi, ritenendo che nelle attuali circostanze di guerra in Medio Oriente (più di mille morti tra Libanesi, Palestinesi ed Israeliani ed un milione di rifugiati in Libano e Siria) il lutto dovuto alle vittime non consenta alcuna manifestazione che abbia anche solo lontanamente un carattere celebrativo. Arcigay rispetta, ma non condivide la scelta di confermare lo svolgimento degli altri eventi previsti dal calendario del World Pride, una scelta che rischia fortemente di rappresentare agli occhi dell’opinione pubblica internazionale un atto di sottovalutazione del contesto attuale.» Per queste ragioni Arcigay ha deciso di non partecipare agli eventi del Worldpride previsti per questa settimana a Gerusalemme. (Roberto Taddeucci)

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