Istanbul: senza incidenti primo Pride turco

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Domenica 29 giugno si è tenuto senza particolari incidenti a Istanbul il primo Gay Pride turco. Soddisfazione è stata espressa dagli attivisti organizzatori.

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ISTANBUL – Domenica 29 giugno si è tenuto senza particolari incidenti a Istanbul il primo Gay Pride turco. Soddisfazione è stata espressa dagli attivisti organizzatori: «E’ stata una grande gioia per noi tutti. Avevamo già sventolato la bandiera rainbow in altre manifestazioni, come quella contro la guerra in Iraq, ma questa era la prima volta che abbiamo sfilato unicamente per l’orgoglio omosessuale» afferma Can, militante in prima linea di Lambda, l’organizzazione di riferimento della comunità omosessuale a Istanbul.
Anticapitalisti, anarchici e socialisti si sono uniti alla sfilata, in incognito, alla quale hanno preso parte una ventina di manifestanti che indossavano una maglietta con il triangolo rosa, con il logo del Lambda o con simboli arcobaleno che risaltavano rispetto alla folla grigia. I media hanno riportato questa cifra ma in realtà hanno sfilato effettivamente cinquanta persone.
Nonostante il divieto di manifestare con slogan e striscioni in certe zone del percorso, i manifestanti hanno giocato al gatto col topo con la polizia, svolgendo gli striscioni quando i poliziotti giravano la testa, e battendo le mani per attirare l’attenzione senza dire slogan. I numerosi passanti di Istiklâl, la via pedonale più popolare di Istanbul, erano per la maggiro parte, molto sorpresi di vedere un così originale corteo. Nessun segnale di animosità ha rovinato l’atmosfera; al contrario, alcuni curiosi hanno seguito la sfilata scattando delle foto, e alcuni battimano sono stati presi come spontanei incoraggiamenti.
Alla fine del percorso, i partecipanti hanno invitato la stampa nei locali della Lambda per fare il punto sulla giornata. “Fatma e Ayse, Ahmet e Ali si amano”, “Gli omosessuali sono dappertutto: a scuola, al lavoro, in Parlamento; non siamo soli, né in torto”. Questi gli slogan che gli organizzatori hanno scandito prima di aprire la conferenza stampa che si è conclusa sulle note di una chitarra acustica. «I media erano contenti che la Turchia partecipi alla moda delle marce occidentali. Certo, al nostra non regge il paragone. Siamo solo all’inizio del nostro percorso militante. In Europa, si assiste spesso a veri “Showing Prides”, a volte più festosi e commerciali che politici. Noi ci battiamo perché l’omosessualità sia costituzionalmente riconosciuta come una realtà – precisa uno dei partecipanti – Ma alcune emittenti ci hanno presentato come mendicanti di diritti. Ma noi non piagnucoliamo a colpi di “per favore”. Esigiamo i ircnoscimenti ufficiali, punto». Probabilmente non sono ancora stati ascoltati dal governo islamista, ma hanno indubbiamente fatto rumore.

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