ISTRUZIONI PER SPOSARSI IN SPAGNA

Il matrimonio gay di Zapatero è aperto anche a cittadini stranieri, purché abbiano residenza sul territorio spagnolo. L’avvocato Antonio Rotelli spiega come approfittarne a Gay.it.

PISA – Mentre nel Regno Unito migliaia di coppie omosessuali stanno celebrando le loro unioni, in Spagna già da luglio è possibile sposarsi grazie a una legge fortemente voluta dal premier Zapatero che, modificando il codice civile, ha aperto l’istituto del matrimonio civile a gay e lesbiche. E in Italia?

Mentre il centro sinistra inserisce nel programma la tutela delle coppie di fatto (purché non si parli di matrimonio, come ha tenuto a precisare lo stesso Romano Prodi) gli omosessuali che vogliano convolare a giuste, giustissime nozze, non hanno altra scelta che farlo in uno dei paesi che prevedano questa possibilità, Olanda, Belgio o, appunto, Spagna per limitarsi all’Europa.

È una opzione perfettamente percorribile, come ci assicura l’avvocato pugliese Antonio Rotelli che ha addirittura realizzato una sorta di manuale con tutte le informazioni necessarie per celebrare il matrimonio nella terra di Zapatero. Rotelli è un attivista omosessuale dal 1999, ha fondato con altri amici il circolo Arcigay di Ferrara, da febbraio è il responsabile nazionale dell’ufficio legislativo di Arcigay ma soprattutto ha esercitato la professione anche presso uno studio legale in Spagna e in Inghilterra. È quindi la persona giusta per capire come possono due italiani o due italiane unirsi in matrimonio all’estero.

Dalla tua guida si comprende che la legislazione spagnola prevede la possibilità di sposarsi anche per gli stranieri, purché residenti in Spagna. In questo è simile alla situazione olandese o belga, vero?

La situazione è la stessa. Non è necessario essere cittadini per poter contrarre matrimonio, l’importante è essere legalmente residenti e, generalmente, possono bastare poche settimane. Le autorità di questi tre paesi si sono poste fin dall’inizio la questione relativa all’opportunità di permettere il matrimonio tra persone che non avessero la cittadinanza e questo per due ragioni correlate: evitare quello che comunemente viene indicato come fenomeno del ‘turismo matrimoniale’ e il non riconoscimento all’estero dei matrimoni omosessuali in mancanza di una comune disciplina minima internazionale. Evidentemente la preoccupazione per entrambi i problemi va diminuendo mano a mano che cresce il numero di paesi che riconoscono diritti alla famiglia omosessuale, sia aprendo l’istituto del matrimonio, sia creando istituti ad hoc come da ultimo la Civil Partenership nel Regno Unito, che differiscono spesso dal matrimonio solo per il nome. È evidente che le coppie che nel proprio paese vedono riconosciuta dalla legge la dignità, i diritti e i doveri nascenti dal proprio rapporto non hanno interesse a viaggiare all’estero per ottenere lo stesso risultato che si può ottenere in patria. Per questo è e sarà sempre più facile constatare che le legislazione stranieri richiederanno agli omosessuali solo la residenza e non la cittadinanza per accedere al matrimonio o all’istituto equivalente. Né più né meno di quanto accade oggi per le coppie eterosessuali.

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Esiste una differenza tra l’impostazione giuridica spagnola e quella italiana che rende i matrimoni gay possibili lì e non da noi?

Sostanzialmente no se si legge l’art. 29 della Costituzione italiana secondo quanto realmente dice e si corrobora tale lettura con il riferimento ad altri articoli, come il 2. La Costituzione italiana innanzitutto non pretende che il matrimonio debba essere contratto solo tra un uomo ed una donna, e in secondo luogo riconosce una funzione sociale essenziale alle famiglie e non solo a quella matrimoniale, la quale, però, riceve un trattamento di favore. Questa lettura del dettato costituzionale, tuttavia, è ed è stata più facile in Spagna, la cui Costituzione distingue nettamente il concetto di famiglia dall’istituto del matrimonio, inserendoli in due articoli diversi. Fin dalla sentenza 222/1992 il tribunale costituzionale spagnolo ha riconosciuto, nel solco della Costituzione, l’esistenza di più famiglie e non solo di quella matrimoniale ed ha voluto che lo stato adempiesse al dovere di sostenere attivamente tutte le famiglie, come la Costituzione impone. La Corte dice che un trattamento maggiormente favorevole per la famiglia matrimoniale è giustificabile solo quando i diritti esclusivi di cui gode sono intrinsechi all’istituto matrimoniale, altrimenti quei diritti vanno riconosciuti anche alle altre famiglie. Secondo il tribunale costituzionale la famiglia è quella nella quale due persone reciprocamente si amano e si sostengono moralmente ed economicamente, che ci sia o meno il matrimonio. Questo aiuta a capire perché già dal 1998 in Spagna ha cominciato ad esistere una legislazione regionale che tutela le coppie etero ed omosessuali non sposate e spiega perché l’estensione del matrimonio alle persone omosessuali, al di là del clamore giornalistico, non sia stato un colpo di testa o un fulmine a ciel sereno del Presidente Zapatero, ma il punto di arrivo di un percorso giuridico piuttosto chiaro. Il coraggio di Zapatero sicuramente è stato fondamentale nel non aver esitato a chiamare matrimonio l’unione di due persone omosessuali, anziché trovargli un altro nome per rispetto alla tradizione che, di fatto, ha visto accedere al matrimonio solo le coppie formate da un uomo ed una donna.

Che tu sappia ci sono già italiani che stanno avviando le pratiche per potersi sposare in Spagna?

A me personalmente si sono rivolte diverse coppie che vorrebbero sposarsi in Spagna. Alcune mi chiamano solo per ricevere informazione per realizzare in futuro quello che ancora è solo un desiderio. Altre invece sono determinate a farlo subito e perciò a trasferirsi in Spagna. Per deontologia spiego sempre che il matrimonio non finisce con la cerimonia, ma che, bensì, da lì inizia e che la legge ricollega al matrimonio diritti e doveri ben precisi che bisogna conoscere. Spiego anche che potrebbe essere frustante sapere che in altri paesi, tra cui l’Italia, il loro matrimonio nel complesso non avrebbe valore o riconoscimento. Tuttavia devo constatare che le risposte che ricevo dalle coppie indicano una grande maturità e consapevolezza per il passo che stanno per compiere. So ormai per certo che raggiungere il matrimonio per chi ancora oggi è discriminato come singolo, prima ancora che per il suo amore, ha un valore travalicante che a volte cancella la sofferenza di anni e il dolore per la condanna all’invisibilità o all’irrilevanza. Una coppia di ragazze, di cui una imprenditrice, ha deciso di aprire un’attività commerciale in Spagna e di trasferirsi lì per poter sposarsi.

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Che impegno economico viene richiesto per portare avanti l’iter necessario al matrimonio?

La pratica matrimoniale non prevede costi, per cui i costi per una coppia straniera consisterebbero nel comprare o affittare casa in una città spagnola per poter prendere lì la residenza. Però potrebbe essere sufficiente anche affittare una sola stanza in un appartamento di studenti. Oltretutto è necessario che solo uno dei partner sia residente e non entrambi. Se non si parla spagnolo bisogna mettere in conto i costi necessari per l’interprete e quelli eventuali per farsi assistere da un avvocato nel caso non si sia in grado di fare tutto da soli. Tutti gli altri costi sono solo eventuali e legati a come ciascuno vuole organizzare il proprio matrimonio.

Quante difficoltà possono creare le autorità italiane per impedire che due cittadini italiani dello stesso sesso si sposino in Spagna?

Le autorità italiane non possono creare difficoltà in quanto si tratta di una giurisdizione straniera sovrana. Potrebbero solo verificarsi ritardi dovuti ad un certificato richiesto per provare la libertà di stato (celibe o nubile). Tale certificato viene rilasciato dall’autorità italiana dopo aver fatto le pubblicazioni matrimoniale. Ovviamente trattandosi di due uomini o due donne la richiesta di pubblicazioni verrebbe rigettata e quindi non si otterrebbe tale certificato. Tuttavia questo problema è ben noto alle autorità spagnole, come pure a quelle di altri paesi, i quali permettono di dimostrare la libertà di stato in altro modo (per esempio un giuramento solenne). La raccomandazione che posso fare è che si scelga con attenzione la città spagnola in cui trasferirsi per risiedere. Infatti essendo la materia della celebrazione dei matrimoni affidata ad un giudice competente per territorio, questo ha grande discrezionalità e se le persone omosessuali o gli stranieri non gli stanno molto simpatici, potrebbe frapporre degli ostacoli. Una sentenza del Tribunale costituzionale dello scorso martedì, comunque, ha stabilito che i giudici del registro matrimoniale non hanno potere di bloccare le nozze omosessuali per la presunta incostituzionalità della legge in quanto non esiste un potere ad impugnare la legge all’interno di un procedimento amministrativo, qual è la celebrazione del matrimonio.

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Alcune coppie omosessuali sposate all’estero hanno chiesto riconoscimento in Italia e per ora i risultati raggiunti sono assai scarsi. Credi che ci possa essere qualche speranza perché i matrimoni spagnoli abbiano sorte migliore?

Il problema non sta nel paese dove il matrimonio si celebra, ma nella nostra legislazione. Il riconoscimento in Italia viene solitamente bloccato dai giudici per la supposta contrarietà all’ordine pubblico internazionale italiano. Ovviamente si tratta di un argomento giuridico sottile destinato a cadere, ma non possiamo sapere quando. In questo senso è fondamentale l’intervento del legislatore e la pressione sulla classe politica perché non si lasci tentare dal lasciare l’Italia indietro sul terreno del riconoscimento dei diritti delle persone e delle famiglie, in una situazione di quasi isolamento rispetto ai paesi convicini. Però sarebbe interessante vedere, e mi aspetto di vederlo, cosa direbbero i giudici italiani qualora una coppia sposata o registrata in un paese straniero chiedesse il riconoscimento non del matrimonio tout court, ma di uno dei tanti diritti nascenti da esso: per esempio, per fare un esempio classico, un diritto di successione, oppure un diritto spettante al lavoratore coniugato o, ancora, la possibilità di essere nominato tutore del proprio/a partner. In tutti questi casi l’ordine pubblico potrebbe non venire neppure in rilievo.

A tutti gli interessati segnaliamo:
– la guida di Antonio Rotelli sulle pratiche necessarie: clicca qui
– il sito Atrea.com per la ricerca di appartamenti in affitto o in acquisto in Spagna: www.atrea.com

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