Israele: intervista senza veli ad ambasciatore gay

“Il solo ambasciatore apertamente gay in Israele” si racconta senza veli in una intervista verità apparsa oggi sulla edizione elettronica del grande quotidiano israeliano Yediot Ahronot.

GERUSALEMME – “Il solo ambasciatore apertamente gay in Israele” si racconta senza veli in una intervista verità apparsa oggi sulla edizione elettronica del grande quotidiano israeliano Yediot Ahronot.

Il giornalista Ronen Tal inizia l’articolo dal racconto fatto dall’ambasciatore Carsten Damsgaard del suo primo incontro con il suo compagno Esben Karmak, durante un party a Copenaghen. “Ho visto un uomo molto attraente, abbiamo iniziato a parlare, e abbiamo subito capito che succedeva qualcosa”. “I nostri mondi interni erano identici. Leggevamo gli stessi libri, guardavamo gli stessi film, usavamo parole simili”: “siamo andati a letto insieme già la prima notte” ha raccontato l’ambasciatore, precisando però “di non raccomandare a tutti di fare sesso fin dalla prima notte”. “Nel nostro caso però era la cosa giusta da fare: da allora – ha detto Damsgaard – siamo stati sempre insieme”.

Negli ultimi dieci anni, afferma Yediot Ahronot, gli omosessuali “hanno scoperto la carriera diplomatica”: “gli spostamenti frequenti, la necessità di ricominciare ogni pochi anni in un ambiente straniero, sono più agevoli da gestire per una coppia senza figli” rileva il giornale israeliano.

La liberale Danimarca prevede da anni il matrimonio per le coppie gay. Damsgaard e Karmak sono stati la prima coppia gay ufficialmente registrata nel servizio diplomatico danese, scrive Yediot. Karmak, 38 anni, beneficia quindi degli stessi diritti e vantaggi che può avere la moglie, o il marito, di un diplomatico all’estero. “Da questo punto di vista la vita in Israele si è rivelata molto più facile di quanto prevedessi: Esben è stato invitato alla cerimonia delle presentazione delle credenziali al presidente, e ha ottenuto lo statuto diplomatico due giorni dopo il nostro arrivo qui”, ha precisato l’ambasciatore danese. Da allora “mi accompagna a tutte le cene noiose, come fanno le mogli degli altri ambasciatori”: “ma – ha detto Damsgaard -ha la sua vita, ha una laurea e lavora per una business-school di Copenaghen”. “Non mi aspetto certo che si occupi dei fiori, o di dove fare sedere gli invitati a tavola, o ancora della preparazione dei pasti: quando abbiamo ospiti – ha aggiunto – organizziamo tutto insieme”. Karmak, ha spiegato il legato danese, “non vuole essere presentato dai giornali come ‘la mogliè dell’ ambasciatore”.

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